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La storia non è finita

24 settembre 2015

La storia non è finita nel 1989. La storia non finisce mai. La storia ci sorprenderà sempre perché sarà sempre nuova e inaspettata anche se sempre si ripeterà.

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Il film su Pantani

4 settembre 2015

L’anno scorso e’ uscito e non me ne sono accorto, e questa settimana, complice il mal di schiena che mi ha tenuto a letto e l’abbonamento di prova che F ha fatto a Netflix, mi sono goduto il film su Pantani. Pantani, la morte accidentale di un ciclista, nella versione inglese del titolo. Anche perche’ fuori dall’Italia se non menzionavi la parola “ciclismo” nel titolo probabilmente pochi potevano capirne il contenuto dal solo nome di Pantani.

Un film bello, magnifica fotografia, magnifici suoni, magnifiche soggettive di come e’ andare in bicicletta, come sappiamo noi fortunati che abbiamo potuto gustare il suono e il sapore dell’asfalto e dell’erba e il profumo del vento quando eravamo giovani e forti.

Le recensioni sono discordi sul valore del film. Tutti sono d’accordo che e’ un bel film, ma a livello di contenuti, la tesi del complotto contro Pantani e’ sposata come un apriori, e questo incide sulla credibilita’ fattuale del documentario.

Inevitabile il confronto con Amstrong, sia il personaggio sia il film fatto su di lui. La mia prima reazione e’ stata, si’ ma Amstrong e’ Ammerikano, non merita compassione, pieta’ o simpatia.

In realta’ l’Amerikanismo dell’Amstrong non c’entra. C’entra che Amstrong era un “approfittatore”, ed e’ vivo, mentre Pantani era davvero un “ragazzo romagnolo”, ed ora e’ morto. Ho visto il documentario su Amstrong, e mi ricordo la casa lussuosa in cui vive. E in effetti uno come Amstrong non lo si puo’ che solo disprezzare.

Pantani no. Pantani e’ stato un eroe nazionale, un eroe con tutte le declinazioni di tragicita’ che la figura dell’eroe deve avere. E il groppo alla gola e le lacrime, durante e alla fine del film, sono garantite.

L’Italia e la guerra

17 febbraio 2015

Odo messaggi bellicosi che arrivano dal Bel Paese.

L’Italia non puo’ fare una guerra per 3 ragioni: 1) non ha le risorse, 2) non ha la tradizione militare, 3) non ha la classe dirigente adatta.

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Non ha le risorse: non ci sono i soldi. La guerra e’ una attivita’ estremamente costosa; il debito schizzerebbe al 200-300% del PIL e negli anni successivi alla fine della guerra ci sara’ poverta’ e guerra civile. Abbiamo gia’ visto.

Non ha la tradizione militare. Si parla qui sia di tradizione militare di lungo periodo (l’Italia come nazione non ha mai avuto pieni successi militari) ma soprattutto di breve periodo. In Italia non ci sono forze armate fatte da persone che hanno realmente combattuto negli ultimi 10-20 anni. La guerra e’ una cosa complessa che richiede esperienza.

Non ha la classe dirigente adatta. Questo e’ un ampio discorso; avro’ forse pregidizi, ma l’impressione e’ che comunque in Italia manchi una classe dirigente con effettivo contatto con la realta’ – le capacita’ di organizzare cose complesse forse ci sono, ma sono di certo ben nascoste.La guerra e’ una cosa complessa che richiede organizzazione e senso della direzione.

Questo non vuol dire che un parlamento italiano non dichiarera’ guerra nel prossimo futuro. Vuole dire che quando lo fara’ portera’ al disastro la maggior parte degli italiani e dei residenti in Italia.

Traversata londinese, da est a ovest

25 maggio 2014

Ebbene si, nonostante i saggi abbiano vaticinato che i viaggi debbano essere verso est, questa mattina, dato che io abito a est, mi sono diretto a ovest.

Ho sceso il mio abituale canale del Reggente, che ha accolto il mio mal di testa con il suo solito sorriso sornione. Sorriso delle case-barche ormeggiate, dei cigni e dei loro piccoli, delle fioriture ormai estive, dei riflessi di luce provenienti da Canary Wharf.

Superato Limehouse Basin, mi sono addentrato in una terra un po’ piu’ ignota, anche se percorsa parzialmente nel verso opposto una domenica mattina di inizio marzo dopo aver giubilato la notte per l’arrivo della primavera.

Pacifico e calmo, Wapping, con le sue case da abitare, i suoi interni silenzioni e la centrale della polizia di fiume.

Arrivato a Tower Bridge, la marea umana dei turisti mi accoglie, e un matrimonio multiplo indiano, dove si attendono gli sposi a cavallo, ma il tizio a cavallo a presidiare era Cockney 130%.

 

Tower Bridge, maggio 2014

Tower Bridge, maggio 2014

Lasciandomi trasportare dalla fiumana umana, mi dirigo verso il centro della mia camminata, Southbank.

A Southbank pausa ristoratrice.

SouthBank, maggio 2014

SouthBank, maggio 2014

Il London Eye, nella sua semplicita’, ha sempre ilsuo effetto mistico.

Folle titaniche ai piedi del suddetto London Eye, quasi a voler adorare questo simbolo della modernita’.

Appena dopo il suddetto, le folle si diradano.

Westminster, maggio 2014

Westminster, maggio 2014

Dopo Vauxall, inzia la terza parte della camminata. Il fiume si fa liscio e pacifico. Palazzi nuovi o quasi nuovi, o ancora in costruzione, si ergono, per i veri (?) ricchi. East London, con la City e Canary Wharf ma anche con Poplar e Tower Hamlet, e’ alle spalle. [Si’, questo vuol dire che qui sono (quasi) tutti bianchi e ricchi]. Alle spalle anche la confusione turistica del centro. Qui solo residenti [bianchi e ricchi].

Londra, maggio 2014

Londra, maggio 2014

Penultima tappa prima della meta finale, che e’ Hammersmith/ Chiswick, e’ Putney. Dopo 5 ore di camminata, e vicino al 25esimo kilometro, la stanchezza si fa sentire. Penso ad un autobus, ma poi ci ripenso. Te’ e creme brule al cafe’ della chiesa di Santa Maria mi aiutano a riprendere le forze.

Londra, maggio 2014

Londra, maggio 2014

E il dio della camminata mi premia. Dopo Putney il fiume si fa ancora piu calmo e ampio. Il sentiero diventa davvero un sentiero in mezzo al bosco, e il ponte di Hammersmith si avvicina festoso.

Watergate, o sul cambiamento

26 marzo 2014

Genetti e l’Architetto nel 2009 visitarono Berlino e furono folgorati dalla bellezza sintattico semantica del Watergate. A Marzo 2014 il Watergate ha organizzato un evento a Londra, al quale i nostri hanno partecipato. Di seguito i loro commenti, a forma di dialogo.

Immagine tratta da http://www.iheartberlin.de

Genetti: la serata [di marzo 2014] e’ stata piacevole, bella per alcuni versi, ma l’impressione e’ che il Watergate a Berlino era un’altra cosa.

Architetto: Allora, o a Berlino abbiamo idealizzato (il che mi sta anche bene per una toccata e fuga) oppure qui a Londra è stato  davvero più sciatto. La musica l’ho trovata un po’ autoindulgente e pleonastica, specialmente certe pennellate melodiche di synth che tentavano di definire moods che non legavano nella parte ritmica. Molto diverso rispetto alla compattezza, concisione e muscolarità di Berlino. Ti ho già parlato di come un break con un legnetto che suonava da solo per quattro battute in levare mi ha fatto capire come la percezione del tempo musicale (come dello spazio) può essere ingannata con semplici stratagemmi. Sto cercando di fare musica in questa direzione. Sabato sera era ok, però sono d’ accordo con te la musica era a volte più fumo che sostanza un pò come un hipster sfigato.

G.: La distorsione dell’effetto memoria ci sta tutta eravamo (piu’) giovani, eravamo in vacanza, rilassati, ecc. Pero’ la mia prima impressione e’ che abbiano fatto questo evento londinese piu’ per fare cassa che per altro; o forse si sono voluti adattare alle espressioni musicali piu’ londinesi. Come dicono nel loro film del decennale, Watergate e’ diventato un brand globale, e si sono trovati di fronte a decisioni da prendere rispetto alla crescita che vogliono avere. A prescindere da questo fattore crescita, c’e’ poi un fattore evolutivo. E’ evidente che non possono fare la stessa musica del 2009, qualcosa deve cambiare; pero, a vedere la line up di, metti, sabato 22 marzo 2014 a Berlino, c’e’ per esempio un tal Kleintierschaukel, che, cavolo ascoltalo qui, dico io, magari fosse stato a Londra!

A: Ecco buongiorno approdo qui orora e La ringrazio dell’ ospitalita’ concessa. Vedo che mi ritrovo gia’ uno spuntino da digerire. Tornero’ piu’ in la’ dopo l’ ascolto e Le faro’ sapere. Promesso.
……….ecco sono tornato ma senza aver fatto i compiti nè consumato il piccolo spunto.
Dunque il tema della techno mi è molto caro e di conseguenza da dove cominciare per toccare un tema così vasto? Potremmo iniziare parlando della differenza tra ritmo e melodia, estremi di uno spettro che articola e segnala il contrasto tra figura / sfondo, continuo / discontinuo, silenzio / suono.

Accise, IVA, condanne penali

28 settembre 2013

Quindi, siamo ad un nuovo capitolo.

Un tipico capitolo di una tragedia all’italiana.

Il titolo e’: il PD vuole aumentare l’IVA, il PDL vuole difendere gli italiani da questo aumento.

Il sottotitolo e’: il PD vuole aumentare l’IVA, il PDL vuole aumentare le accise (tanto nessuno sa cosa sono le accise, mica mi toccera’ pagarle a me?).

Poi ci sarebbe da aumentare ancora accise per fronteggiare il mancato gettito IMU (come li pagano gli asili i comuni, se no?).

Ah, la Accisa.

A, e poi venerdi’ prossimo c’e’ la riunione in Senato per decidere di applicare una sentenza di un tribunale italiano su un politico italiano.

Se il concetto di serieta’ e’ un concetto difficile da tradurre nella politica italiana, il concetto di vergogna ha una unica declinazione, e si chiama PDL.

Una delle mappe migliori che io abbia mai visto

14 settembre 2013

Trovata un po’ per caso, mi sono oggi imbattuto nella seguente mappa. La trovo meravigliosa.

Mappa prodota dalle Nazioni Unite

Densita’ della popolazione umana sulla Terra – cliccare per ingrandire

L’originale si trova a questo link.

L’ho trovata mentre mi cercavo di immaginare la densita’ abitativa del Bangladesh, paese di 160 milioni di abitanti schiacciati in un territorio relativamente piccolo.

Pensavo al Bangladesh dopo una mia passeggiata mattutina a Whitechapel, che e’ una zona di Londra vicina a dove abito. Anzi, tecnicamente, io vivo nella parrocchia di Whitechapel.

Nonostante il nome “white”, la zona e’ molto “etnica”. Anzi, sembra che, per ironia della sorte, il nome Whitechapel derivi effettivamente da una chiesetta bianca costruita nei paraggi, nel 13o secolo, che dopo vicissitudini di secoli fu definitivamente distrutta dai bombardamenti tedeschi della seconda guerra mondiale, e mai piu’ ricorstruita. Al suo posto ora sorge il parco Atab Ali, cosi’ nominato per ricordare un  omicidio a sfondo razziale cola’ avvenuto negli anni ’70.

Bene, questa mattina mi trovavo a passeggiare per il mercato di Whitechapel, e osservavo la popolazione locale, e la cosa che mi colpiva e’ che mi sembravano islamici ma non arabi. E poi ovviamente a confondere il tutto ci stavano neri, turisti italiani, coreani, insomma il solito miscuglio londinese.

Whitechapel si trova nel comune di Tower Hamlet (non nel comune di Londra; Londra non e’ e non fa comune). Una veloce ricerca sui dati del censimento 2011 mi ha confermato che esistono 2 comuni in Inghilterra in cui l’etnia dichiata al censimento di un gruppo diverso dal “English/ Welsh/ Scottish/ Northern Irish/ British” e’ quantitativamente maggiore di quest’ultimo gruppo. Uno di questi due comuni e’ appunto Tower Hamlet, dove vivo. A Tower Hamlet il 31% dei residenti sono “English/ Welsh/ Scottish/ Northern Irish/ British”, il 32% sono invece “Bangladeshi/ British Bangladeshi”.

Per i curiosi, l’altro comune in cui gli “English/ ecc. ecc.” non sono maggioranza relativa e’ Brent, anch’esso facente parte dell’area londinese, con il suo 19% di “Indian/ British Indian”. A Londra in complesso la percentuale di “English/ ecc.” e’ 45%, in Inghilterra l’80%.

Ebbene, questa mattina mentre passeggiavo per il mercato, ho anche ovviamente pensato “ma non starebbero meglio a casa loro tutti questi” – perche’ e’ evidente che nulla ci azzeccano con questo clima grigio freddo e umido e con la necessita’ di bere alcolici per sopravvivere alla carenza di sole? Poi la domanda me la sono rivolta a me, inizialmente pensando che per me era diverso, che sto abbracciando molto diversamente la cultura britannica, poi ho lasciato perdere questo pensiero.

Poi ho anche un po’ pensato all’impero e alla necessita’ impellente dei britannici di fare un anno sabbatico nelle loro ex colonie, ma anche questo pensiero non era molto serio.

Alla fin fine, sono arrivato alla mappa di cui sopra.

E’ splendida e bellissima, perche’ mostra la continguita’ e l’addossarsi degli esseri umani spalmati sul globo terracqueo. Mostra come i confini nazionali non sono che delle pallide linee sulla sabbia rispetto alle isole di umanita’.

Mostra l’agglomerato europeo; l’inaspettato ultra-saliente russo nella pancia dell’Asia. mostra il filo rosso che e’ l’Egitto nel suo deserto. Mostra la linea sub-sahariana, mostra il deserto del sud-ovest africano. Mostra l’impressionante filare umano sub-himalaiano (di cui appunto il Bangladesh) fa parte. Mostra la forma dell’Impero Cinese, e le curiose linee e superfici americane.

Insomma una mappa che si potrebbe stare a guardarla per ore e ore.

Passaggi

27 luglio 2013

Eccomi qui di nuovo ad una visibile svolta.

Mercoledi’ scorso sono iniziati gli addi ai colleghi di lavoro. Quanti, quanti colleghi. Lavorando in una azienda di 40.000 persone, si finisce col veniere in contatto davvero con tante persone.

Mercoledi’ i saluti con la capa, che giovedi’ non potevo vedere e da ieri e’ in ferie. E per gli stessi motivi anche saluti con una grande persona che ho conosciuto in Olanda.

Giovedi’ a Bruxelles, saluti ai colleghi belghi. La memoria inprovvisa degli uffici brussellesi, cemento squadrato stile continentale EUistico – e il panino dai greci-italiani al Cora.

Ieri leaving do con i colleghi di Oxford. Lavorero’ ancora una settimana ma volevo fare il leaving do il venerdi’ prima. E’ piu’ pratico.

E ieri anche i saluti al collega che mi sostituira’. Si dicono frasi di circostanza sempre in queste occasioni, ma mi ha colpito la sua frase “it has been a joy working with you in the last weeks”. Joy. Si’, e’ in effetti quello che voglio trasmettere. E’ solo quella, la cosa importante.

Come dico a tutti, la cosa piu’ importante del lavoro sono le persone. Mi mancheranno tutti; ma incontrero’ anche nuove persone. Come mi descrisse un empatico capo-amico, continuo il mio essere caravella; continuo il mio attraversare mari per approdare in nuovi porti.

caravella from vmshippingblog wordpress com

For our Turkish Friends

4 giugno 2013

Yesterday evening I posted here on my blog a summary of the news/ pictures/ videos from the Turkish weekend. I thought it was important to fix them on a sort of more static and shareable support than Facebook.

I think it is important to fix some memories today as well, in the absence of decent reports from the so-called official media.

Let’s go. Let’s see what are the news from today.

“Beyazit Ilhan from Turkish Medical Association announced more than 3500 injured on Halk Tv.”

“Taksim Platform, representatives of the protests, will be meeting Bulent Arinc (President of the Assembly, Acting PM) tomorrow. There’s even a probability of President Abdullah Gül meeting with the representatives.”

“Izmir Police Headquarters announced that the group of people who attacked protestors with sticks was undercover cops. Weird statement: no information on why they did it or if they will be punished for it.”

“Bulent Arinc (President of the Assembly, Acting PM): “The press outside Turkey making non-objective broadcasts. They’re not sensible like the Turkish Media. Same things happen in UK, Spain, Italy, Greece. Our government and state is strong, We won’t be deterred by the street. We’ll take care of it.””

“Bulent Arinc: “Social media pumps lies in its irresponsible world.” Twice he skipped answering the question about the ID numbers on helmets being covered. We have solid proof, all the news agencies have footages of minutes of it.”

“Ankara streets on fire. Police have unique ID numbers on their helmets, but they’ve painted it!”

“Bulent Arinc: “The police is using only their shields. If it’s not enough, they use water cannons. As long as their life is not under threat, they don’t use tear gas. They are taking action exactly according to our commands.””

Source: “Occupy Gezi” on Facebook.

Non dimentichiamo i nostri amici turchi

3 giugno 2013

Qui di seguito una carrellata di mostruosita’ di cui siamo stati tutti testimoni negli ultimi giorni.

Uno dei famigerati camion con cannone d’acqua Toma2 che getta a mare passanti sul lungomare.

Il conto dei feriti domenica ad Ankara: 414 feriti ospedalizzati, di cui 2 trauma cranici, 1 trauma cranico grave, 2 emorragie cerebrali, 1 perdita di un occhio, 4 con arti rotti, 4 fratture craniche. Ricordiamo che molti poliziotti sono stati fotografati o ripresi ad usare gli spara-lacrimogeni come lancia-lacrimogeni mirando alla testa dei dimostranti da distanza ravvicinata.

Polizia che pattuglia “scortata” da una banda di persone in abiti civili e armate di bastoni.

Polizia che picchia gente a terra o ammanettata.

Polizia che picchia persona inerme.

Polizia che cerca di assaltare un negozio, apparentemente senza riuscirci.

Polizia che spara un lacrimogeno dentro una casa.

Polizia che spara un lacrimogeno a distanza ravvicinata, alla testa, ad un idiota che gli faceva uh-uh davanti.

Sciura che aiuta le vittime di lacrimogeni e gas irritanti con acqua calata dalla finestra con il cestino.

Poliziotto che tira un oggetto a passanti.

Manifestanti che pensavano che bastasse dare un po’ di cibo ai poliziotti per farseli amici.

Uno dei tanti episodi da vigliacchi di cui i poliziotti si sono macchiati: l’uso di spray irritanti su persone circondate da una forza preponderante.

Situazione simile, in una delle foto simbolo della vigliaccheria dei poliziotti.

Una delle tante folle che hanno segnato la domenica di pacifica protesta in ogni angolo dell paese.

Foto suggestiva: una moschea trasformata in ospedale da campo.

National Portrait Gallery

14 aprile 2013

Oggi sono stato alla National Portrait Gallery di Trafalgar Square.

Dal nome, mi aveva sempre attirato poco, ma alcuni amici di tendenze intellettuali-artistiche me l’avevano consigliata, e mi sono quindi fidato del loro consiglio. E ho fatto bene.

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Mi aspettavo pareti un po’ polverose con quadri di personaggi austeri che ti guardano dall’alto in basso. In parte e’ cosi’.

Mi sono subito avventurato nella sezione vittoriana. Emozionante l’incontro con Darwin. Poi ci sono le sezioni dei primi re e regine di Inghilterra, e poi il periodo “fiammingo”, poi quello illuminista, quello napoleonico, quello vittoriano appunto, fino ai giorni nostri.

Ci sono re e regnanti a partire da Maria di Scozia per finire alla duchessa di Cambridge e Harry e suo fratello (che non mi viene il nome, perche’ quello figo e’ ovviamente Harry …), ma ci sono anche personaggi della scienza, riunioni del Parlamento, attori e artisti, generali e ammiragli.

Insomma, non e’ una raccolta d’arte ma una celebrazione delle persone che hanno fatto una Nazione. E, la cosa impressionante e’ che, passandoci davanti, hai tutti questi sguardi addosso. Sembrano vivi, sembrano li’. Ti ricordano chi erano, ti ricordano che erano persone, come te, erano vive, e adesso vengono ricordate.

Non so bene quale sia il significato di tutto cio’, ma ammetto che ne sono rimasto impressionato e mi e’ piaciuto.

In Italia ci vorrebbe una Thatcher

14 aprile 2013

La frase, se non ricordo male, non e’ mia, ma di un mio amico, detta anni fa.

Mi e’ tornata in mente in questi giorni di Aprile 2013, dove, qui in Regno Unito, si sono susseguiti i ricordi in onore della signora Thatcher nei giorni sucessivi al suo decesso.

Non dico che ci vorrebbe una signora Thatcher per riproporre letteralmente le sue politiche. L’Italia del 2013 non e’ il Regno Unito del 1979.

Ci vorrebbe una persona con il suo spirito il suo coraggio la sua convinzione per raggiungere un obiettivo: salvare l’Italia dal declino.

Ma, c’e’ un ma anche qua. Appunto, l’Italia del 2013 non e’ il Regno Unito del 1979. Il Regno Unito aveva una memoria di un impero e una memoria viva di una guerra (la seconda guerra mondiale) che ha forgiato il suo senso di unita’ e identita’ nazionale moderno, includendovi sia il senso di solidarieta’ tra i suoi cittadini sia il senso di essere dalla parte del giusto – contro l’Impero del Male, e di aver vinto.

Insomma, la situazione italiana di oggi non e’ simbolicamete transabile. E’ impossible riportare l’Italia ad antiche glorie, perche’ semplicemente non ci sono, se non tornando all’epoca dei comuni medievali (come alcuni molto debolmente suggeriscono – vedi Boldrin) o addirittura all’Impero Romano (ci hanno gia’ provato e non e’ andata particolarmente bene …).

Il passato dell’Italia, negli ultimi 500 anni, e’ un passato di fallimenti. Come fare a trovare un senso di urgenza, di identita’ e solidarieta’ nazionale, in questo contesto?

La psicologia delle folle

29 marzo 2013

In tutto cio’ che e’ internet c’e’ stato recentemente una profonda trasformazione. Negli ultimi anche in Italia internet e’ diventato uno stumento di comunicazione di massa – quando all’inizio era uno strumento principalmente usato da giovani maschi con passione per videogames.

Fa impressione vedere la quantita’ di commenti qualunquisti o offensivi lasciati, per esempio, sugli articoli del Corriere, ma questo varra’ per ogni sito popolare. Delle 2 l’una: o la gente non capisce che quando scrive qualcosa su internet sta mandando un messsaggio potenzialmente visibile a milioni, o lo sa ma non gliene frega niente ed e’ contenta di esprimere la propria ingnoranza o rabbia.

In un certo senso, la capacita’ interattiva di internet ha dato hai mezzi elettronici quello che mancava per trasformarli in vere piazze digitali, portando il corto circuito di eccitamento collettivo che una volta era possibile solo nelle piazze, e che la TV poteva solo vagamente simulare, alla portata dei mobile devices che tutti oggi hanno in tasca. “Psicologia delle folle” di Le Bon e’ piu’ che mai attuale.

The concept of “menata” explained to an English-speaking audience

21 febbraio 2013

Life has many meanings and many aims. Eating good food is one of the aims of life. If you believe in one or more gods, worshipping s/he/it or them can be another aim.

“Menarla” is one of the noblest aims of life.

The verb “menare” in Italian has a range of different meanings. According to the authoritative wordreference.com, it can be translated with to lead, to drag, to shake, to throw, to beat, to bring about, to fight – amongst the others.

“Menata” is the past participle of the verb “menare”.

The actual meaning of “menata” comes indeed from the phrases “me la meni”/ “te la meno”/ “non me la menare”/ “che menata!”.

“Menarla” in this sense means to obstinately try to convince someone about a particular idea or position. It is a sort of intellectual stalking, but made in total frankness and friendliness – even if a well conducted “menata” can have phases of open intellectual confrontation.

The “Menata” is a particular kind of social interaction, with its own rules. Usually there is an opening, a crescendo, a climax, and a closure/ ending. Pauses and silences are very important in the art of a well conducted menata.

The final aim is to demonstrate to the opponent our intellectual superiority. However, the art of the menata consists in attracting the opponent to your side with lateral or subtle moves. Very rarely a menata is won with a direct attack.

The final outcome of a menata – the winner – is often unknown. Because, for example, both opponents think they are winners, of because the actual moment in which the menata ends is undefined/ unknown. A menata you think is ended can restart with the same intensity the day after – or 3 years after.

A menata is always a mutual agreement and should be good fun, even if it is always taken very seriously by the opponents. Even if this statement is disputable, and could be the subject of a good menata.

In this sense, menate can be considered one of the finest intellectual deeds of humankind.

I destini del mondo – dell’Europa

13 gennaio 2013

In queste settimane ci sono alcuni fatti – dibattiti – discussioni che andranno a decidere i destini dell’Europa nei prossimi anni.

Le elezioni italiane sono un fatto europeo importante. A seconda di chi vincera’ e come, l’Europa avra’ infatti destini differenti.

Nel Regno Unito ora piu’ che mai impazza il dibattito sull’Europa, dato che sembra che la capacita’ di Cameron di rallentare l’ala dura di anti-europeisti mostra delle crepe. Quello che qui si vuole fare e’ un referendum sul fatto stesso che il Regno faccia parte o meno dell’Unione Europea. E’ opinione condivisa che se si facesse tale referendum oggi, i britannici voterebbero per uscirne. Per contro, la consapevolezza e’ forte tra le elite finanziarie e intellettuali che l’uscita dall’Europa avrebbe conseguenze drammatiche sul benessere dei britannici stessi. Qui come altrove, il tema del conflitto tra volonta’ popolare e ruolo di guida degli intellettuali e’ piu’ che mai presente (e’ un tema che sto sempre piu’ vedendo in molte parti).

In Francia si dibatte sulla nuova legge che elimina dal codice civile ogni riferimento al genere (sesso) dei genitori nelle relazioni famigliari (detta anche “legge sui matrimoni gay“). Come sempre i francesi non hanno mezze misure e quindi la nuova legge sarebbe fortemente estremamente laicista. Interessante che il Fronte Nazionale non sia contrario a questa modifica del codice civile. L’esito di questo dibattito avra’ ovviamente ripercussioni anche oltre i confini dell’esagono.

In Africa il Mali e la Repubblica Centro-Africana ribollono e il livello del conflitto sembra oggi sull soglia di superare un livello di guardia.

Come mi disse mio padre, il mondo e’ come un calderone di latte bollente che sta per cagliare. A noi giudicare se il fomaggio che ne verra’ fuori ci procura l’acquolina in bocca o la nausea.

Beppe Grillo come un nuovo Martin Lutero

2 dicembre 2012

Questo e’ un pensiero totalmente avventato. Mi e’ venuto in mente e lo condivido con i miei 5 lettori.

Questo pesiero e’ frutto della lettura delle prima pagine del The Signal and the Noise di Nate Silver, in cui si fa un parallelo tra la nascita della stampa e la nascita del web con la conseguenza sul trattamento e la diffusione di idee, e le loro conseguenze sul piano civile-sociale.

In sostanza, Lutero affisse le sue tesi sulla porta di una cattedrale in Germania, e in breve tempo ne furono stampate moltissime copie, che diffusero queste idee “innovative”, nonstante poche persone sapessero leggere. Beppe Grillo non ha usato una porta di una cattedrale, bensi’ un blog, e anche se non tutti sapevano usare internet, le sue “idee innovative” hanno fatto breccia.

La storia di cosa successe dopo la pubblicazione delle tesi di Lutero la sappiamo (qui, ma non finisce li’, ovviamente).

Emigrare in India

9 novembre 2012

Questa e’ una provocazione. O forse no.

Vorrei scrivere qualcosa di piu’ intelligente sui vicoli ciechi prospettati da Mario Seminerio sul suo ottimo blog, ma proprio il tempo e le energie mi mancano.

Il mio lavoro precedente al think-tank (pensatoio) sul futuro, mi ha insegnato che non esistono vicoli ciechi, e il futuro di puo’ padroneggiare, o prevedere. Magari non si puo’ manipolare e far andare nella direzione che si vuole. Ma si possono fare i diversi scenari, li si puo’ descrivere, si puo’ partire dal nocciolo delle previsioni, dallo scheletro (e i noccioli economici sono i migliori, perche’ narrano delle basi di sostentamento di una popolazione), e poi a cascata si immagina cosa accade al resto della societa’.

E’ abbastanza semplice, in se’, come esercizio. Richiede solo audacia intellettuale e una certa sicurezza nella propria conoscenza dei meccanismi sociali, culturali, economici. Per intenderci, l’opposto di quei ricercatori che esordiscono con “questi sono solo i risultati preliminari”, oppure quelli con la testa incastrata nel passato, nell’analisi di quello che e’ successo, e basta. In sintesi, richiede un po’ di palle, cioe’ essere bold, come si dice in inglese.

Non essere avventati, essere bilanciati, e, quando si tratta di gettare la palla, farlo, e non nascondere la mano.

Dicevo, la realta’ e’ li’. L’economia, volenti o nolenti, e’ un vincolo enorme sulle capacita’ delle persone di fare e non fare, ed un elemento centrale della cooperazione umana e della fiducia negli altri.

Dicevo non ho tempo per fare questo esercizio, e non lo faro’.

Ma la mia mente non ce la fa a stare ferma, e si getta sempre avventatamente oltre agli ostacoli.

Quando per uno spagnolo medio sara’ conveniente, utile, pensabile emigrare in India? Siamo ancora lontani da questa situazione.

Siamo, ancora, lontani. Adesso, oggi 9 novembre 2012.

Manifattura in Europa …

2 novembre 2012

… negli ultimi tempi; e si dice che adesso stia andando anche peggio.

(cliccare sull’immagine per vedere meglio)

King Rat

12 ottobre 2012

Ho appena scoperto che la traduzione italiana di King Rat (“Il Re”) non e’ piu’ disponibile, e ho appena finito di leggerlo.

E’ un libro molto bello; l’autore e’ James Clavell – King Rat e’ il primo libro di un autore che poi diventera’ famoso sia come autore di romanzi che come autore di sceneggiature e regista di film.

King Rat e’ un romanzo di fantasia, ma la storia, o meglio, le storie ivi narrate nascono dalle esperienze di Clavell come prigioniero di guerra nel campo di Changi, a Singapore (per ironia della sorte, Changi e’ oggi l’aereoporto di Singapore, e nel libro e’ narrato come i prigionieri lavoravano appunto a costruire un campo d’aviazione …).

King e’ un caporale americano che, grazie alle sue capacita’ imprenditoriali, riesce a cavarsela alla grande, in un campo famoso per la dissenteria, la fame, e la morte. Nonostante sia vietato commerciare, King e’ astuto, e grazie ad una organizzazione precisa e affidabile, riesce a non farsi mai beccare dalla sua nemesi, il responsabile dell’ordine tenente Grey, che cerca dall’inizio alla fine del libro in tutti modi di incastrarlo. Ma, alla fin fine, tutto il campo, dai comandanti alleati alle guardie giapponesi e coreane, dipendono dall’abilita’ commerciale di King.

Interessante quello che ci dice wiki, sotto la voce “folklore”, di cosa sia un “king rat”. Termine che sembra originare nel tedesco del XVI secolo, e starebbe ad indicare “chi vive alle spalle degli altri”. In sintesi, il fenomeno “king rat”, o “Rattenkoning”, o “Roi des rats”, sarebbe quando 2 o piu’ ratti finiscono per vivere con le code attorcigliate (si veda sempre wiki al link sopra per delle foto abbastanza … schifose).

Per tornare al libro. E’ un racconto maestoso. Clavell e’ maestro nell’intercalare storie, storie e ancora storie. Mentre il maggiore australiano pensa alla moglie a casa parte la storia della moglie; i flashback di Peter Marlowe sulla sua relazione con la splendida ‘Nai; e tante e tante sono le storie che si accavallano superbe e descrivono persone, atmosfere, situazioni.

Peter Marlowe e’ un po’ il personaggio pivot della storia. Aviatore inglese, di classe superiore, di famiglia militare dal ‘700. Nonostante sia una persona diversissima da King, i due sviluppano quella che Peter vede come una forte amicizia. Per King, si tratta sempre e comunque come una relazione d’affari. Con le sue parole, Peter ha un buon cervello (brain), e lui, come imprenditore, ha bisogno di buoni cervelli.

Impossibile pero’ riassumere qui il libro. Ma e’ possibile raccomandarne la lettura; la versione italiana e’ pero praticamente quasi introvabile su Amazon, quella inglese originale richiede un po’ di pratica con la lingua. Ne fu anche fatto un film, nel 1965, che dalle recensioni non sembra fatto malissimo. Ovvio il libro non puo’ che essere meglio …

Walter Bonatti, In terre lontane

23 settembre 2012

E’ abbastanza facile, al limite del banale, spiegare quel fenomeno di Walter Bonatti con le sue esperienze di bambino, nei primi anni ’40 del secolo scorso, con le libere esplorazioni del fiume Po che la guerra attorno a lui e la civilta’ contadina di allora gli permisero di fare. Voglio qui solo cercare di comunicare alcune delle mie – forti – sensazioni tratte dalla lettura di In terre lontane, libro in cui Bonatti descrive i viaggi-esplorazioni che ha fatto tra gli anni ’60 e gli anni ’70. Ma prima voglio tornare a quel bambino – e do’ per scontato che il lettore sa del Bonatti alpinista (ottimamente riassunto qui, in inglese).

Il libero bambino del fiume Po

Era un bambino libero di vagare tra i campi e le rive del grande fiume, di attraversarlo a nuoto. Era padrone fisico di quel mondo, lo possedeva e lo ascoltava. Il bambino esplora il grande fiume e i contadini che vivono attorno al grande fiume. Impara a conoscere e rispettare questo mondo; impara a sfidarlo, prende conoscenza dei propri limiti fisici. Si innesca una relazione personale – e intima, tra il bambino e la Natura attorno.

Questo tema, il tema della relazione intima, e personale, con la Natura attorno, e’ il tema attorno al quale si sviluppa il fenomeno Walter Bonatti. Nella sua relazione con la montagna, cosi’ personale e diretta, e la sua relazione con l’esplorazione di un mondo naturale allora ancora sconosciuto. Il bambino che trova la pace nel cuore del vulcano o sulla roccia di Capo Horn.

E, speculare a tutto cio’, la rabbia e il rancore verso tutto cio’ che e’ “umanita’ progredita”, quel progresso distruttore di questo mondo. Il “progresso” che non rispetta questo rapporto intimo, personale, diretto del bambino con la natura. Che media con strumenti tecnologici che hanno bisogno di tecnici che nulla sanno della poesia del grande fiume, o della figura paterna del grande monte, il Monte Bianco. E, in piu’, nella malattia ideologica che ha distrutto il poetico e vero “mondo dei semplici”, il mondo dei contadini del grande fiume o degli indios del Maranon. Quel “progresso” materiale ed ideologico che trasforma le “persone semplici” in “miserabili sbandati” senza dignita’.

In terre lontane

Ma veniamo quindi al contenuto del libro. Rinuncio a “spiegare” alcunche’. Riporto solo alcune delle frasi piu’ emozionanti, sperando di innescare nel lettore la curiosita’ della lettura del libro.

“L’avventura per me e’ una spinta personale… Nei grandi silenzi, nei grandi spazi, ho trovato la mia ragione d’essere… Il bello dell’avventura e’ sognarla, dare aria all’immaginazione… Per questo la fantasia deve accompagnarci sempre.”

“Che cosa non e’ piu’ preorganizzato e imbrigliato al giorno d’oggi”

“Il coraggio non e’ mai soltanto la molla che ti spinge in avanti. Il coraggio a mio avviso deve essere usato anche per frenare qualche entusiasmo troppo pericoloso. Riuscire a fermarsi e’ spesso molto piu’ duro che andare avanti.”

“A Capo Horn apparentemente non c’era niente da conquistare ne’ da esplorare, pero’ mi piaceva trovarmi in solitudine ai confini del mondo…”

“Alla solitudine, che e’ isolamento, io do’ un valore grandissimo, perche’ acutizza la sensibilita’ e amplifica le emozioni… Oggi piu’ che mai l’uomo ha paura di affrontarsi nella solitudine, teme quasi di doversi riconoscere, di doversi riconquistare”

“E’ certo che se noi riuscissimo a coniugare il nostro vasto sapere di oggi con l’antica animalita’ che gia’ abbiamo posseduto…”

Klondike 1965

“Avevo visitato la capanna di uno dei piu’ vecchi cercatori d’oro del Klondike… Qui viveva da circa 40 anni Peter Pamucina, un anacoreta straordinario che era rimasto fedele a tutte le tradizioni del luogo; era nato in Jugoslavia 79 anni prima. Mi accolse con una cordialita’ da vecchio amico. Erano le 10 del mattino di domenica, festa comandata da Dio, percio’ Peter non lavorava nella sua cava ma si stava radendo…”

“Quella sera vedo dunque Dawson traboccante di vita e di bellezza. Mi pare di sognare, di essermi tuffato indietro nel tempo.”

Uganda 1966

“I giorni scorrevano veloci per me e l’amico Bardana. Da settimane ormai vivevamo soli e isolati sul grande fiume in stretto contatto con cose e animali. Accettavamo tutto cio’ che la natura ci offriva: sole cocente e temporali, fatiche e sorprese, esaltazioni e turbamenti.”

“Intanto il Nilo scorreva placido e sempre piu’ silenziosi si facevano i suoi animali”.

Tanzania 1966

“Per tale prova avevo previsto tutto il prevedibile. Esisteva tuttavia l’imponderabile, che nel mio caso era grande, essendo io solo e disarmato.”

“Sopra di me, a un palmo dal naso, c’e’ una orranda bocca socchiusa e bavosa, due occhi tondi che mi fissano scintillanti e perversi al chiarore delle braci che vi si riflettono…Mi do conto di essere circondato da un gran numero di iene e sciacalli… Se dovessi esprimere in questo momento un giudizio sulla iena direi che e’ il piu’ subdolo, spregevole simbolo delle tenebre e della morte.”

“La vampa del giorno si fa di ora in ora inesorabile… Il caldo intorpidisce ogni capacita’ e annebbia i sensi.”

“A questo punto mi prende una sorta di malore… Mi riprendo non so dopo quanto tempo dopo e mi ritrovo incastrato tra due rami.”

“Anche stanotte, come tutte le notti, si consuma il rito crudele della lotta per l’esistenza. In nessun altro luogo come nella savana la morte incombe su tutto…”

“… appaiono due leoni proprio di fronte a me…subito dopo, ed e’ ancora piu’ allucinante, scatta qualcosa nel mio cervello…”

“A quel fatto la mia reazione e’ violenta quanto inaspettata. Io stesso me ne sorprendo.”

“… qualcosa ora e’ cambiato in me, lo sento dolorosamente. Quelli appena trascorsi sono stati giorni stravolgenti, di prolungato e logorante stress, piu’ nervoso che fisico. E quale effetto, adesso mi accorgo di essere come dominato da una sorta di eccezionale, quasi ultraumano potenziamento delle mie facolta’… Vivo come in trance le ore che ancora mi dividono dal punto in cui si concludera’ la mia marcia.”

Capo Horn 1971

“… sul Capo Horn c’e’ il nulla, soltanto tragiche scogliere deserte battute dalle peggiori tempeste.”

“Innalzo la tenda… Inizia a piovere. All’alba e’ l’uragano. Il mare urla e ribolle con infinite creste spumeggianti.”

“Sporgendomi da quell’estremo balcone meridionale, la prima cosa che cerco, e lo faccio instintivamente, e’ di accertarmi se il continente finisce proprio li’…”

Patagonia 1971

“Cosi’ arrivammo ai 1530 metri del passo del Viento, la porta d’ingresso al gelido nulla.”

“Improvvisi squarci di nebbie svelano cupe visioni sui fianchi del cerro Moreno…”

“Tutto puo’ essere in questo luogo ormai privo di proporzioni.”

Orinoco 1973

“Tutto qui dentro e’ esagerato e straordinario”

“La marcia e’ quasi sempre lenta ed estenuante, pero’ nulla si puo’ concedere alla fatica e allo scoraggiamento.”

“La fatica cui siamo sottoposti supera ogni possibile descrizione… Siamo consapevoli che qualunque sforzo facciamo per spingerci avanti non ha piu’ il minimo significato…”

Congo 1972

“Essi si sostentano e superano mille insidie e pericoli in una delle foreste piu’ inospitali, dove un uomo civile morirebbe inevitabilmente e rapidamente.”

“Scelgo, come terreno d’azione, le sorgenti inesplorate del fiume Nduye. La meta in realta’ e’ solo un pretesto per compiere con i pigmei qualcosa di concreto che sappia cavar fuori, sia da me che da loro, le capacita’ e i difetti piu’ nascosti, ma soprattutto che possa rivelarci reciprocamente, vivendo insieme, quello che realmente siamo e sentiamo dentro.”

“A impresa compiuta potro’ dire, con tutta la riprova, che i pigmei si sono rivelati gli uomini piu’ straordinari che io abbia mai conosciuto… Non camminano, corrono, corrono sempre… A vivere con loro ci si sente veramente come pesanti carcasse.”

“In tutto il tempo che ho passato con loro, e seppur tra imprevisti e qualche avversita’, non ho mai visto un pigmeo nervoso o infuriato.”

Nuova Guinea 1974

“La foresta, come tutte le selve tropicali, appare stupenda e orrida a un tempo.”

Guyana 1975

“Auyan Tepuy. E’ un’armonia di muraglie colossali dai fianchi inverosimilmente lisci, a picco, impraticabili. E’ un ciclopico piedistallo a sostegno di un tavoliere ampio almeno 700 chilometri quadrati, e a un’altezza fluttuante fra i 2000 e i 2450 metri.”

“Durante la notte, e in modo assai piu’ logorante di quanto non sappiano fare le maligne zanzare, e’ l’ansia a mozzare il respiro, un’ansia, come ho appena detto, che scaturisce da mille pensieri e pericoli…”

“Ad un tratto la selva cessa di colpo. Incredibile, un passo piu’ in la’ si spalanca il vuoto piu’ sconvolgente che mai mi sia apparso all’interno di una foresta.”

Maranon 1967 e 1978

“Solitario e infaticabile, l’indio delle montagne cammina e cammina, e non fa che lavorare”.

“I bambini, dalle guance paffute e rosse, costituiscono l’unica nota ridente fra questa gente che pare nata soltanto per soffrire ed essere triste…”

“Una volta all’anno, e per un solo giorno, tutto si riassume in un unica espressione gioiosa: la festa.”

“‘Avro’ infine la tristezza di vedere sfumare quella specie di Shangri-La per tanti anni idealizzata.”

“… Ollas fin dall’inizio mi appare completamente deserta e diversa da come io l’avevo conosciuta… L’uso della coca pare avere qui lasciato un duro segno.”

“… l’apatia di questa gente e’ totale.”