Anzio. L’attrito della guerra – Epilogo

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Il vecchio sorride debolmente. “Mi chiamo Ted Jones”, dice, “Ho combattuto ad Anzio con i Granadier Guards”. Mi offre da sedere e si sistema su una poltrona con l’aiuto del suo bastone. E’ la prima volta che Ted si e’ unito agli altri veterani dell’Italy Star Association nel weekend di ritrovo annuale. Si stava godendo la brezza marina del Sussex, la compagnia e le storie del passato. Maurice Cheadle, l’iperattivo 87enne fondatore dell’associazione, dice che probabilmente questa sara’ l’ultima volta  che i soci si troveranno; ma, aggiunge, “lo abbiamo detto per anni. Stiamo appassendo”, continua Maurice, “ma stiamo ancora combattendo.” La mia reazione istintiva e’ di chiedere che cosa stanno ancora combattendo, ma sapevo che la risposta mi era data da uomini come Andrew Wilson, il mio amico veterano che fu artigliere ad Anzio, un uomo che ancora zoppica per le ferite ricevute quando si trovava nella testa di ponte, e soffre tuttora di incubi. Una persona che non sta semplicemente lottando verso gli ultimi anni della sua vita, ma anche un veterano che sta ancora combattendo con l’eredita’ della battaglia. Attraverso la Italy Star Association ho incontrato molti uomini del genere, e mi sono sempre sentito onorato di essere alla loro presenza e piccolo di fronte a loro. Ma, con la modestia propria di quella generazione, ognuno di loro sembra sempre meravigliato di trovare una persona con 50 anni di meno interessata alle loro storie, e tanto piu’ interessata in loro stessi.

Ted Jones ha combattuto alla Fabbrica, a Carroceto, sul crinale del Buonriposo e al “wadi country” di Anzio. Io ho letto tantissimo degli eventi che sono successi in quei luoghi, e i loro nomi mi riempiono di curiosita’. Ma a Ted quei nomi ricordano solo immagini, odori e suoni. Per un attimo perso nel passato, l’anziano dall’aria distinta fissa il pavimento. Improvvisamente, ricorda il momento in cui un terribile bombardamento di artiglieria tedesco si abbatte’ sulla  sua compagnia durante un contrattacco nemico vicino a via Anziate. Dalla minuscola feritoia della sua trincea ricorda il sibilo dei proiettili in caduta, l’assordante terremoto delle esplosioni, che penetrano stordenti dentro il petto. L’odore della terra bagnata mista a cordite. Ricorda il sibilo di una pallottola e la risposta borbottante del Bren. Ricorda le grida dei feriti e le terrificanti urla della fanteria tedesca all’assalto. Ted Jones ricorda benissimo la morte del suo amico accanto a se’: “Fece un gorgoglio e se ne ando'”.

Mentre rivive la terribile prova a cui ando’ incontro quando aveva vent’anni, io penso che alla stessa eta’ io non ero altro che uno studente preoccupato solo di se stesso, il cui orizzonte era giocare a rugby e passare il successivo esame; non posso fare a meno di farlo partecipe di questi miei pensieri. Ted mi guarda con i suoi occhi azzurro chiari. “Questo e’ esattamente quello per cui abbiamo combattuto. Perche’ tu potessi pensare alla tua vita senza dover affrontare simili orrori”. Si passa silenziosamente un fazzoletto sul viso, e poi cambia discorso, chiedemodomi se sono sposato. Si’, gli dico, e ho 3 bambini. Freddie, di 9 anni, e’ appassionato di libri di guerra e si butta sui documenti come me. Ted tira fuori dal portafoglio alcune foto. La consunta fotografia in bianco e nero lo ritrae come un soldato gibernato orgogliosamente in posa a fianco ad una apparentemente nervosa ma carina giovane donna dalla pettinatura definitivamente anni ’40 – sua moglie, Vera, piu’ volte nominata durante la nostra conversazione. Passa delicatamente le dita su quella immagine mentre mi dice che, nostante siano stati in Italia in vacanza due volte, non e’ mai tornato ad Anzio. Ci fu una breve pausa, poi continuo’,”Sono pronto ad andare, ora”, e, continuando, “per completare il cerchio, ma …”. La sua voce si esaurisce, e io mi offro di accompagnarlo, ma rifiuta gentilmente, “Non vorra’ farmi da infermiera. No, grazie” . Ma vedo che e’ interessato, e gli scrivo il mio numero di telefono e il mio indirizzo su un pezzo di carta, dicendogli di chiamare casomai cambiasse idea. Ted si alza per andare a giocare a bocce, ma, una volta sulla porta, si gira verso di me, e, alzando il palmo della mano destra quasi come si trattasse di un giuramento, mi dice “Preghero’ che il suo Freddie non abbia mai da combattere una guerra”.

Tre giorni dopo mi viene recapitato un piccolo pacchetto, con il mio nome e il mio indirizzo scritti con grafia tremolante. Lo apro, e vi scopro una medaglia di bronzo a sei punte e il suo nastro rosso, bianco e verde. Una Italy Star. Questo il messaggio da Ted Jones:

Grazie per aver ascoltato le mie storie di guerra ed essere stato cosi’ gentile da sembrare interessato alle mie chiacchere. E’ stato bello parlare con Lei, e sarei veramente felice di tornare ad Anzio quando lo riterra’ opportuno. Le invio qualcosa per Lei. La prego di accettare. Non ho nessuno a cui lasciarla. Vera e’ morta 15 anni fa, e sono sicuro che lei la conservera’ con cura. Lei conosce le mie esperienza di guerra meglio di qualsiasi altra persona. Le sono grato.

Presi il telefono e chiamai il suo numero. Voleva davvero che io diventassi il custode di qualcosa di cosi’ prezioso?  quando avrebbe voluto fare la visita ad Anzio? Una giovane receptionist della casa di riposo mi rispose, e io chiesi di Ted. “Mi spiace”, rispose, chiaramente scossa, “se ne e’ andato la notte scorsa”.

Il testo sopra e’ la mia libera traduzione dell’Epilogo di Anzio. The Friction of War, di Lloyd Clark; tradotto con il consenso dell’autore.

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2 Risposte to “Anzio. L’attrito della guerra – Epilogo”

  1. Miguel Martinez Says:

    Un racconto stupendo, grazie per averlo raccolto.

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