La psicologia delle folle

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In tutto cio’ che e’ internet c’e’ stato recentemente una profonda trasformazione. Negli ultimi anche in Italia internet e’ diventato uno stumento di comunicazione di massa – quando all’inizio era uno strumento principalmente usato da giovani maschi con passione per videogames.

Fa impressione vedere la quantita’ di commenti qualunquisti o offensivi lasciati, per esempio, sugli articoli del Corriere, ma questo varra’ per ogni sito popolare. Delle 2 l’una: o la gente non capisce che quando scrive qualcosa su internet sta mandando un messsaggio potenzialmente visibile a milioni, o lo sa ma non gliene frega niente ed e’ contenta di esprimere la propria ingnoranza o rabbia.

In un certo senso, la capacita’ interattiva di internet ha dato hai mezzi elettronici quello che mancava per trasformarli in vere piazze digitali, portando il corto circuito di eccitamento collettivo che una volta era possibile solo nelle piazze, e che la TV poteva solo vagamente simulare, alla portata dei mobile devices che tutti oggi hanno in tasca. “Psicologia delle folle” di Le Bon e’ piu’ che mai attuale.

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Una Risposta to “La psicologia delle folle”

  1. rochy Says:

    bé, se vuoi un esempio da antologia basta andare sul sito di Parma di Repubblica. La testata attacca la giunta comunale con toni spesso pretestuosi. Sicuramente c’hanno ancora addosso la sconfitta elettorale. Dall’altra intervengono strenui difensori a 5 stelle ero solito postare, leggere, chiedere. Poi mi sono reso conto che nessuno era intenzionato ad un dialogo. O meglio, una piccola minoranza. Ponendo domande serie sull’argomento, sono rimasto sorpreso nel leggere i commenti che si prendevano la biga di rispondere, attenuando i toni e trattandomi come un ingenuotto che voleva capire cose in cui non c’è niente da capire. C’è solo noi contro loro. E’ vero, forse noi siamo ancora a fascisti contro comunisti. E la rete non fa altro che rendere evidente una realtà che appunto sembrava ristretta ai meandri televisivi. Ma secondo me c’è anche un altro fatto che motiva la rabbia e la scarsa acutezza di molti commenti. Il fatto che i giornalisti mediamente non sono in grado di soddisfare i bisogni del pubbico ma tendono a rafforzare la propensione allo scontro, un po’ per mero mercato, un po’ perché forse non sono meglio della gente. E insomma torniamo al fatto che in Italia non c’è autorevolezza e l’autorità che si manifesta o è delegittimata da anni di malgoverno o è francamente poco avvezza a ragionare in termini di responsabilità e di ragione. Il movimento populista (nel senso buono) di Grillo è un esempio di come le idee popolari siano solo il frutto reazionario di un popolo tradito dalla sua classe dirigente. Le idee che saltano fuori, possono sembrare e sono confuse e poco pratiche, ma se viste nel complesso, sono il tentativo di riportare le cose a quando si stava bene, più un po’ di ecologia. Che non guasta mai (ma sappiamo che i verdi veri in Italia non contano molto). Grillo rappresenta una reazione all’esistente. E si maschera da rivoluzione cercando di rottamare l’intera classe dirigente, cercando di sostituirla con il cittadino, guidato dall’alto (un po’ di diffedenza verso il popolo c’è sempre). A me francamente sorprende che tanta gente dia dell’irresponsabile ai M5S e sono la maggioranza. Ma io ho votato FARE e rappresento lo 0.8% di questo paese. Non mi sorprende.

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