La Stueria di Genetti

by

2 agosto 2004 – 10 gennaio 2007

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L’orizzonte

[02/08/2004 22:16]

Genetti si era fermato. Il respiro affannoso, lo sguardo annebbiato: gli sembrava di aver sentito un rumore in lontananza. I campi erano silenziosi e assolati.

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Il posto tappa

[04/08/2004 00:15]

La corsa era ripresa. Sudore, odori, male alle caviglie e alle dita dei piedi e sulle unghie. Mancavano 8 kilometri. Arrivare

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Palude

[05/08/2004 23:45]

Ecco. Lo sapeva Genetti, che non avrebbe dovuto seguire qull’argine. Si è abbassato sempre di più, fino a scomparire in un fondo sabbioso. Gli arbusti si sono allargati, fino all’orizzonte. E ora Genetti si trovava in mezzo, l’acqua alle ginocchia, nessun segno di riconoscimento all’orizzonte.

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Respiro

[10/08/2004 02:14]

Un albero di pesche.

Solitario, bello, neanche troppo lontano.

Era di certo un albero di pesche, perché aveva molte pesche attaccate ai rami. Però Genetti non aveva mai visto un pesco così. Aveva un tronco basso e largo, che a mezz’altezza si apriva un un ventaglio di rami formando una sorta di “culla” naturale.

Genetti era molto stanco.

Mangiò un totale di pesche e poi si sdraiò sul pesco.

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Il sogno

[11/08/2004 18:01]

Genetti si addormentò profondamente.

Sentì una piccola voce che lo svegliava, nel chiarore dell’alba.

Era il folletto dell’albero di pesche, che voleva raccontargli la vita: la vita passata, la vita presente, e la vita dell’avvenire.

Genetti si voltò dall’altra parte, e continuò a dormire profondamente.

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Scricchiolìi

[14/08/2004 21:09]

Il sole era alto nella palude.

La schiena di Genetti scricchiolava e il caldo saliva dall’acqua putrida.

Che giornata di cacca – pensò Genetti – devo uscire il prima possibile da questo schifo di palude; se avessi ascoltato il folletto dell’albero di pesche…

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L’argine

[27/08/2004 02:04]

Un sogno?

Là davanti, 1 km e mezzo 2. Si stende sotto il sole, verde. Finalmente.

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Montagne?

[30/08/2004 23:01]

Sempre oltre.

La palude è un ricordo. Un sogno? un sogno inquieto. Il passato.

Davanti le colline, più oltre si intravede, grigioverde, il crinale.

Quale la via più diretta? brevità come tempo, come soldi, come fatica, come incontri? Quale brevità? Perché arrivare?

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Verso il crinale

[04/09/2004 21:50]

Genetti camminava verso il crinale. Le giornate erano tornate calde e umide, e quindi, al pomeriggio, si sudava parecchio.

All’improvviso, si trovò in un posto speciale. Un posto dove era già stato tanto tempo prima, un posto dove c’era stata tanta gente, un posto dove si era stati assieme, un posto dove l’aria diventava più pulita. E la terra manteneva il suo segreto.

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Mare

[17/09/2004 20:09]

Il crinale era superato.

Ora Genetti correva in discesa.

Passava veloce tra le boscaglie, i ruscelli, le ombre e le radure.

Pregustava già lo sciabordio dell’acqua contro la banchina, l’odore forte della salsedine, le pareti scure metalliche arrugginite delle navi.

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Genetti corre ancora

[03/10/2004 16:48]

All’inizio la corsa era fatica: sentiva i polmoni scoppiare, il sangue pulsare in gola, le ginocchia bruciare.

Adesso invece corre, ma non sente più la fatica: corre, ed è come se si vedesse, esterno a se stesso, ma nello stesso tempo vedendo comunque il mondo con i suoi occhi.

E la corsa continua, veloce.

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Genetti seduto

[17/10/2004 23:55]

Genetti è seduto.

Le gambe incrociate, la schiena leggermente gobba. Gli occhi vedono brandelli di mondo che oscillano e cambiano continuamente forma, ricomponendosi ogni istante in nuove forme, forme che danzano nella “merry dance of death and trade”.

Le forme danzano, Genetti è seduto. Qualcosa si muove.

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Genetti ritorna

[07/12/2004 23:33]

Genetti ritorna.

E’ stanco.

Spelacchiato, confuso, sporco.

Forse ha combattuto. Cammina a testa bassa. Ogni tanto guarda ai bordi della strada; ai bordi della strada non c’è nulla, eppure genetti si volta e osserva.

Ricordi, immagini, sensazioni.

Ciò che c’era e ciò che stava attorno. Ma adesso non c’è nulla.

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Onirico

[20/01/2005 23:19]

Volo. Libero.

Sensazione di volare sopra le cose. Sotto il paesaggio che scorre.

Genetti sfiora le cime degli alberi, vira sui prati, cabra verso il cielo.

Il fuoco è lontano, la strada vuota è dimenticata. Voci soffuse in lontananza. Luce che vibra lieve.

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Primavera

[25/01/2005 08:48]

Fruscii.

Aria fresco-tiepida e umida inspirata attraverso le narici.

Il corpo a terra, rannicchiato, su di un fianco, la testa appoggiata a terra su un orecchio. Gli occhi chiusi.

Genetti si sta risvegliando, lentamente.

Ricordi di falò, ricordi di una strada lunga, bianca, polverosa e vuota, che non finiva mai.

Si era forse fermato a dormire di fronte al fuoco? Oppure sul bordo della strada?

Gli occhi si aprono leggermente, con fatica. Gli occhi sentono il lieve tepore e vedono i fragili steli verdi a pochi centimetri dal volto. Vedono la terra scura, tenera e umida. Il cielo azzurro sopra e lontano.

Il profumo è quello buono, della fine dell’inverno.

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Sveglia

[01/02/2005 07:55]

Stava iniziando a fare caldo.

Era ora di muoversi.

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Tracce di facce

[01/03/2005 20:31]

Genetti aprì lentamente gli occhi impappolati.

Non era solo.

Erano persone?

O fantasmi?

Simili a lui?

O diversi?

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Erano specchi

[08/03/2005 10:11]

Erano specchi.

Erano vivi e morti.

Erano me stesso e gli altri.

Volevano dirmi molte cose, e molte cose io avrei potuto dire loro.

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Ero

[22/03/2005 09:02]

Ero definitivamente sveglio.

Mi misi seduto, vicino ai resti del fuoco della sera prima. Le altre persone stavano inziando ad alzarsi pure loro. Chi erano?

Ed io, ero Genetti?

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Linguaggio

[31/03/2005 09:04]

Alcune persone stavano parlando tra di loro.

Alcuni ancora seduti per terra, altri in piedi.

Genetti era ancora seduto per terra.

Quasi si fosse alzata una leggera nebbiolina, le figure sembravano “fantasmi impersonali”. Era impossibile distinguere in loro le fattezze che rendono umani gli umani.

Genetti rivolse la parola alla “figura” che si trovava più vicina.

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Fuga

[07/04/2005 22:30]

Si alzò, si guardò attorno, e si mise a correre in direzione opposta.

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In mezzo

[25/04/2006 22:41]

In mezzo.

La terra a poppa è scomparsa. Il rumore del motore cupeggia in fondo in fondo lontano. Tutto oscilla lievemente.

Il cielo è grigio.

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Mete

[12/07/2006 00:43]

Che non si vedono.

Come prefigurarle? Come disegnarle negli scarabocchi delle nuvole?

E, guardando indietro, più nulla di reale. Disegni nella memoria.

Continua la percezione del movimento.

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C’è una falla da qualche parte?

[20/07/2006 15:33]

Da qualche parte c’è una falla? Dove?

A volte si percepisce uno strano rollio, una vibrazione asincrona, un borbottio inquietante.

E’ una vibrazione uditiva, tattile, visiva, concettuale.

Da dove viene? E’ il segnale di una falla importante?

Molti la sentono. C’è qualcuno che è in grado di individuarla?

Molti sentono questo segnale; molti vedono tante piccole falle, tanto piccole che non serve a niente darsi da fare a ripararle, oppure che riescono a riparare in breve tempo e con poco sforzo.

Ma c’è una falla più grande? Una falla che nessuno è in grado di vedere e che potrebbe portare al naufragio della nave?

La falla potrebbe essere individuata da chi conosce tutta la nave? Ma chi è che conosce tutta la nave? Ognuno è relegato nel suo cantuccio, a volte si sposta, ma la visuale è sempre ostruita.

Alla sera, dopo cena, ammirando il tramonto rosso sopra il mare placido, c’è chi racconta di una meta-falla, di una falla di sistema; c’è chi dice che anche se la nave affonderà ce la caveremo lo stesso; c’è chi dice che se ognuno sistema le piccole falle che vede la nave continuerà maestosa nel suo viaggio.

Più tardi, in cuccetta, quando la mente assopisce i pensieri del giorno e il sonno arriva dolce, l’idea della meta-falla si intrufola indesiderata nello schema, rendendo il sonno ancora più vorace.

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Profili sull’orizzonte

[23/09/2006 14:36]

Il cielo è ancora scuro e il vento sbatte contro il metallo.

Sono giorni che navighiamo vicino ad una costa.

Profili di monti, di città, fioche luci di notte, fanno prefigurare tra i passeggeri le meraviglie della terraferma.

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Dietro i monti

[04/10/2006 10:24]

Dietro i monti si stendono infinite colline con foreste imponenti, campi coltivati e fattorie. Le persone piccole piccole si stringono tra di loro impaurite.

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Il rumore è buono

[27/10/2006 20:36]

La macchina è stata messa in moto.

Il rumore è buono, fluido, coerente.

Il sistema sembra stabile.

Certo bisogna registrare meglio le comunicazioni. Dev’essere qualcosa a livello di codifica o di decodifica del segnale, o forse il sistema di riconoscimento e identificazione. Si traduce in un fruscio di fondo che può disturbare. Può funzionare ma è migliorabile: meglio lavorarci sù.

Per il resto tutto sembra girare bene: niente più affanno, niente più attesa di misteri. Certo prima di partire del tutto c’è sicuramente da fare una revisione alle parti fondamentali.

Ma la macchina è stata messa in moto. E il rumore è buono.

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L’odore della polvere

[13/11/2006 09:08]

Era ancora buio e freddo quando la porta dell’officina si è chiusa dietro. Adesso che il sole si è alzato caldo la polvere della strada ha iniziato a rilasciare il suo tipico odore secco.

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Il tornante

[10/01/2007 14:22]

Sembra di essere sospesi, nell’attimo della curva; puoi vedere giù, o forse è meglio dire che puoi immaginare il “giù” (e le sue profondità, la strada percorsa, la distanza, la valle, ecc.); perché devi pensare a fare la curva, non c’è tempo per guardare. Neppure “sù”. La curva è disegnata. La via decisa alla partenza. Bisogna solo disegnare questa curva. E poi la successiva.

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