Archive for dicembre 2010

L’epopea del viaggio aereo moderno

23 dicembre 2010

Aereo giovedi’ sera alle 21.20, da Francoforte per Londra.

Alle 5 del pomeriggio inizia a nevicare.

Alle 23, imbarco. L’autobus ci porta all’aereo barcollando tra la neve. L’aereo e’ gia’ quasi sepolto.

Appena saliti, il capitano annuncia che proprio in quel momento la pista e’ stata chiusa per far uscire i mezzi per pulirla.

Dopo un tempo X, il capitano dice che adesso la pista e’ pulita (miracoli tedeschi) ma intanto la coda di aerei pronti a partire e’ formata da 50 aerei, e che poi ogni aereo va anche sghiacciato prima del decollo.

Riesco, nel frattempo, a dormire sulle 2 orette nette. Sara’ l’unico sonno di quella notte, per me.

Alle 2am, il capitano dice che non si puo’ piu’ partire, perche’ a Londra Heathrow c’e’ il coprifuoco (di notte dopo una certa ora gli aerei non possono atterrare), e adesso dobbiamo attendere qualcuno che ci porti la scala, spali la neve davanti all’uscita, e l’autobus per rientrare al terminal.

Alle 3 rientriamo al terminal. Le hostess ci dicono che ci sara’ qualcuno che ci dira’ cosa fare.

Entriamo nel terminal. Gente sparsa che non si capisce cosa sta facendo. Nessun addetto Lufthansa.

Salgo delle scale e arrivo in un altra area. Noto che tutti i presenti sono tutti abbastanza “colorati”. Nessun addetto Lufthansa.

Solo un addetto di assistenza dell’aereoporto (si riconoscono perche’ hanno una giacca rossa). Dice che, se ho un passaporto europeo, posso passare il posto di frontiera e tornare al main terminal.

Main terminal, dove ci sono i checkin per le partenze; gente che dorme dappertutto. Fortunatamente un negozietto con cibo e’ aperto. Nessun addetto Lufthansa.

Alla fine se ne trova uno, di addetti Lufthansa, nascosto dietro dei banchi checkin, che faceva quello che voleva andarsene – che ci faccio qui io non so nulla.

Dice che alle 6 i banchi checkin riapriranno, e che a loro potremmo chiedere quale sara’ il nostro destino.

Provo a dormire in un angolo, per terra (le poche panchine sono ovviamente gia’ occupate), ma non riesco. Alle 4, visto che non riuscivo a dormire, mi concedo un caffe’; tanto vale stare svegli.

Alle 5 mi metto in coda, gia’ lunga. Alle 6 ci sono due code, una gia’ molto lunga, la mia un po’ di meno, diciamo che davanti a me avevo solo 50-100 metri di gente. Alle 6 arrivano 3 (TRE) addetti al checkin, che vanno nei banchi in cui si dirige l’ALTRA coda. Alle 7 ne arrivano altri.

La coda e’ un luogo dove, in quell’ora mattutina, ci si confida il proprio destino e si cerca di consolare il prossimo.

Un gruppo di svedesi vorrebbe andare in Svezia. Sono partite 2 giorni fa dal Pakistan.

Un italiano che non parla italiano, che vive a meta’ tra Brasile e Germania, e’ agitatissimo. Mi confida che ha il diabete 2 (o B), non ricordo; suda, e’ agitato, scalpita, non capisce (mi dice che l’insulina ce l’ha, gli chiedo se l’ha presa ma non insisto, se non lo sa lui queste cose, io non sono certo un esperto). Il suo aereo, per San Paolo, e’ previsto alle 8 e alle 7 e mezza e’ ancora in fila. Lo prendo in custodia; lo accompagno al tabellone partenze, e gli mostro come sta facendo la coda sbagliata. Non capisce e si rimette in coda, continua ad agitarsi contro tutto e tutti. Rinuncio. Alla fine una addetta Lufthansa gli spiega che non era quella la coda giusta, dove ha appena trascorso le ultime 3 ore, ma deve andare da un’altra parte. A lei da retta.

Una coppia di greci che parlano francese ma non inglese. Lui e’ professore di ingegneria dei trasporti, dice che e’ la terza volta che si trova in questa situazione con Lufthansa negli ultimi 20 giorni, e mi fa una breve diagnosi delle cause economico gestionali che hanno portato Lufthansa a sputtanarsi fino a questo punto. Erano diretti a Bruxelles, non ci sono arrivati, e ora provano a tornare in Grecia.

Quando sono sul finire sulla coda mi ti rivedo un collega di corso, salutato ieri sera, tutto pimpante perche’ ha trovato una soluzione al suo destino. Non sara’ l’ultimo che mi ritrovo davanti.

Alle 9 riesco a parlare con il tizio al banco (dopo 5 ore di coda, e da 14 ore sono in aereoporto, e ho dormito solo 2 ore, in aereo). Fa anche lo spiritoso. Mi da’ due prenotazioni in lista d’attesa su due voli, e mi dice che di solito, in questi casi, anche con 50 persone in lista d’attesa, si riesce a salire, perche’ mancano molte persone all’appello.

Peccato che tutti e due i suddetti voli saranno poi cancellati.

Provo ad imbucarmi in un terzo volo; per la seconda volta in vita mia alzo la voce con un addetto al servizio (la prima volta mi era successo con una tizia che mi dava del tu dopo avermi rifiutato di incrementarmi il massimo spendibile sulla carta di credito, senza darmi spiegazioni, al telefono). C’erano due file ai banchi del gate, perche’ per il volo precedente c’erano 3 addetti e 2 stavano appunto a gestire due file. Arrivano quelli del volo su Londra. Per la prima volta in vita mia ero il primo della fila, ma, delle due addette, solo una si mette ad servire i tizi della fila accanto a me. Dopo che vedo almeno 3-4 persone saltare la fila, chiedo alla tizia “scusi ma ci sono due file o una?” e lei mi fa “solo una” con aria di disprezzo. Erano le 3, ero in aereoporto da 20 ore, non ci ho piu’ visto (ma tutti i colleghi di fila hanno apprezzato il mio eroismo, sentivo che tifavano per me; successivamente, quando sedevo sconsolato a fianco al gate che mai avrei attraversato, una coppia londino-francofortese mi confida che li avevo stupiti, quando mi avevano visto in fila al gate, perche’ sembravo italiano ma, stranamente, stavo facendo la coda in modo inglese; loro hanno il biglietto e salgono sull’aereo).

Questo estremo e ultimo sforzo e’ stato inutile, e il perche’ e’ dovuto alle bizzarre regole della priorita’ in casi di lista d’attesa, spiegatemi dalla paziente e fatalista addetta al gate. La priorita’ non va a chi e’ entrato per primo in aereoporto (cioe’ ha fatto prima il primo check in), e io l’avevo fatto alle 8 della sera prima, ma a chi prima si e’ registrato per quel volo. E io avevo 100 persone davanti a me.

A questo punto, mi sono arreso. Ero esausto.

Mi sfogo anche con il poliziotto alla frontiera, che continua a ripetermi di parlare piu’ lentamente che non capiva.

Le file ai checkin erano, a questo punto, mostruose. Dire chilometri di file non e’ esagerare. La sola idea di rimettermi in fila, adesso, per altre 5-6 ore per avere altri due biglietti della lotteria, non riscivo neppure ad immaginarla, nonostante le ridotte capacita’ mentali dovute alla fatica.

Un tizio di una agenzia di viaggi mi dice che se voglio comprare un nuovo  biglietto aereo per il giorno dopo o per domenica costa sui 250 euro.

Un ultimo, unico pensiero: uscire di qui, Francoforte, albergo, dormire. Poi si vedra’.

Cerco il mio bagaglio, lasciato al checkin la sera prima. Mi dicono che ci vogliono almeno 6 ore per riaverlo. Ok, compilo il modulo per farmelo recapitare a casa (chissaquando, se).

Al banco prenotazioni alberghi mi propongono un 71 euro al giorno. Anche se Lufthansa me lo rimborsera’, come mi e’ stato detto, e’ troppo, devo pur sempre cacciarli fuori subito.

Prendo treno per Francoforte centrale. Sono sempre piu’ esausto. Ormai, come un automa, racconto la mia esperienza a tutti quelli che capitano a tiro, anche all’impiegata Lufthansa che torna a casa dopo aver passato la giornata a distribuire acqua alla gente in fila e che attende il treno accanto a me.

Ore 5. Stazione di Francoforte, ufficio turistico. Prenoto Hotel Europa, 39 euro al giorno, il piu’ economico. Con le ultime forze guardo le previsioni del tempo su internet e provo a vedere l’alternativa Ryanair.

Crollo a letto, ma con il pensiero che mi sarei dovuto alzare quanto prima per andare in stazione cercare un treno. Alle 7 (pm) mi risveglio, dopo il classico sonno leggero e agitato.

Stazione. Treno: rimane solo la prima classe; sabato e domenica costa 339 euro, lunedi’ 199.

Cerco di fare un po’ di punto in maniera lucida. Ho sempre il mio biglietto Lufthansa, la prima alternativa sarebbe quella di ritornare in aereoporto il sabato, e riprovare; ma immagino che le file saranno ancora quelle, e in piu’ il meteo mette neve al sabato a Londra e alla domenica a Francoforte.

Treno sabato: costa un tot. Treno lunedi’: costa meno, ma se ci metto albergo e altre spese (es. mutande) la spesa e’ uguale se non maggiore; pero’ intanto mi riposo e mi faccio un WE turistico a Francoforte. Vada per quest’ultima.

Finisco a cena in un ristorante persiano dove per 12 euro mi divoro un riso pollo e ribes, e descrivo per l’ennesima volta la mia esperienza, questa volta alla coppia a lato, che di suo mi vanta la bonta’ del ristorante.

Strade Blu

5 dicembre 2010

Nel mezzo del cammin della sua vita, visto che non sapeva cosa fare, alla fine degli anni ’70, William Least Heat-Moon decide di prendere il suo pullmino, e di partire per un  viaggio circolare attorno agli Stati Uniti di America.

Poi gli dissero: / Tutto quello che hai visto, ricordalo,/ Perche’ tutto quello che dimentichi/ Ritorna a volare nel vento. (Versi di un canto Navajo)

Passa settimane di solitudine sul suo furgoncino, alla ricerca dell’America in via di estinzione, solo ed esclusivamente viaggiando sulle strade blu, le blue highways; cioe’ le strade che una volta erano le principali, e adesso sono secondarie. Probabilmente un po’ come le nostre statali.

Incontra persone e luoghi, pensa, scrive. Al suo ritorno, passa anni a riscrivere il manoscritto, e alla fine, dopo una infinita ricerca, trova anche un editore che glielo pubblica.

E’ un libro lungo e silenzioso, lungo come il viaggio e lungo come la notte che l’autore ha passato in mezzo alla neve su una montagna di nonsodove, con la paura di rimanerci seppellito sotto congelato. Ma prende, prende perche’ sai che il suo vagare ti portera’ a scoprire nuovi luoghi, nuove persone. A imparare.

“Dalla Cherokee non m’era arrivata nemmeno una lettera. Sotto un basso cielo grigio la strada 79 giaceva lunga e distesa come un serpente stecchito. Guardavo il vuoto davanti a me odiando la solitudine. Il rischio del viandante e’ quello di farsi prendere dal calore domestico. Era bastato un fine settimana a Shreveport tra facce amiche, e gia’ il bisogno di sicurezza aveva cominciato a imprigionarmi, ad avvolgermi nelle sue spire, a render follia il bisogno di andare. Solo il ricordo di tempi e luoghi dal forte profumo d’ignoto mi aveva convinto a riprendere il viaggio.”

William Least Heat-Moon

Russiagate e le sue conseguenze

3 dicembre 2010

Le rivelazioni di Wikileaks sono centinaia di migliaia, come le stelle di negroni, ma non vogliono per forza dire qualità…
Dopo la prima ondata di gossip su festini etc. La stampa si è imbattuta nel rapporto fra Russia e Italia. Ciò che l’ambasciatore dice chiaramente è che la politica industriale energetica italiana la fa l’ENI. L’ENI si fida più della Russia (produttore) che dell’Ucraina, in odore di NATO e di favori agli USA. Per questo ENI è entrata nei Northstream e Southstream. Non da sola. Credo che il Northstream fosse interesse anche dei tedeschi perché bypassa la Polonia. Altro stato canaglia dell’UE e facilmente influenzabile dagli USA. Il ruolo di Berlusconi nelle trattative si limiterebbe come al solito ad approfittarsene per tornaconti personali. Si vanta. E non per polemizzare, ma probabilmente dentro di sè rimembra quella lotta contro le plutodemocrazie occidentali che tanta gloria diede al nostro paese…
Fatto non secondario sono le pressioni dell’ambasciata USA in Italia per cercare di arginare questa deriva russofila. L’ambasciatore dice di aver preso contatti con l’opposizione e con la maggioranza, oltre che con i media per fare pressioni sul premier in modo che si inverta questa tendenza “pericolosa”. Ciò è grave, ma normale. Immaginiamo che le ambasciate USA facciano questo in molte parti del mondo. Ovviamente a noi non sta bene e, dati gli eventi politici dell’ultimo anno, nascono più che legittimi sospetti su come sia stata pilotata la politica interna italiana e di come qualcuno ne abbia approfittato dopo anni che subiva gli stessi trattamenti dal CAPO. A Fini forse fischieranno le orecchie.
Ora sembra che la crisi di governo sia alle porte. Non possiamo esserne così sicuri. Ma sembra che sia così. La cosa preoccuppante è che leggo spesso di gente che ragiona in termini idioti, secondo i quali Berlusconi sarebbe l’unico in grado di condurre una politica estera indipendente e che avrebbe a cuore gli interessi nazionali.
Come direbbe Bersani:”Ragaszi!!! Oh! Ma siamo paszi!??” Se vogliamo credere alle rivelazioni di Wikileaks e al complotto, dobbiamo bene metterci in testa una cosa. GLI INTERESSI ENERGETICI ITALIANI SONO CURATI DALL’ENI, NON DA BERLUSCONI. A prescindere dal governo la politica estera italiana sarà sempre guidata da interessi economici (come per tutti i paesi) e in particolare da interessi energetici. Non c’è Bersani, Fini o Pierferdy che tengano. Poi se non vogliamo più la Nato, i soldati americani e le guerre USA, dovevamo votare tutti comunista o casa pound. Nessun partito di governo italiano chiede di uscire dalla NATO. Tantomeno Berlusconi. Per cui alle prossime elezioni, se pensate di votare Berlusconi perché è indipendente dagli USA vi state sbagliando di grosso. Chavez, forse lo è. I fratelli Castro forse lo sono. Berlsuconi è un uomo d’affari. Non è contro nessuno. E’ per se stesso e basta.