Archive for maggio 2011

La Stueria di Genetti

23 maggio 2011

2 agosto 2004 – 10 gennaio 2007

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L’orizzonte

[02/08/2004 22:16]

Genetti si era fermato. Il respiro affannoso, lo sguardo annebbiato: gli sembrava di aver sentito un rumore in lontananza. I campi erano silenziosi e assolati.

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Il posto tappa

[04/08/2004 00:15]

La corsa era ripresa. Sudore, odori, male alle caviglie e alle dita dei piedi e sulle unghie. Mancavano 8 kilometri. Arrivare

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Palude

[05/08/2004 23:45]

Ecco. Lo sapeva Genetti, che non avrebbe dovuto seguire qull’argine. Si è abbassato sempre di più, fino a scomparire in un fondo sabbioso. Gli arbusti si sono allargati, fino all’orizzonte. E ora Genetti si trovava in mezzo, l’acqua alle ginocchia, nessun segno di riconoscimento all’orizzonte.

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Respiro

[10/08/2004 02:14]

Un albero di pesche.

Solitario, bello, neanche troppo lontano.

Era di certo un albero di pesche, perché aveva molte pesche attaccate ai rami. Però Genetti non aveva mai visto un pesco così. Aveva un tronco basso e largo, che a mezz’altezza si apriva un un ventaglio di rami formando una sorta di “culla” naturale.

Genetti era molto stanco.

Mangiò un totale di pesche e poi si sdraiò sul pesco.

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Il sogno

[11/08/2004 18:01]

Genetti si addormentò profondamente.

Sentì una piccola voce che lo svegliava, nel chiarore dell’alba.

Era il folletto dell’albero di pesche, che voleva raccontargli la vita: la vita passata, la vita presente, e la vita dell’avvenire.

Genetti si voltò dall’altra parte, e continuò a dormire profondamente.

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Scricchiolìi

[14/08/2004 21:09]

Il sole era alto nella palude.

La schiena di Genetti scricchiolava e il caldo saliva dall’acqua putrida.

Che giornata di cacca – pensò Genetti – devo uscire il prima possibile da questo schifo di palude; se avessi ascoltato il folletto dell’albero di pesche…

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L’argine

[27/08/2004 02:04]

Un sogno?

Là davanti, 1 km e mezzo 2. Si stende sotto il sole, verde. Finalmente.

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Montagne?

[30/08/2004 23:01]

Sempre oltre.

La palude è un ricordo. Un sogno? un sogno inquieto. Il passato.

Davanti le colline, più oltre si intravede, grigioverde, il crinale.

Quale la via più diretta? brevità come tempo, come soldi, come fatica, come incontri? Quale brevità? Perché arrivare?

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Verso il crinale

[04/09/2004 21:50]

Genetti camminava verso il crinale. Le giornate erano tornate calde e umide, e quindi, al pomeriggio, si sudava parecchio.

All’improvviso, si trovò in un posto speciale. Un posto dove era già stato tanto tempo prima, un posto dove c’era stata tanta gente, un posto dove si era stati assieme, un posto dove l’aria diventava più pulita. E la terra manteneva il suo segreto.

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Mare

[17/09/2004 20:09]

Il crinale era superato.

Ora Genetti correva in discesa.

Passava veloce tra le boscaglie, i ruscelli, le ombre e le radure.

Pregustava già lo sciabordio dell’acqua contro la banchina, l’odore forte della salsedine, le pareti scure metalliche arrugginite delle navi.

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Genetti corre ancora

[03/10/2004 16:48]

All’inizio la corsa era fatica: sentiva i polmoni scoppiare, il sangue pulsare in gola, le ginocchia bruciare.

Adesso invece corre, ma non sente più la fatica: corre, ed è come se si vedesse, esterno a se stesso, ma nello stesso tempo vedendo comunque il mondo con i suoi occhi.

E la corsa continua, veloce.

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Genetti seduto

[17/10/2004 23:55]

Genetti è seduto.

Le gambe incrociate, la schiena leggermente gobba. Gli occhi vedono brandelli di mondo che oscillano e cambiano continuamente forma, ricomponendosi ogni istante in nuove forme, forme che danzano nella “merry dance of death and trade”.

Le forme danzano, Genetti è seduto. Qualcosa si muove.

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Genetti ritorna

[07/12/2004 23:33]

Genetti ritorna.

E’ stanco.

Spelacchiato, confuso, sporco.

Forse ha combattuto. Cammina a testa bassa. Ogni tanto guarda ai bordi della strada; ai bordi della strada non c’è nulla, eppure genetti si volta e osserva.

Ricordi, immagini, sensazioni.

Ciò che c’era e ciò che stava attorno. Ma adesso non c’è nulla.

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Onirico

[20/01/2005 23:19]

Volo. Libero.

Sensazione di volare sopra le cose. Sotto il paesaggio che scorre.

Genetti sfiora le cime degli alberi, vira sui prati, cabra verso il cielo.

Il fuoco è lontano, la strada vuota è dimenticata. Voci soffuse in lontananza. Luce che vibra lieve.

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Primavera

[25/01/2005 08:48]

Fruscii.

Aria fresco-tiepida e umida inspirata attraverso le narici.

Il corpo a terra, rannicchiato, su di un fianco, la testa appoggiata a terra su un orecchio. Gli occhi chiusi.

Genetti si sta risvegliando, lentamente.

Ricordi di falò, ricordi di una strada lunga, bianca, polverosa e vuota, che non finiva mai.

Si era forse fermato a dormire di fronte al fuoco? Oppure sul bordo della strada?

Gli occhi si aprono leggermente, con fatica. Gli occhi sentono il lieve tepore e vedono i fragili steli verdi a pochi centimetri dal volto. Vedono la terra scura, tenera e umida. Il cielo azzurro sopra e lontano.

Il profumo è quello buono, della fine dell’inverno.

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Sveglia

[01/02/2005 07:55]

Stava iniziando a fare caldo.

Era ora di muoversi.

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Tracce di facce

[01/03/2005 20:31]

Genetti aprì lentamente gli occhi impappolati.

Non era solo.

Erano persone?

O fantasmi?

Simili a lui?

O diversi?

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Erano specchi

[08/03/2005 10:11]

Erano specchi.

Erano vivi e morti.

Erano me stesso e gli altri.

Volevano dirmi molte cose, e molte cose io avrei potuto dire loro.

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Ero

[22/03/2005 09:02]

Ero definitivamente sveglio.

Mi misi seduto, vicino ai resti del fuoco della sera prima. Le altre persone stavano inziando ad alzarsi pure loro. Chi erano?

Ed io, ero Genetti?

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Linguaggio

[31/03/2005 09:04]

Alcune persone stavano parlando tra di loro.

Alcuni ancora seduti per terra, altri in piedi.

Genetti era ancora seduto per terra.

Quasi si fosse alzata una leggera nebbiolina, le figure sembravano “fantasmi impersonali”. Era impossibile distinguere in loro le fattezze che rendono umani gli umani.

Genetti rivolse la parola alla “figura” che si trovava più vicina.

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Fuga

[07/04/2005 22:30]

Si alzò, si guardò attorno, e si mise a correre in direzione opposta.

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In mezzo

[25/04/2006 22:41]

In mezzo.

La terra a poppa è scomparsa. Il rumore del motore cupeggia in fondo in fondo lontano. Tutto oscilla lievemente.

Il cielo è grigio.

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Mete

[12/07/2006 00:43]

Che non si vedono.

Come prefigurarle? Come disegnarle negli scarabocchi delle nuvole?

E, guardando indietro, più nulla di reale. Disegni nella memoria.

Continua la percezione del movimento.

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C’è una falla da qualche parte?

[20/07/2006 15:33]

Da qualche parte c’è una falla? Dove?

A volte si percepisce uno strano rollio, una vibrazione asincrona, un borbottio inquietante.

E’ una vibrazione uditiva, tattile, visiva, concettuale.

Da dove viene? E’ il segnale di una falla importante?

Molti la sentono. C’è qualcuno che è in grado di individuarla?

Molti sentono questo segnale; molti vedono tante piccole falle, tanto piccole che non serve a niente darsi da fare a ripararle, oppure che riescono a riparare in breve tempo e con poco sforzo.

Ma c’è una falla più grande? Una falla che nessuno è in grado di vedere e che potrebbe portare al naufragio della nave?

La falla potrebbe essere individuata da chi conosce tutta la nave? Ma chi è che conosce tutta la nave? Ognuno è relegato nel suo cantuccio, a volte si sposta, ma la visuale è sempre ostruita.

Alla sera, dopo cena, ammirando il tramonto rosso sopra il mare placido, c’è chi racconta di una meta-falla, di una falla di sistema; c’è chi dice che anche se la nave affonderà ce la caveremo lo stesso; c’è chi dice che se ognuno sistema le piccole falle che vede la nave continuerà maestosa nel suo viaggio.

Più tardi, in cuccetta, quando la mente assopisce i pensieri del giorno e il sonno arriva dolce, l’idea della meta-falla si intrufola indesiderata nello schema, rendendo il sonno ancora più vorace.

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Profili sull’orizzonte

[23/09/2006 14:36]

Il cielo è ancora scuro e il vento sbatte contro il metallo.

Sono giorni che navighiamo vicino ad una costa.

Profili di monti, di città, fioche luci di notte, fanno prefigurare tra i passeggeri le meraviglie della terraferma.

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Dietro i monti

[04/10/2006 10:24]

Dietro i monti si stendono infinite colline con foreste imponenti, campi coltivati e fattorie. Le persone piccole piccole si stringono tra di loro impaurite.

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Il rumore è buono

[27/10/2006 20:36]

La macchina è stata messa in moto.

Il rumore è buono, fluido, coerente.

Il sistema sembra stabile.

Certo bisogna registrare meglio le comunicazioni. Dev’essere qualcosa a livello di codifica o di decodifica del segnale, o forse il sistema di riconoscimento e identificazione. Si traduce in un fruscio di fondo che può disturbare. Può funzionare ma è migliorabile: meglio lavorarci sù.

Per il resto tutto sembra girare bene: niente più affanno, niente più attesa di misteri. Certo prima di partire del tutto c’è sicuramente da fare una revisione alle parti fondamentali.

Ma la macchina è stata messa in moto. E il rumore è buono.

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L’odore della polvere

[13/11/2006 09:08]

Era ancora buio e freddo quando la porta dell’officina si è chiusa dietro. Adesso che il sole si è alzato caldo la polvere della strada ha iniziato a rilasciare il suo tipico odore secco.

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Il tornante

[10/01/2007 14:22]

Sembra di essere sospesi, nell’attimo della curva; puoi vedere giù, o forse è meglio dire che puoi immaginare il “giù” (e le sue profondità, la strada percorsa, la distanza, la valle, ecc.); perché devi pensare a fare la curva, non c’è tempo per guardare. Neppure “sù”. La curva è disegnata. La via decisa alla partenza. Bisogna solo disegnare questa curva. E poi la successiva.

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Acqua-qua-qua. Il bene pubblico economico.

20 maggio 2011

Secondo Luigi Marattin (responsabile (ex?) economico PD di Ferrara) l’acqua non è un bene pubblico. Perché? Per definizione un bene pubblico deve essere usufruibile da più persone allo stesso momento. Se produco un automobile allora non tutti possono usarla insieme, infatti l’automobile non è un bene pubblico. L’idea di automobile è un bene pubblico. Le idee, una volta rese note, sono beni pubblici (divago…). Quando un bene pubblico è prodotto non si può escludere gente dalla sua fruizione. Ora siccome ci viene detto che l’acqua potabile è scarsa (sostenuto dai referendari) , secondo Marattin l’acqua è soggetta a mercato, perché essendo scarsa si compete per ottenerla. L’acqua è una risorsa naturale, non è un’idea, ma ci si approssima, le acque pur essendo diverse per composizione sono in realtà molto uguali. Per lo meno, si possono distinguere in due categorie. Potabili e non. Poi ci sono anche i reflui, etc. Se consideriamo l’acqua potabile possiamo dire che tutte le acque sono potabili e, a volte sgorgano spontanee a volte sono captate tramite pozzi. Io credo che l’acqua potabile in Italia non sia scarsa, tutt’altro. Penso sia abbondante. Ovviamente ciò dipende da zona a zona, per cui il valore dell’acqua potabile in relazione a domanda offerta varia tantissimo di comune in comune. Ad ogni modo l’acqua si imbottiglia o si immette nell’acquedotto e arriva in casa. In genere le imprese private imbottigliano e proclamano le virtù dell’acqua. Il servizio pubblico invece immette nella rete acqua potabile. Secondo i miei canoni di non-economista la bottiglia d’acqua è un prodotto soggetto alle regole di mercato, l’acqua del rubinetto è uguale per tutti e arriva dallo stesso posto (sottoterra o invaso che sia). E’ uguale significa che è come l’aria, non si può distinguere l’aria che respira Tizio da quella che respira Caio, non c’è rivalità. Nel mio rubinetto c’è l’acqua che viene dallo stesso identico posto del mio vicino. Ci spassiamo il bus del gnao con la stessa acqua… Invece lui beve Rocchetta e io quella della Brita. Compriamo un prodotto.

Nel merito del referendum e delle norme che vuole abrogare sono molto più dubbioso. Non le conosco. Mi fido di Marattin. Il primo referendum vuole abolire la possibilità di rifarsi degli investimenti necessari a mantenere in efficienza l’acquedotto. A prescindere dal fatto che sia gestito da un ente pubblico o privato. Ora la situazione in Italia è che prima esistevano le aziende municipalizzate che si sono trasformate in Spa e gestiscono i servizi (Hera, Enia, etc.). L’apparato tecnico è quello delle municipalizzate, l’apparato amministrativo è sempre composto da personaggi legati a doppio filo alla politica locale. Se questa è la prospettiva di privatizzazione… No, grazie. Tra l’altro questi carrozzoni Spa servono ai comuni per smaltire i conti in rosso, mascherando così gestioni fallimentari della cosa pubblica. Era così anche decenni fa? I comuni erano tutti in rosso e indebitati fino all’osso?

Il secondo referendum non l’ho capito tanto… abolire la possibilità di rifarsi dell’investimento effettuato significa per forza gestire in deficit o può significare ripagare i debiti senza trarre profitto, cioé tenre le tariffe al minimo per poter rientrare degli investimenti, ma senza andare oltre, senza produrre dividendi per gli azionisti? Se la gestione fosse pubblica sarebbe una forma di tassazione proporzionale all’utilizzo dell’acqua (pago più l’acqua, l’azienda municipale ha dei guadagni netti che il comune può utilizzare per altri servizi). Da Marattin viene posto un po’ come aut aut. Il concetto, a mio parere, è quello che il gestore non deve guadagnarci per mantenere le tariffe il più basso possibile in relazione all’efficienza della rete.

Corollario: l’Italia è un paese anomalo. E’ famoso per le sue acque minerali. Per la quantità di etichette diverse. Ha senso? Se l’acqua potabile dovesse diventare scarsa e diventare appetibile sul mercato (ma non mi è chiaro come essendo monopolio naturale) sapremmo già a chi chiedere.

Questa …

19 maggio 2011

… e’ una bellissma mattina. Magari fosse anche sabato.

dilettanti allo sbaraglio o peggio?

16 maggio 2011

Prosegue la campagna di disinformazione dei nostri giornali. Prosegue come se nulla fosse. Si tinge di propaganda, ma a che scopo? E’ intenzionale tutto ciò? O è solo dilettantismo? Qualcuno sfrutta giovani apprendisti giornalisti stagisti per confezionare articoli inutili, pieni di errori, disinformanti, distorti? Altri 2 casi recenti:

1-Lastampa.it definisce la Nakba una contestazione dei palestinesi nei confronti della creazione di Israele che si manifesta ogni 15 maggio. L’articolo cita palestinesi che entrano in Israele dal Libano e dalla Siria. Per i palestinesi la Nakba è l’esodo del 1948, quando centinaia di migliaia di abitanti delle terre del mandato inglese fuggirono davanti alle violenze dei “partigiani” ebrei che stavano costruendo il loro stato. L’articolo è stato corretto, ma potete fidarvi di me. Non ho nulla da guadagnarci a mentire. E mi fa propendere per la versione “dilettanti allo sbaraglio”. Il tg del Radio24 ha riportato la notizia in maniera del tutto simile. Probabilmente era un lancio di agenzia e i dilettanti l’hanno preso tale e quale. Ma credo non sia questo il mestiere.

2-L’altro episodio che riguarda la visione dei nostri media dell’episodio degli 11 Imam uccisi a Brega è documentato qui.

A voi il giudizio. Checché se ne dica le notizie sui giornali on line sono sempre poco affidabili quando escono, non perché è preclusa la strada del controllo delle fonti, ma perché queste redazioni sono probabilmente incompetenti e preferiscono una notizia falsa o approssimativa a nessuna notizia. Forse è il mercato, pensano loro, ma su questa strada il mercato li porterà ad essere abbandonati come fonte credibile di informazioni.

PS: non ho controllato su Repubblica, ma avevo giurato che non avrei mai più neanche aperto la pagina on line nazionale. E finora ci sono riuscito.

L’inguaiato opinionista dei complottisti

5 maggio 2011

Il buon Calabresi della Stampa sostiene che in Italia la notizia della cattura di Bin Laden è stata presa con le pinze. La gente non ci crede. Mannaggia Calabresi, la gente non vi crede!!!! E che mica mi preoccupo di controllare meglio ciò che scrivo. Giammai. Per carità la foto che girava all’inizio era palesemente falsa e voi giornalisti non ve ne siete accorti o siamo noi utenti che abbiamo sbagliato a non crederla attendibile? Umilté! Calabresi! Umilté! Non siamo bambole. Calabresi dice che alla fine i suoi dialoghi con i dubbiosi finivano con un sorrisetto beffardo, tipicamente italiano, “è un giallo!”. Calabresi una foto falsa è falsa non è gialla. Una notizia che cambia dalla sua pubblicazione nel giro di poche ore ci dice che le fonti dalle quali provengono stanno aggiustando il tiro, vuol dire che ci danno le notizie poco per volta valutando le reazioni del pubbliche e cercando di correggere ciò che non sta in piedi. Non è un giallo, è arrabattarsi. La sepoltura in mare non è un giallo, è una cagata pazzesca. Ma come, ammazzi uno e hai paura delle ritorsioni perché mostri la foto? La tomba di Bin Laden potrebbe essere luogo di pellegrinaggio di terroristi? Allora portatela a Guantanamo, così risparmiate anche sui voli fantasmi. Poi dopo un po’ Obema ha anche detto che per non ferire la nostra sensibilità non rilasceranno le foto… Calabresi, queste sono scuse. Una nazione che è in guerra con il mondo ha paura di far vedere le foto per le possibili ritorsioni? Suvvia, questo non è un giallo, è una farsa patetica recitata da un capo di stato che non sa recitare.

Mettere insieme lo sbarco sulla Luna, la morte di Elvis e l’11 settembre è solo un mezzuccio per strappare un sorriso ai lettori affezionati, lasciamo perdere… Certo i complottisti sono una minoranza. Questo mi spiega anche perché continuiamo ad avere rappresentati politici idioti e perché Bush ha ottenuto due mandati. Suvvia far coincidere maggioranza e giustizia è l’argomento del Silvio nazionale, non siamo in parlamento. Si parla di giornalismo investigativo, di accuratezza delle fonti, di confronti fra versioni diverse… Il mestiere bello e difficile del giornalista.

Caro Calabresi, dato che i complottisti sono una minoranza, sarà anche che in generale la gente non è scettica. Quindi se per una volta in tanti non credono a ciò che dice l’autorità (Obama), non è che ci si può lamentare, ma gioire del fatto che viviamo in democrazie mature, in cui le persone sono consapevoli del ruolo che ha la propria opinione (magari!!!!). Invece no, secondo lei questo occasionale dubbio è “scetticismo come regola di vita”… Il suo ragionamento sembra un po’ illogico.

Veniamo quindi alla giustizia che pervade i nostri sistemi di potere. Lei ci dice che la punizione per Bush, Powell e Cheney è stata esemplare. Essi hanno mentito e scatenato una guerra causando “accidentalmente” centinaia di migliaia di morti civili. La pena consisterebbe nel non trovano posto nelle conferenza ultramiliardarie come  accade al perfettissimo Clinton o all’altrettanto illibato Blair. Poveri ragazzi, me li immagino in una casetta cadente nei sobborghi di Washington, caduti in disgrazia non hanno neanche più un decino per tornare a casa. Mi facci il piacere!

Eccoci alla motivazione dello scetticismo italiota. Gli anni di piombo. Calabresi ci dice che le sentenze ci sono, che non ci sono misteri o magagne. E cita, udite udite, la sentenza della strage alla Banca dell’Agricoltura. Eccola, sono stati i neofascisti contando sul supporto di una parte deviata degli apparati statali. Scusi, quindi un apparato statale ha preso parte alle stragi? E’ possibile che sia susccesso anche in altre stragi italiane? E straniere? Anche quel fatidico 11 settembre? Era solo per dire. So che non c’è una sentenza che ce lo dice. Anzi so che non c’è una sentenza e basta. So che Bin Laden non era ricercato come mandante per quella strage.

Concludiamo. Se negate la morte di Bin Laden non potete neanche porvi domande sulle conseguenze di questo evento. Siete inutili e fuori dalla storia. Ah ah ah! La domanda può facilmente essere ribaltata. Se accetti supinamente la versione dei fatti della storia recente fornita dal Governo Americano (compresi i criminali Bush & Co.) non puoi neanche porti le domande sul fatto che abbiano mentito. In questo modo non puoi riflettere sulle conseguenze. Ecco perché Calabresi ha scritto questo editoriale, tralasci una parte fondamentale del lavoro del giornalista. Così per me è pressoché inutile. Ma utile lo stesso. Grazie per questo esempio di illogicità giornalistica. Questa è la mio opinione.

Bim Bum Bam

4 maggio 2011

Sono anche disposto a credere che hanno ammazzato Bim Bum Laden o piuttosto che i Navy Seals abbiano agito in buona fede, pensando di andarlo a stanare. Ma secondo me quando hanno ricevuto l’ordine di buttarlo a mare a qualcuno sarà ben venuto il dubbio. Però poco male, alla fine cosa ci importa se è, era, sarebbe stato lui. La cosa fondamentale è che ci è già stato detto che non cambierà nulla. Che tutta la propaganda della caccia al Male Assoluto era in realtà una rappresentazione di un’utopia. Un aspettando Godot. La soluzione finale non c’è, almeno non avviene sopprimendo questo o quell’altro. Godot non arriverà mai. Andiamo noi da lui, come fece la montagna con Maometto.

Mare

1 maggio 2011

Ieri e oggi a Londra il cielo sembra quello di una citta’ di mare. Sole, vento, aria limpida, caldo. Londra, in effetti, e’ una citta’ di mare.