La storia non è finita

24 settembre 2015 by

La storia non è finita nel 1989. La storia non finisce mai. La storia ci sorprenderà sempre perché sarà sempre nuova e inaspettata anche se sempre si ripeterà.

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Il film su Pantani

4 settembre 2015 by

L’anno scorso e’ uscito e non me ne sono accorto, e questa settimana, complice il mal di schiena che mi ha tenuto a letto e l’abbonamento di prova che F ha fatto a Netflix, mi sono goduto il film su Pantani. Pantani, la morte accidentale di un ciclista, nella versione inglese del titolo. Anche perche’ fuori dall’Italia se non menzionavi la parola “ciclismo” nel titolo probabilmente pochi potevano capirne il contenuto dal solo nome di Pantani.

Un film bello, magnifica fotografia, magnifici suoni, magnifiche soggettive di come e’ andare in bicicletta, come sappiamo noi fortunati che abbiamo potuto gustare il suono e il sapore dell’asfalto e dell’erba e il profumo del vento quando eravamo giovani e forti.

Le recensioni sono discordi sul valore del film. Tutti sono d’accordo che e’ un bel film, ma a livello di contenuti, la tesi del complotto contro Pantani e’ sposata come un apriori, e questo incide sulla credibilita’ fattuale del documentario.

Inevitabile il confronto con Amstrong, sia il personaggio sia il film fatto su di lui. La mia prima reazione e’ stata, si’ ma Amstrong e’ Ammerikano, non merita compassione, pieta’ o simpatia.

In realta’ l’Amerikanismo dell’Amstrong non c’entra. C’entra che Amstrong era un “approfittatore”, ed e’ vivo, mentre Pantani era davvero un “ragazzo romagnolo”, ed ora e’ morto. Ho visto il documentario su Amstrong, e mi ricordo la casa lussuosa in cui vive. E in effetti uno come Amstrong non lo si puo’ che solo disprezzare.

Pantani no. Pantani e’ stato un eroe nazionale, un eroe con tutte le declinazioni di tragicita’ che la figura dell’eroe deve avere. E il groppo alla gola e le lacrime, durante e alla fine del film, sono garantite.

Dance / dance / dance / dance / dance / dance

29 maggio 2015 by

https://m.soundcloud.com/popwop/back-on-track

L’Italia e la guerra

17 febbraio 2015 by

Odo messaggi bellicosi che arrivano dal Bel Paese.

L’Italia non puo’ fare una guerra per 3 ragioni: 1) non ha le risorse, 2) non ha la tradizione militare, 3) non ha la classe dirigente adatta.

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Non ha le risorse: non ci sono i soldi. La guerra e’ una attivita’ estremamente costosa; il debito schizzerebbe al 200-300% del PIL e negli anni successivi alla fine della guerra ci sara’ poverta’ e guerra civile. Abbiamo gia’ visto.

Non ha la tradizione militare. Si parla qui sia di tradizione militare di lungo periodo (l’Italia come nazione non ha mai avuto pieni successi militari) ma soprattutto di breve periodo. In Italia non ci sono forze armate fatte da persone che hanno realmente combattuto negli ultimi 10-20 anni. La guerra e’ una cosa complessa che richiede esperienza.

Non ha la classe dirigente adatta. Questo e’ un ampio discorso; avro’ forse pregidizi, ma l’impressione e’ che comunque in Italia manchi una classe dirigente con effettivo contatto con la realta’ – le capacita’ di organizzare cose complesse forse ci sono, ma sono di certo ben nascoste.La guerra e’ una cosa complessa che richiede organizzazione e senso della direzione.

Questo non vuol dire che un parlamento italiano non dichiarera’ guerra nel prossimo futuro. Vuole dire che quando lo fara’ portera’ al disastro la maggior parte degli italiani e dei residenti in Italia.

Sul Termine, ovverossia sul Silenzio

23 settembre 2014 by

Essendo le cose del mondo interconnesse, la fine di una cosa non è istantanea ed auto esaustiva, semmai la terminazione significa il termine. Quindi la cosa concludendo se stessa si dischiude al limite (terminazione) del significato. Lo scenario di un muto, mutuo innesco perché le cose del mondo si annullino o verifichino in cascate reciproche.
Il termine richiama sempre un altra terminazione e così via fino alla fine del mondo, che non vedremmo mai, nemmeno nell’ istante in cui finisse. Perché anche noi siamo termini del mondo.

Traversata londinese, da est a ovest

25 maggio 2014 by

Ebbene si, nonostante i saggi abbiano vaticinato che i viaggi debbano essere verso est, questa mattina, dato che io abito a est, mi sono diretto a ovest.

Ho sceso il mio abituale canale del Reggente, che ha accolto il mio mal di testa con il suo solito sorriso sornione. Sorriso delle case-barche ormeggiate, dei cigni e dei loro piccoli, delle fioriture ormai estive, dei riflessi di luce provenienti da Canary Wharf.

Superato Limehouse Basin, mi sono addentrato in una terra un po’ piu’ ignota, anche se percorsa parzialmente nel verso opposto una domenica mattina di inizio marzo dopo aver giubilato la notte per l’arrivo della primavera.

Pacifico e calmo, Wapping, con le sue case da abitare, i suoi interni silenzioni e la centrale della polizia di fiume.

Arrivato a Tower Bridge, la marea umana dei turisti mi accoglie, e un matrimonio multiplo indiano, dove si attendono gli sposi a cavallo, ma il tizio a cavallo a presidiare era Cockney 130%.

 

Tower Bridge, maggio 2014

Tower Bridge, maggio 2014

Lasciandomi trasportare dalla fiumana umana, mi dirigo verso il centro della mia camminata, Southbank.

A Southbank pausa ristoratrice.

SouthBank, maggio 2014

SouthBank, maggio 2014

Il London Eye, nella sua semplicita’, ha sempre ilsuo effetto mistico.

Folle titaniche ai piedi del suddetto London Eye, quasi a voler adorare questo simbolo della modernita’.

Appena dopo il suddetto, le folle si diradano.

Westminster, maggio 2014

Westminster, maggio 2014

Dopo Vauxall, inzia la terza parte della camminata. Il fiume si fa liscio e pacifico. Palazzi nuovi o quasi nuovi, o ancora in costruzione, si ergono, per i veri (?) ricchi. East London, con la City e Canary Wharf ma anche con Poplar e Tower Hamlet, e’ alle spalle. [Si’, questo vuol dire che qui sono (quasi) tutti bianchi e ricchi]. Alle spalle anche la confusione turistica del centro. Qui solo residenti [bianchi e ricchi].

Londra, maggio 2014

Londra, maggio 2014

Penultima tappa prima della meta finale, che e’ Hammersmith/ Chiswick, e’ Putney. Dopo 5 ore di camminata, e vicino al 25esimo kilometro, la stanchezza si fa sentire. Penso ad un autobus, ma poi ci ripenso. Te’ e creme brule al cafe’ della chiesa di Santa Maria mi aiutano a riprendere le forze.

Londra, maggio 2014

Londra, maggio 2014

E il dio della camminata mi premia. Dopo Putney il fiume si fa ancora piu calmo e ampio. Il sentiero diventa davvero un sentiero in mezzo al bosco, e il ponte di Hammersmith si avvicina festoso.

dalla consuma a pietralunga (ma anche poppi val bene un ghiacciolo)

19 maggio 2014 by

Il percorso prosegue con l’attraversamento appenninico, inesorabilmente verso est. Quando vuoi che il tuo viaggio, anche se è senza meta, abbia una direzione che sa di terra e di vita, devi andare a est. Il sole viene da est, l’uomo antico viene da est, la saggezza viene da est. Orientarsi. Se guardi a oriente, sai chi sei, da dove vieni e dove vai. O forse no, ma comunque va meglio. Provare per credere.

Scendendo dalla Consuma, dobbiamo rimpiangere un’altra volta la mancata deviazione verso la Pieve di Romena. Tutte le volte che siamo passati da queste parti abbiamo dovuto malinconicamente rimandare l’appuntamento, e anche stavolta è così, e il desiderio di partecipare dell’incanto di quel luogo cresce. Abbiamo un quaderno dove teniamo memoria scritta di tutti i luoghi per i quali abbiamo appetito. Appunto mentale: ri-scrivere Romena, sottolineato tre volte.

La strada ora passa da Poppi, e alla faccia dei pochi chilometri percorsi, non possiamo rinunciare anche a questo, e poi fa un caldo micidiale e l’idea di muovere due passi sotto qualche ombra medievale ci attira come topi nel formaggio. Il borgo, ricco di palazzi storici, di interessanti chiese quasi millenarie e di portici che offrono una tregua alla canicola, domina una piccola collina con spettacolari viste sul paesaggio circostante, e lo splendido castello domina a sua volta il borgo e una piazzetta alberata dove due malcapitati ghiaccioli si devono sacrificare per evitare a noi lo scioglimento.

poppi

poppi (ghiacciolo non inquadrato)

Ora però l’idea di raggiungere almeno il confine umbro non ci consente altre soste: Anghiari rimane, superba, alla nostra destra, e finisce dritta nel quaderno insieme ad alcune curiosità: perché proprio “città dell’autobiografia”? E cosa diavolo avranno fatto gli annessi Monti Rognosi per meritarsi l’appellativo? Torniamo ad agosto a scoprire cos’è la “Tovaglia a quadri”? (piccola anticipazione: una serata-cena-spettacolo in piazza, in compagnia degli abitanti del paese che provvederanno a ristorare le pance ma anche lo spirito impersonando i caratteri di una storia popolare, ogni anno diversa, in una rappresentazione preparata dalla popolazione stessa).

Rimangono al lato della strada i natali dei pilastri dell’arte italica ora che sfiliamo prima Caprese, culla di Michelangelo, e la Sansepolcro di Piero della Francesca. Poi la vista di Città di Catello ci dice che la Toscana è terminata e il suolo umbro è il nostro nuovo tappeto. Il pomeriggio è avanzato e siamo già ampiamente stufi di strade troppo grandi e con troppo traffico, e allora via verso interni poco esplorati dall’asfalto: obiettivo Pietralunga. Secondo qualche notizia che abbiamo, un borgo sorprendentemente interessante fuori dai soliti circuiti consumati dal marketing e dal popolo delle gite del weekend, e dovrebbe anche esserci una tranquilla piazzola per la nostra tenda, e così sarà.  

Pietralunga, come quasi tutti gli antichi borghi del centro Italia, è in posizione strategica in cima a un crinale, e ha davvero una storia interessante, oltre a essere gradita alla vista e al cuore, per tanti scorci che ci incantano al crepuscolo e per l’assenza della folla, che pure meriterebbe; ma di qui passa solo qualche innocua strada provinciale. Per fortuna, diciamo noi che ce la siamo cercata apposta, anche se temiamo che l’autoctono potrebbe aver da recriminare. Pare abbia origini addirittura precedenti all’impero romano, e la rocca longobarda pentagonale e la Pieve di Santa Maria, che incorniciano egregiamente la piazza, sono testimoni dell’importanza del luogo ben prima dell’anno mille. Più di recente, Pietralunga si è distinto come il comune umbro che più di tutti ha contribuito alla resistenza al nazifascismo, e la medaglia al valore e un monumento ce lo ricordano. Ma, più singolare anche se forse meno importante, il fatto che più contraddistingue la storia del paese è il Palio della Mannaja. Oggi è una corsa, che si tiene ad agosto, nella quale i rappresentanti dei quartieri spingono i salita dei carri, in un’atmosfera di rievocazione storica medievale. Ma l’evento ispiratore è di altro genere: pare che tale Giovanni Lorenzo di Piccardia, in pellegrinaggio dalla Francia a Napoli, poi a Loreto e da lì diretto a Lucca per venerare il Volto Santo, passando da Pietralunga incappò accidentalmente in un cadavere. I locali, vedendolo nei pressi dell’ammazzato, non sentirono ragioni d’innocenza, e, siccome ai tempi non si andava tanto per il sottile con avvocati e cavilli, tramite tortura ottennero in effetti una confessione, e da lì alla decollazione in piazza il passo fu breve. Ma la devozione e le preghiere al Volto Santo del nostro furono tali che la mannaja, nonostante il boia provasse con ben tre fendenti sempre più vigorosi, neppure scalfì il collo del malcapitato. Va da sé che tutti gridarono al prodigio e tanto bastò per provare l’innocenza, e il pellegrinaggio poté proseguire con ancora maggior ardore.

pietralunga

pietralunga by night

Correva l’anno 1334, e uno schermo luminoso in piazza ci istruisce sul fatto che alcune abbazie del circondario, a noi completamente sconosciute, erano all’epoca già da qualche secolo nel pieno dell’attività. Abbiamo una voglia matta di seguire la sottile linea che il caso, ammiccante e favorevole, ci propone, ma sarà per domani, dopo che le piante di un verdissimo e rinfrescante campeggio avranno cullato i nostri sogni. 

Thierry Noir a Londra

5 aprile 2014 by

Un’ altra digressione berlinese: Thierry Noir espone a Londra dipinti realizzati nel suo stile caratterizzato da colori vividi e linee semplici. Più che uno stile, uno stratagemma: Noir è stato il primo artista a decorare il muro di Berlino nel 1984, e la rapidità di esecuzione era essenziale per evitare di lasciarci le penne (ed i pennelli) durante le sue incursioni pittoriche in territori proibiti.

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Link al sito della Howard Griffin Gallery

L’ Eterno Ritornello

29 marzo 2014 by

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Ecco, un po’ di arte religiosa qui. Questa e’ una immagine Techno. A breve (ma non garantisco sui tempi di consegna) un utile diagrammino per illustrarne i parametri guida.

© All rights reserved.

Watergate, o sul cambiamento

26 marzo 2014 by

Genetti e l’Architetto nel 2009 visitarono Berlino e furono folgorati dalla bellezza sintattico semantica del Watergate. A Marzo 2014 il Watergate ha organizzato un evento a Londra, al quale i nostri hanno partecipato. Di seguito i loro commenti, a forma di dialogo.

Immagine tratta da http://www.iheartberlin.de

Genetti: la serata [di marzo 2014] e’ stata piacevole, bella per alcuni versi, ma l’impressione e’ che il Watergate a Berlino era un’altra cosa.

Architetto: Allora, o a Berlino abbiamo idealizzato (il che mi sta anche bene per una toccata e fuga) oppure qui a Londra è stato  davvero più sciatto. La musica l’ho trovata un po’ autoindulgente e pleonastica, specialmente certe pennellate melodiche di synth che tentavano di definire moods che non legavano nella parte ritmica. Molto diverso rispetto alla compattezza, concisione e muscolarità di Berlino. Ti ho già parlato di come un break con un legnetto che suonava da solo per quattro battute in levare mi ha fatto capire come la percezione del tempo musicale (come dello spazio) può essere ingannata con semplici stratagemmi. Sto cercando di fare musica in questa direzione. Sabato sera era ok, però sono d’ accordo con te la musica era a volte più fumo che sostanza un pò come un hipster sfigato.

G.: La distorsione dell’effetto memoria ci sta tutta eravamo (piu’) giovani, eravamo in vacanza, rilassati, ecc. Pero’ la mia prima impressione e’ che abbiano fatto questo evento londinese piu’ per fare cassa che per altro; o forse si sono voluti adattare alle espressioni musicali piu’ londinesi. Come dicono nel loro film del decennale, Watergate e’ diventato un brand globale, e si sono trovati di fronte a decisioni da prendere rispetto alla crescita che vogliono avere. A prescindere da questo fattore crescita, c’e’ poi un fattore evolutivo. E’ evidente che non possono fare la stessa musica del 2009, qualcosa deve cambiare; pero, a vedere la line up di, metti, sabato 22 marzo 2014 a Berlino, c’e’ per esempio un tal Kleintierschaukel, che, cavolo ascoltalo qui, dico io, magari fosse stato a Londra!

A: Ecco buongiorno approdo qui orora e La ringrazio dell’ ospitalita’ concessa. Vedo che mi ritrovo gia’ uno spuntino da digerire. Tornero’ piu’ in la’ dopo l’ ascolto e Le faro’ sapere. Promesso.
……….ecco sono tornato ma senza aver fatto i compiti nè consumato il piccolo spunto.
Dunque il tema della techno mi è molto caro e di conseguenza da dove cominciare per toccare un tema così vasto? Potremmo iniziare parlando della differenza tra ritmo e melodia, estremi di uno spettro che articola e segnala il contrasto tra figura / sfondo, continuo / discontinuo, silenzio / suono.

Accise, IVA, condanne penali

28 settembre 2013 by

Quindi, siamo ad un nuovo capitolo.

Un tipico capitolo di una tragedia all’italiana.

Il titolo e’: il PD vuole aumentare l’IVA, il PDL vuole difendere gli italiani da questo aumento.

Il sottotitolo e’: il PD vuole aumentare l’IVA, il PDL vuole aumentare le accise (tanto nessuno sa cosa sono le accise, mica mi toccera’ pagarle a me?).

Poi ci sarebbe da aumentare ancora accise per fronteggiare il mancato gettito IMU (come li pagano gli asili i comuni, se no?).

Ah, la Accisa.

A, e poi venerdi’ prossimo c’e’ la riunione in Senato per decidere di applicare una sentenza di un tribunale italiano su un politico italiano.

Se il concetto di serieta’ e’ un concetto difficile da tradurre nella politica italiana, il concetto di vergogna ha una unica declinazione, e si chiama PDL.

Una delle mappe migliori che io abbia mai visto

14 settembre 2013 by

Trovata un po’ per caso, mi sono oggi imbattuto nella seguente mappa. La trovo meravigliosa.

Mappa prodota dalle Nazioni Unite

Densita’ della popolazione umana sulla Terra – cliccare per ingrandire

L’originale si trova a questo link.

L’ho trovata mentre mi cercavo di immaginare la densita’ abitativa del Bangladesh, paese di 160 milioni di abitanti schiacciati in un territorio relativamente piccolo.

Pensavo al Bangladesh dopo una mia passeggiata mattutina a Whitechapel, che e’ una zona di Londra vicina a dove abito. Anzi, tecnicamente, io vivo nella parrocchia di Whitechapel.

Nonostante il nome “white”, la zona e’ molto “etnica”. Anzi, sembra che, per ironia della sorte, il nome Whitechapel derivi effettivamente da una chiesetta bianca costruita nei paraggi, nel 13o secolo, che dopo vicissitudini di secoli fu definitivamente distrutta dai bombardamenti tedeschi della seconda guerra mondiale, e mai piu’ ricorstruita. Al suo posto ora sorge il parco Atab Ali, cosi’ nominato per ricordare un  omicidio a sfondo razziale cola’ avvenuto negli anni ’70.

Bene, questa mattina mi trovavo a passeggiare per il mercato di Whitechapel, e osservavo la popolazione locale, e la cosa che mi colpiva e’ che mi sembravano islamici ma non arabi. E poi ovviamente a confondere il tutto ci stavano neri, turisti italiani, coreani, insomma il solito miscuglio londinese.

Whitechapel si trova nel comune di Tower Hamlet (non nel comune di Londra; Londra non e’ e non fa comune). Una veloce ricerca sui dati del censimento 2011 mi ha confermato che esistono 2 comuni in Inghilterra in cui l’etnia dichiata al censimento di un gruppo diverso dal “English/ Welsh/ Scottish/ Northern Irish/ British” e’ quantitativamente maggiore di quest’ultimo gruppo. Uno di questi due comuni e’ appunto Tower Hamlet, dove vivo. A Tower Hamlet il 31% dei residenti sono “English/ Welsh/ Scottish/ Northern Irish/ British”, il 32% sono invece “Bangladeshi/ British Bangladeshi”.

Per i curiosi, l’altro comune in cui gli “English/ ecc. ecc.” non sono maggioranza relativa e’ Brent, anch’esso facente parte dell’area londinese, con il suo 19% di “Indian/ British Indian”. A Londra in complesso la percentuale di “English/ ecc.” e’ 45%, in Inghilterra l’80%.

Ebbene, questa mattina mentre passeggiavo per il mercato, ho anche ovviamente pensato “ma non starebbero meglio a casa loro tutti questi” – perche’ e’ evidente che nulla ci azzeccano con questo clima grigio freddo e umido e con la necessita’ di bere alcolici per sopravvivere alla carenza di sole? Poi la domanda me la sono rivolta a me, inizialmente pensando che per me era diverso, che sto abbracciando molto diversamente la cultura britannica, poi ho lasciato perdere questo pensiero.

Poi ho anche un po’ pensato all’impero e alla necessita’ impellente dei britannici di fare un anno sabbatico nelle loro ex colonie, ma anche questo pensiero non era molto serio.

Alla fin fine, sono arrivato alla mappa di cui sopra.

E’ splendida e bellissima, perche’ mostra la continguita’ e l’addossarsi degli esseri umani spalmati sul globo terracqueo. Mostra come i confini nazionali non sono che delle pallide linee sulla sabbia rispetto alle isole di umanita’.

Mostra l’agglomerato europeo; l’inaspettato ultra-saliente russo nella pancia dell’Asia. mostra il filo rosso che e’ l’Egitto nel suo deserto. Mostra la linea sub-sahariana, mostra il deserto del sud-ovest africano. Mostra l’impressionante filare umano sub-himalaiano (di cui appunto il Bangladesh) fa parte. Mostra la forma dell’Impero Cinese, e le curiose linee e superfici americane.

Insomma una mappa che si potrebbe stare a guardarla per ore e ore.

Passaggi

27 luglio 2013 by

Eccomi qui di nuovo ad una visibile svolta.

Mercoledi’ scorso sono iniziati gli addi ai colleghi di lavoro. Quanti, quanti colleghi. Lavorando in una azienda di 40.000 persone, si finisce col veniere in contatto davvero con tante persone.

Mercoledi’ i saluti con la capa, che giovedi’ non potevo vedere e da ieri e’ in ferie. E per gli stessi motivi anche saluti con una grande persona che ho conosciuto in Olanda.

Giovedi’ a Bruxelles, saluti ai colleghi belghi. La memoria inprovvisa degli uffici brussellesi, cemento squadrato stile continentale EUistico – e il panino dai greci-italiani al Cora.

Ieri leaving do con i colleghi di Oxford. Lavorero’ ancora una settimana ma volevo fare il leaving do il venerdi’ prima. E’ piu’ pratico.

E ieri anche i saluti al collega che mi sostituira’. Si dicono frasi di circostanza sempre in queste occasioni, ma mi ha colpito la sua frase “it has been a joy working with you in the last weeks”. Joy. Si’, e’ in effetti quello che voglio trasmettere. E’ solo quella, la cosa importante.

Come dico a tutti, la cosa piu’ importante del lavoro sono le persone. Mi mancheranno tutti; ma incontrero’ anche nuove persone. Come mi descrisse un empatico capo-amico, continuo il mio essere caravella; continuo il mio attraversare mari per approdare in nuovi porti.

caravella from vmshippingblog wordpress com

For our Turkish Friends

4 giugno 2013 by

Yesterday evening I posted here on my blog a summary of the news/ pictures/ videos from the Turkish weekend. I thought it was important to fix them on a sort of more static and shareable support than Facebook.

I think it is important to fix some memories today as well, in the absence of decent reports from the so-called official media.

Let’s go. Let’s see what are the news from today.

“Beyazit Ilhan from Turkish Medical Association announced more than 3500 injured on Halk Tv.”

“Taksim Platform, representatives of the protests, will be meeting Bulent Arinc (President of the Assembly, Acting PM) tomorrow. There’s even a probability of President Abdullah Gül meeting with the representatives.”

“Izmir Police Headquarters announced that the group of people who attacked protestors with sticks was undercover cops. Weird statement: no information on why they did it or if they will be punished for it.”

“Bulent Arinc (President of the Assembly, Acting PM): “The press outside Turkey making non-objective broadcasts. They’re not sensible like the Turkish Media. Same things happen in UK, Spain, Italy, Greece. Our government and state is strong, We won’t be deterred by the street. We’ll take care of it.””

“Bulent Arinc: “Social media pumps lies in its irresponsible world.” Twice he skipped answering the question about the ID numbers on helmets being covered. We have solid proof, all the news agencies have footages of minutes of it.”

“Ankara streets on fire. Police have unique ID numbers on their helmets, but they’ve painted it!”

“Bulent Arinc: “The police is using only their shields. If it’s not enough, they use water cannons. As long as their life is not under threat, they don’t use tear gas. They are taking action exactly according to our commands.””

Source: “Occupy Gezi” on Facebook.

Non dimentichiamo i nostri amici turchi

3 giugno 2013 by

Qui di seguito una carrellata di mostruosita’ di cui siamo stati tutti testimoni negli ultimi giorni.

Uno dei famigerati camion con cannone d’acqua Toma2 che getta a mare passanti sul lungomare.

Il conto dei feriti domenica ad Ankara: 414 feriti ospedalizzati, di cui 2 trauma cranici, 1 trauma cranico grave, 2 emorragie cerebrali, 1 perdita di un occhio, 4 con arti rotti, 4 fratture craniche. Ricordiamo che molti poliziotti sono stati fotografati o ripresi ad usare gli spara-lacrimogeni come lancia-lacrimogeni mirando alla testa dei dimostranti da distanza ravvicinata.

Polizia che pattuglia “scortata” da una banda di persone in abiti civili e armate di bastoni.

Polizia che picchia gente a terra o ammanettata.

Polizia che picchia persona inerme.

Polizia che cerca di assaltare un negozio, apparentemente senza riuscirci.

Polizia che spara un lacrimogeno dentro una casa.

Polizia che spara un lacrimogeno a distanza ravvicinata, alla testa, ad un idiota che gli faceva uh-uh davanti.

Sciura che aiuta le vittime di lacrimogeni e gas irritanti con acqua calata dalla finestra con il cestino.

Poliziotto che tira un oggetto a passanti.

Manifestanti che pensavano che bastasse dare un po’ di cibo ai poliziotti per farseli amici.

Uno dei tanti episodi da vigliacchi di cui i poliziotti si sono macchiati: l’uso di spray irritanti su persone circondate da una forza preponderante.

Situazione simile, in una delle foto simbolo della vigliaccheria dei poliziotti.

Una delle tante folle che hanno segnato la domenica di pacifica protesta in ogni angolo dell paese.

Foto suggestiva: una moschea trasformata in ospedale da campo.

National Portrait Gallery

14 aprile 2013 by

Oggi sono stato alla National Portrait Gallery di Trafalgar Square.

Dal nome, mi aveva sempre attirato poco, ma alcuni amici di tendenze intellettuali-artistiche me l’avevano consigliata, e mi sono quindi fidato del loro consiglio. E ho fatto bene.

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Mi aspettavo pareti un po’ polverose con quadri di personaggi austeri che ti guardano dall’alto in basso. In parte e’ cosi’.

Mi sono subito avventurato nella sezione vittoriana. Emozionante l’incontro con Darwin. Poi ci sono le sezioni dei primi re e regine di Inghilterra, e poi il periodo “fiammingo”, poi quello illuminista, quello napoleonico, quello vittoriano appunto, fino ai giorni nostri.

Ci sono re e regnanti a partire da Maria di Scozia per finire alla duchessa di Cambridge e Harry e suo fratello (che non mi viene il nome, perche’ quello figo e’ ovviamente Harry …), ma ci sono anche personaggi della scienza, riunioni del Parlamento, attori e artisti, generali e ammiragli.

Insomma, non e’ una raccolta d’arte ma una celebrazione delle persone che hanno fatto una Nazione. E, la cosa impressionante e’ che, passandoci davanti, hai tutti questi sguardi addosso. Sembrano vivi, sembrano li’. Ti ricordano chi erano, ti ricordano che erano persone, come te, erano vive, e adesso vengono ricordate.

Non so bene quale sia il significato di tutto cio’, ma ammetto che ne sono rimasto impressionato e mi e’ piaciuto.

In Italia ci vorrebbe una Thatcher

14 aprile 2013 by

La frase, se non ricordo male, non e’ mia, ma di un mio amico, detta anni fa.

Mi e’ tornata in mente in questi giorni di Aprile 2013, dove, qui in Regno Unito, si sono susseguiti i ricordi in onore della signora Thatcher nei giorni sucessivi al suo decesso.

Non dico che ci vorrebbe una signora Thatcher per riproporre letteralmente le sue politiche. L’Italia del 2013 non e’ il Regno Unito del 1979.

Ci vorrebbe una persona con il suo spirito il suo coraggio la sua convinzione per raggiungere un obiettivo: salvare l’Italia dal declino.

Ma, c’e’ un ma anche qua. Appunto, l’Italia del 2013 non e’ il Regno Unito del 1979. Il Regno Unito aveva una memoria di un impero e una memoria viva di una guerra (la seconda guerra mondiale) che ha forgiato il suo senso di unita’ e identita’ nazionale moderno, includendovi sia il senso di solidarieta’ tra i suoi cittadini sia il senso di essere dalla parte del giusto – contro l’Impero del Male, e di aver vinto.

Insomma, la situazione italiana di oggi non e’ simbolicamete transabile. E’ impossible riportare l’Italia ad antiche glorie, perche’ semplicemente non ci sono, se non tornando all’epoca dei comuni medievali (come alcuni molto debolmente suggeriscono – vedi Boldrin) o addirittura all’Impero Romano (ci hanno gia’ provato e non e’ andata particolarmente bene …).

Il passato dell’Italia, negli ultimi 500 anni, e’ un passato di fallimenti. Come fare a trovare un senso di urgenza, di identita’ e solidarieta’ nazionale, in questo contesto?

La psicologia delle folle

29 marzo 2013 by

In tutto cio’ che e’ internet c’e’ stato recentemente una profonda trasformazione. Negli ultimi anche in Italia internet e’ diventato uno stumento di comunicazione di massa – quando all’inizio era uno strumento principalmente usato da giovani maschi con passione per videogames.

Fa impressione vedere la quantita’ di commenti qualunquisti o offensivi lasciati, per esempio, sugli articoli del Corriere, ma questo varra’ per ogni sito popolare. Delle 2 l’una: o la gente non capisce che quando scrive qualcosa su internet sta mandando un messsaggio potenzialmente visibile a milioni, o lo sa ma non gliene frega niente ed e’ contenta di esprimere la propria ingnoranza o rabbia.

In un certo senso, la capacita’ interattiva di internet ha dato hai mezzi elettronici quello che mancava per trasformarli in vere piazze digitali, portando il corto circuito di eccitamento collettivo che una volta era possibile solo nelle piazze, e che la TV poteva solo vagamente simulare, alla portata dei mobile devices che tutti oggi hanno in tasca. “Psicologia delle folle” di Le Bon e’ piu’ che mai attuale.

The concept of “menata” explained to an English-speaking audience

21 febbraio 2013 by

Life has many meanings and many aims. Eating good food is one of the aims of life. If you believe in one or more gods, worshipping s/he/it or them can be another aim.

“Menarla” is one of the noblest aims of life.

The verb “menare” in Italian has a range of different meanings. According to the authoritative wordreference.com, it can be translated with to lead, to drag, to shake, to throw, to beat, to bring about, to fight – amongst the others.

“Menata” is the past participle of the verb “menare”.

The actual meaning of “menata” comes indeed from the phrases “me la meni”/ “te la meno”/ “non me la menare”/ “che menata!”.

“Menarla” in this sense means to obstinately try to convince someone about a particular idea or position. It is a sort of intellectual stalking, but made in total frankness and friendliness – even if a well conducted “menata” can have phases of open intellectual confrontation.

The “Menata” is a particular kind of social interaction, with its own rules. Usually there is an opening, a crescendo, a climax, and a closure/ ending. Pauses and silences are very important in the art of a well conducted menata.

The final aim is to demonstrate to the opponent our intellectual superiority. However, the art of the menata consists in attracting the opponent to your side with lateral or subtle moves. Very rarely a menata is won with a direct attack.

The final outcome of a menata – the winner – is often unknown. Because, for example, both opponents think they are winners, of because the actual moment in which the menata ends is undefined/ unknown. A menata you think is ended can restart with the same intensity the day after – or 3 years after.

A menata is always a mutual agreement and should be good fun, even if it is always taken very seriously by the opponents. Even if this statement is disputable, and could be the subject of a good menata.

In this sense, menate can be considered one of the finest intellectual deeds of humankind.

I destini del mondo – dell’Europa

13 gennaio 2013 by

In queste settimane ci sono alcuni fatti – dibattiti – discussioni che andranno a decidere i destini dell’Europa nei prossimi anni.

Le elezioni italiane sono un fatto europeo importante. A seconda di chi vincera’ e come, l’Europa avra’ infatti destini differenti.

Nel Regno Unito ora piu’ che mai impazza il dibattito sull’Europa, dato che sembra che la capacita’ di Cameron di rallentare l’ala dura di anti-europeisti mostra delle crepe. Quello che qui si vuole fare e’ un referendum sul fatto stesso che il Regno faccia parte o meno dell’Unione Europea. E’ opinione condivisa che se si facesse tale referendum oggi, i britannici voterebbero per uscirne. Per contro, la consapevolezza e’ forte tra le elite finanziarie e intellettuali che l’uscita dall’Europa avrebbe conseguenze drammatiche sul benessere dei britannici stessi. Qui come altrove, il tema del conflitto tra volonta’ popolare e ruolo di guida degli intellettuali e’ piu’ che mai presente (e’ un tema che sto sempre piu’ vedendo in molte parti).

In Francia si dibatte sulla nuova legge che elimina dal codice civile ogni riferimento al genere (sesso) dei genitori nelle relazioni famigliari (detta anche “legge sui matrimoni gay“). Come sempre i francesi non hanno mezze misure e quindi la nuova legge sarebbe fortemente estremamente laicista. Interessante che il Fronte Nazionale non sia contrario a questa modifica del codice civile. L’esito di questo dibattito avra’ ovviamente ripercussioni anche oltre i confini dell’esagono.

In Africa il Mali e la Repubblica Centro-Africana ribollono e il livello del conflitto sembra oggi sull soglia di superare un livello di guardia.

Come mi disse mio padre, il mondo e’ come un calderone di latte bollente che sta per cagliare. A noi giudicare se il fomaggio che ne verra’ fuori ci procura l’acquolina in bocca o la nausea.