associazione nazionale fotografi.

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Salve a tutti,
sono l’Ale, è il primo post che scrivo su Vaccamadosca, quindi spero di esser all’altezza del gene “G”.
Detto questo, parlerò di fotografia o meglio di quello che mai mi sarei aspettata a un workshop di fotografia
da matrimonio. E’ si lo so, che pacco le foto da matrimonio, ma il relatore era Vittorio Battellini…un signore tosto,
che fa foto toste da matrimonio e anche di moda!!!
Io sono ingenua, a volte, e questa è stata una di quelle in cui per quasi 8 ore ho pensato: machecazz’ ci facc qui!!!
Sono arrivata puntuale, era già pieno di fotografi professionisti che già impugnavano i loro “piùdicinquemilaeurodimacchina”
in mano e io pischella fino in fondo avevo la mia borsa con dentro la mia misera canon e la mia affezionata rolleicord biottica.
E’ iniziato un dibattito al quale io ero impreparatissima, perchè mi aspettavo che si parlasse di photoshop, di lightroom, di pellicole,
dell’uso delle luce, di macchine fotografiche o di post-produzione…invece purtroppo sono entrata al centro di una polemica sul fatto che i fotografi professionisti subiscono la concorrenza degli abusivi ovvero i giovani “fotografi” che fanno le foto al matrimonio degli amici.
Uhm…in effetti ci può anche stare come polemica ma non della durata di 4 ore e mezza, anche perchè io dico,
mica tutti al giorno d’oggi si possono ancora permettere 3000 euro di servizio fotografico al proprio matrimonio,
i tempi sono cambiati (tranne che al sud, dove ovviamente i fotografi se la spassano ancora parecchio) e i giovani,
a parte che non si sposano più, non hanno i soldi per pagare un fotografo con lo stile di 20/30 anni fa,
e con l’avvento del digitale tutti sono fotografi e di sicuro è possibile che i novelli sposi preferiscano le digitali compatte – e non – dei propri amici che di sicuro riescono a fermare i momenti della cerimonia forse anche meglio di un fotografo professionista.
Quindi, il concetto che non capisco è questo…qual’è il limite tra il fotografo professionista e  il fotografo amatoriale-passionale-artistico?
Cioè, cosa vuol dire essere fotografo professionista? Significa avere la tessere dell’associazione italiana fotografi professionisti ed esser stato
trasformato da fotografo appassionato a fotografo fustrato e antiquato?
Per concludere, Io credo che la passione sia l’unica cosa che ci fa andare avanti e quando viene a mancare mi è difficile affermare con certezza
la professionalità di una persona che sia un fotografo, un grafico, un architetto, uno scrittore ecc…
La passione racchiude in se tanti aspetti che possono creare la professionalità, e cioè: la ricerca, il gusto, la tecnica, la voglia di esprimere qualcosa ecc.
Quando una passione si trasforma in puro e semplice lavoro per arrivare alla fine del mese è inevitabile che vengano a mancare poi tutta questa serie di aspetti che fanno di una professione che è anche un’arte, una cosa banale, già vista, senza stile e senza anima.

Conclusione finale: una persona mi ha detto di tenere duro a rischio di mangiar fagioli in scatola. 

Ale

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5 Risposte to “associazione nazionale fotografi.”

  1. george caney Says:

    ALE, ho visto le foto del backstage , BRAVA!!! Perché non chiedi di fare foto agli spettacoli e poi le mostri. Si fa così, dai!

  2. Genetti Says:

    Grazie Ale, finalmente una ventata di diversità nel blog, se no qui diventava un gioco a 4 della famiglia Caney! Bauuuu

    Non so io non ho consigli; solo di fare bene i conti della serva, cercare di risparmiare sempre qualcosa per i rainy days, come dicono qui in albione, e fare quello che ti piace!

  3. xixcenturyboy Says:

    Dalli alla gerontocrazia italica. E all’anarchia fotografica digitale!

  4. rochyi Says:

    Io lavoro in un ambiente dove gerontocrazia è sinomo di nonnismo, psicologico, ma sempre quello è. Non faccio la fame, ma sono in bilico, come tanti altri. Anche se lo si fa per poco l’importante è avere fiducia nei propri mezzi e passione. Cioè devi dimostrare che tu è quello che vuoi fare, non lo stai facendo per tirare a campare senza sbatterti e per fare parte di un elite di professionisti stimati e temuti. E sopratutto ricordati, quando sarai stimata e temuta di non comportarti come i vecchi attuali. Altrimenti bisogna riconoscere che tutto ciò è un circolo vizioso e pur essendo noi viziosi, da certi circoli ne stiamo alla larga.

  5. pevalo Says:

    io dico che chi trasforma la propria passione nel proprio lavoro, povero o ricco, vivrà felice.
    e il giorno in cui comincia a preoccuparsi che qualcuno magari ignorante della tua professionalità preferisca un altro che non è bravo come te, allora non è il lavoro che è finito, ma la passione.
    ale, tira dritto e al prossimo ritrovo di nostalgici… fotografa le loro brutte facce e facci una mostra

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