Archive for dicembre 2009

To science or not to science?

29 dicembre 2009

La ricerca scientifica dovrebbe aver subito un brutto colpo dallo scandalo noto come Climategate. Dico dovrebbe perché McIntyre nota che in realtà poco è cambiato nel dibattito. La diattriba prosegue fra i soliti noti e poche sono le eccezioni. Ma sempre leggendo l’ottimo Climate Audit ho potuto apprezzare il bellissimo editoriale apparso su Science. Si sostiene che tutta la polemica sia un gran polverone e che alla fine ne gioveranno solo quei senatori americani che non vogliono pagare il loro conto (a parte il fatto che mi sembra che non siano solo quei senatori a non volerlo…). Ma c’è un punto che più di ogni altro può suscitare un dibattito indipendentemente dal tema GW. E’ quando l’editoriale giustifica il non rilascio dei dati grezzi da parte dei ricercatori di East Anglia a coloro che avrebbero voluto verificare e casomai smontare le loro tesi. Si dice che tutto ciò sarebbe stata una perdita di tempo. Addirittura si chiede alle istituzioni di prendere provvedimento. Quale? Probabilmente quello di cancellare il Freedom of Infromation Act. E’ giusto?

Razzismo

12 dicembre 2009

Ovviamente qui non la meno tanto ai lettori di questo blog, che so essere persone altamente liberali, però almeno un punto per farle pensare, e pensare agli altri, che liberali non sono o che lo sono un pò meno.

Vi invito alla letura di questo articolo pubblicato su Repubblica, dove si raccontano diversi episodi di razzismo nei confronti dell’autore.

Punto 1

Personalmente, ho un episodio che mi si è incastrato nella memoria, per il profondo senso di vergogna che ho provato in quella situazione.

Mi trovavo a Sept-Iles, cittadina sperduta nel nord del Quebec, quando, parlando con una persona dalla carnagione lievemente bruna, gli ho chiesto “E tu da dove vieni?”. Lui mi rispose “Io, sono quebecchese”. Ora, in realtà, potrebbe essere una domanda-risposta del tutto neutra e normale, dato tra l’altro che ci trovavamo in un ostello dove è possibili incontrare persone da tutto il mondo.

Però, solo il fatto che io avevo dato per scontato che lui non fosse nato in Quebec mi ha fatto sentire un profondo senso di disagio, nei confronti dei miei pregiudizi. Come quella volta che, Erasmus in Belgio nel 1997, fui colpito da un tipo delle Fiandre, apparentemente di origine nordafricana ma che parlava fiammingo “come un fiammingo”.

Come quella volta, nel 1998, che in una fabbrica di impacchettamento polli di Correggio incontrai una tipa, i cui genitori erano di Capo Verde e che aveva la pelle scura, che parlava reggiano stretto.

Da queste esperienze ho imparato ad approcciare le persone con mente più aperta, e a chiedere quasi sempre “ma tu da dove vieni?” o “di dove sei originario?” stando pronto ad avere una risposta qualsiasi, da Washington DC alle Mauritius. Non è difficile, dopotutto, ma io ci sono arrivato dopo una serie di esperienze ed armato della mia sensibilità. Non posso immaginare che tutti possano essere capaci di una cosa simile. E, importante, usare sempre il “Lei”.

Punto 2

Poi, perlomeno leggendo l’articolo citato, ci sarebbero altre cose su cui menarla.

Ad esempio, perché dobbiamo portare rispetto ad un cittadino dalla pelle scura solo perché è italiano? Cioè se invece di “italiano” è “extracomunitario” allora abbiamo il diritto di dagli del tu e di mandarlo affanculo?

E’ uno dei sottointesi dell’articolo.

Punto 3

In questo momento, tutta l’Europa è attraversata in modo forte dal tema delle identità nazionali.

La crisi economica è un evidente presupposto per tutto ciò.

Nel Regno Unito il partito di ispirazione nazista British National Party ha un consenso straordinario tra la popolazione. Solo il sistema elettorale maggioritario di collegio impedirà a questo partito di avere una forte rappresentanza politica nel nuovo parlamento che verrà eletto a primavera 2010. E il partito Conservatore ha lasciato il gruppo europeo dei partiti popolari, al parlamento europeo, per formare un altro gruppo parlamentare con partiti di ispirazione chiaramente razzista.

In Svizzera, dopo il divieto di costruzione di minareti approvato dalla popolazione, nuovi refrendum restrittivi verso la presenza di stranieri non Europei sono in lista d’attesa.

In Francia è vivo più che mai il dibattito sull’identità nazionale (concetto a cui è addirituttura dedicato un ministero) e sull’islam.

Eccetera.

Purtroppo non ho grandi notizie dall’Italia,  a parte gli interventi descrittivi di Ilvo Diamanti su Repubblica e le dichiarazioni del Presidente della Camera, è difficile capire quale sia il punto del dibattito italiano sul concetto di identità nazionale e cittadinanza. Se qualcuno ne trova traccia mi faccia un fischio.

Cambiamento climatico

5 dicembre 2009

Questo articolo è una menata.

Per motivi di lavoro mi è capitato di dare una occhiata per la prima volta ad un rapporto della Commissione intergovernativa per il cambiamento climatico (Intergovernmental Panel on Climate Change, IPCC), per la precisione l’ultimo pubblicato, nel 2007.

Ammetto che non mi è sembrato così peregrino.

La mia figura preferita è questa (figura 3.5 a pagina 27):

Questa figura rappresenta la variazione attesa, in percentuale, della disponibilità di acqua nel 2090-2099 confrontata con quella disponbile nel 1980-1999. I valori visualizzati sono i valori medi* di 12 diversi modelli climatici sviluppati sullo scenario di evoluzione antropica SRES A1B, che ipotizza una rapida crescita economica, una popolazione che raggiunge i 9 miliardi di persone attrorno al 2050 per poi stabilizzarsi, il rapido sviluppo e diffusione di tecnologie efficienti, un mondo globalizzato, quindi con stili di vita convergenti e notevoli interazioni sociali e culturali tra le diverse parti del mondo, e infine un uso bilanciato sia di energie fossili che di energie non fossili. Uno scenario quindi moderatamente ottimista e realista, mi sembra.

Bene, la figura parla da sola. Il mondo che ci si può attendere nel 2100, allo stato attuale delle conoscenze, sarà abbastanza diverso da quello che conosciamo oggi.

C’è anche un altra figura carina, che è la seguente (figura 3.2 a pagina 24):

Questa figura rappresenta le variazioni attese della temperatura media di superficie terrestre, secondo diverse ipotesi e scenari evolutivi.

* Mediani.