trimenata/2

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Intanto mi è giunta notizia che uno degli autori del Crisis of Democracy è tal Samuel P. Huntigton, del quale potete trovare una breve wikibiografia. E’ un piccolo folletto che ne sa sempre una più del diavolo. Allora negli anni ’70 era probabilmente un 50enne all’apice della carriera, poi ha fatto anche di meglio, teorizzando the clash of civilizations.

Ma torniamo alla sua opera prima, a questa crisi della democrazia. Come detto nel post precedente, passiamo alle conclusioni di questa opera “inascoltata”. Si inizia con proclami di conquista. Si dice che grazie alla democrazia, nei paesi della Trilaterale si è ottenuto un diffuso miglioramento sociale ed economico che ha portato una gran parte della popolazione ad essere assimilata ai valori, al modello di consumo e alle attitudini della middle-class. Inoltre ci si è difesi dall’invasione sovietica, ormai sconfitta (siamo negli anni ’70). I partiti dei vari schieramenti partecipano al gioco democratico rispettandone le regole; anche quei cattivoni dei comunisti ormai accettano il gioco e quando anche dovessero arrivare al potere non sarà per instaurare una dittatura del proletariato (evidente riferimento all’Italia). Il cittadino è difeso dagli abusi dello stato, ha dei diritti. Insomma un progresso continuo. Ma, c’è un ma. Oggi i governi democratici devono affrontare la sfida che queste migliorie pongono. Sembra un paradosso, ma più volte gli autori insistono sul fatto che l’allargamento della partecipazione alla vita democratica pone in pericolo la democrazia stessa. Ma perché? Solo in parte esiste il problema delle aspettative economiche infrante (il sogno americano), in realtà parte del pericolo deriva dal fatto che si è data dignità a troppe persone grazie allo studio. Soprattutto i giovani e gli “intellettuali” hanno raggiunto una prosperità economica tale per cui essi hanno maturato nuovi ideali e valori, evidentemente diversi da quelli della mansueta middle-class. Aggiungiamo poi che gli USA vedono declinare il proprio dominio militare (sembra una relazione di ieri l’altro) e c’è una tendenza all’isolazionismo ed a non assumere un ruolo internazionale, e la frittata è fatta.

Insomma tutta questa insoddisfazione, ma, gli Autori ammettono, non esiste un sistema diverso ed alternativo a questo, nessuno l’ha pensato! O meglio c’è qualche gruppuscolo di radicali che ci provano, ma sono molto, troppo informali!

Allora cos’è che non funziona? Non sono le regole, ormai accettate anche dai vari PCI, ma la gente non capisce più il senso di tutto ciò! Bella scoperta, non c’è più Dio che ci garantisce un bell’avvenire? non c’è più coscienza di classe, non c’è più uno stato che si ispira fiducia, non c’è più nazionalismo… e allora per cosa ci sbattiamo tutto il giorno, per il sistema stesso? Insomma la gente non capisce, si sa, è tonta… Nei sistemi autoritari il problema non si pone, il Capo decide d’autorità qual’è la missione della nazione, e il popolo lo segue. ma nelle democrazie non si può fare (ah, non lo sapevo). Nelle democrazie dovrebbe esistere una percezione collettiva che coinvolga la maggior parte dei gruppi in una sfida della quale si sentano interessati. Ma non c’è più! questa coscienza collettiva si è disgregata sotto la spinta democratica. Secondo me gli autori ammettono qui che un qualsiasi sistema di potere non funziona senza una missione chiara e condivisa. Senza priorità non c’è modo di distinguere fra le rivendicazioni in competizione fra di loro provenienti dai vari gruppi di pressione. La scottante conclusione è che in un sistema democratico tendente all’allargamento della partecipazione dal basso la politica diventa un’arena dove si contendono interessi privati, piuttosto che un luogo dove si costruisce il bene collettivo. In qualche modo, a ragione o a torto, questa gente sostiene che gli interessi particolari non corrispondono al bene comune e che comunque i politici non sono in grado di far coincidere le due cose. E questo potrebbe essere un bel tema, scusate se ci ho messo così tanto per arrivarci.

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11 Risposte to “trimenata/2”

  1. G Says:

    è impegnativo
    vediamo di contromenarla punto per punto

    “Oggi i governi democratici devono affrontare la sfida che queste migliorie pongono. Sembra un paradosso, ma più volte gli autori insistono sul fatto che l’allargamento della partecipazione alla vita democratica pone in pericolo la democrazia stessa. Ma perché? Solo in parte esiste il problema delle aspettative economiche infrante (il sogno americano), in realtà parte del pericolo deriva dal fatto che si è data dignità a troppe persone grazie allo studio. Soprattutto i giovani e gli “intellettuali” hanno raggiunto una prosperità economica tale per cui essi hanno maturato nuovi ideali e valori, evidentemente diversi da quelli della mansueta middle-class.”

    beh questo è un ovvio riflesso del 68
    e che poi si riflette nella teoria cossighiana di lasciarli fare e poi picchiare duro, soprattutto le maestrine e i giovani ricercatori universitari

    “llora cos’è che non funziona? Non sono le regole, ormai accettate anche dai vari PCI, ma la gente non capisce più il senso di tutto ciò! …”

    Capisco e non capisco.
    Ma non capisco che bisogno ci sarebbe di ricevere una missione da un superiore. Magari mi sbaglio o non so cosa sto dicendo, ma io mi immagino che ognuno la propria missione (la missione della propria vita) deve trovarla in se stesso, e nelle persone che gli stanno attorno.

    Io proprio non mi auspicherei che la mia missione, il senso della mia vita, debba essere scelta da un politico; anche se eletto democraticamente.

    Questo sono io. Poi tu mi puoi dire che io, appunto, ho studiato. Che la massa ha bisogno di una missione collettiva da seguire, se no è insoddisfatta e inizia a picchiare gli immigrati ecc. ecc.
    Non lo so. Io spero di no. Spero che, appunto, studiando, col tempo, tutti possano capire che chi ti vuole imporre una missione non lo fa, certamente, nel tuo interesse.

    “Secondo me gli autori ammettono qui che un qualsiasi sistema di potere non funziona senza una missione chiara e condivisa.”

    Non so. Forse. Spero di no.

    “Senza priorità non c’è modo di distinguere fra le rivendicazioni in competizione fra di loro provenienti dai vari gruppi di pressione.”

    In teoria. Alla fine si decide. Anche Obama descrive gli stessi dubbi quando era senatore. Lui era amico dei sindacati, e i sindacati gli chiedevano di opporsi al NAFTA, ma secondo lui nel NAFTA c’era qualcosa di buono.

    “La scottante conclusione è che in un sistema democratico tendente all’allargamento della partecipazione dal basso la politica diventa un’arena dove si contendono interessi privati, piuttosto che un luogo dove si costruisce il bene collettivo.”

    Dici? E un sistema opposto, in cui una oligarchia decide per tutti, è garanzia invece del perseguimento del bene collettivo? Di più che in un sistema ipoteticamente democratico?

  2. rochyi Says:

    Ah che bello, una menata in quasi-diretta.
    Vedi, a parte quando dico secondo me sto solo traducendo il lavoro della Trilateral, quindi la afccenda scottante è che dopo 300 pagine essi concludono che il successo della democrazia (miglioramento economico, aumento del tenore di vita, dell’istruzione e di conseguenza della partecipazione alla vita politica) ne sta causando la crisi. Una crisi dovuta al fatto che questo allargamento è visto come rivendicazioni private caotiche che non hanno come fine o come prodotto il benessere collettivo. Come a te, anche a me questo sembra un paradosso, ma è la loro conclusione e immagino che andando avanti nella lettura possano anche emergere quali siano i loro consigli per superare questo empasse. Più che altro temo di leggere quanto consigliano perché capirò quanto è poi stato effettivamente realizzato dai politici fedeli affiliati alla Trilateral (quasi tutti).

  3. rochyi Says:

    Così per menarla un po’ di più, ecco un sito che pubblica i partecipanti alle riunioni Bilderberg:
    http://www.nwo.it/lista.html

  4. G Says:

    beh a leggere li inizi le conclusioni non possono essere che quelle cossighiane, o comunque sui generis, magari pduistiche, cioè: picchiare bene e intontire le masse (adesso semplifico)

  5. roc Says:

    Già, ma i consigli si spingeranno ben oltre. Vedremo…

  6. g Says:

    io sulla roba della missione sono d’accordo. Nei fumetti quando arriva un nemico comune si mette da parte il proprio interesse privato per affrontarlo. Idem nei film. Anche bambino e trinità.
    La Guerra fredda funzionava bene a quello scopo… nin zo… certo il senso civico sarebbe importante… dovrebbe sostituire lo slancio a creare una nazione (che potrebbe unire un popolo di un nazione emergente)
    boh

  7. g Says:

    e roc non mette mai illustrazioni BUUUU

  8. G Says:

    e’ uno scienziato alla Darwin, devi capirlo, mica un comuunicatore mediatico!

  9. g Says:

    con un illustrazione è più piacevole leggere le trimenate

  10. roc Says:

    è inutile che la meniate, questa è già una menata. Le immagini servono al Potere per distrarre la mente mentre vi stanno infinocchiando. Tremate!!!!!!

  11. G Says:

    Trimenate!

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