Archive for the ‘Uncategorized’ Category

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29 maggio 2015

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L’Italia e la guerra

17 febbraio 2015

Odo messaggi bellicosi che arrivano dal Bel Paese.

L’Italia non puo’ fare una guerra per 3 ragioni: 1) non ha le risorse, 2) non ha la tradizione militare, 3) non ha la classe dirigente adatta.

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Non ha le risorse: non ci sono i soldi. La guerra e’ una attivita’ estremamente costosa; il debito schizzerebbe al 200-300% del PIL e negli anni successivi alla fine della guerra ci sara’ poverta’ e guerra civile. Abbiamo gia’ visto.

Non ha la tradizione militare. Si parla qui sia di tradizione militare di lungo periodo (l’Italia come nazione non ha mai avuto pieni successi militari) ma soprattutto di breve periodo. In Italia non ci sono forze armate fatte da persone che hanno realmente combattuto negli ultimi 10-20 anni. La guerra e’ una cosa complessa che richiede esperienza.

Non ha la classe dirigente adatta. Questo e’ un ampio discorso; avro’ forse pregidizi, ma l’impressione e’ che comunque in Italia manchi una classe dirigente con effettivo contatto con la realta’ – le capacita’ di organizzare cose complesse forse ci sono, ma sono di certo ben nascoste.La guerra e’ una cosa complessa che richiede organizzazione e senso della direzione.

Questo non vuol dire che un parlamento italiano non dichiarera’ guerra nel prossimo futuro. Vuole dire che quando lo fara’ portera’ al disastro la maggior parte degli italiani e dei residenti in Italia.

dalla consuma a pietralunga (ma anche poppi val bene un ghiacciolo)

19 maggio 2014

Il percorso prosegue con l’attraversamento appenninico, inesorabilmente verso est. Quando vuoi che il tuo viaggio, anche se è senza meta, abbia una direzione che sa di terra e di vita, devi andare a est. Il sole viene da est, l’uomo antico viene da est, la saggezza viene da est. Orientarsi. Se guardi a oriente, sai chi sei, da dove vieni e dove vai. O forse no, ma comunque va meglio. Provare per credere.

Scendendo dalla Consuma, dobbiamo rimpiangere un’altra volta la mancata deviazione verso la Pieve di Romena. Tutte le volte che siamo passati da queste parti abbiamo dovuto malinconicamente rimandare l’appuntamento, e anche stavolta è così, e il desiderio di partecipare dell’incanto di quel luogo cresce. Abbiamo un quaderno dove teniamo memoria scritta di tutti i luoghi per i quali abbiamo appetito. Appunto mentale: ri-scrivere Romena, sottolineato tre volte.

La strada ora passa da Poppi, e alla faccia dei pochi chilometri percorsi, non possiamo rinunciare anche a questo, e poi fa un caldo micidiale e l’idea di muovere due passi sotto qualche ombra medievale ci attira come topi nel formaggio. Il borgo, ricco di palazzi storici, di interessanti chiese quasi millenarie e di portici che offrono una tregua alla canicola, domina una piccola collina con spettacolari viste sul paesaggio circostante, e lo splendido castello domina a sua volta il borgo e una piazzetta alberata dove due malcapitati ghiaccioli si devono sacrificare per evitare a noi lo scioglimento.

poppi

poppi (ghiacciolo non inquadrato)

Ora però l’idea di raggiungere almeno il confine umbro non ci consente altre soste: Anghiari rimane, superba, alla nostra destra, e finisce dritta nel quaderno insieme ad alcune curiosità: perché proprio “città dell’autobiografia”? E cosa diavolo avranno fatto gli annessi Monti Rognosi per meritarsi l’appellativo? Torniamo ad agosto a scoprire cos’è la “Tovaglia a quadri”? (piccola anticipazione: una serata-cena-spettacolo in piazza, in compagnia degli abitanti del paese che provvederanno a ristorare le pance ma anche lo spirito impersonando i caratteri di una storia popolare, ogni anno diversa, in una rappresentazione preparata dalla popolazione stessa).

Rimangono al lato della strada i natali dei pilastri dell’arte italica ora che sfiliamo prima Caprese, culla di Michelangelo, e la Sansepolcro di Piero della Francesca. Poi la vista di Città di Catello ci dice che la Toscana è terminata e il suolo umbro è il nostro nuovo tappeto. Il pomeriggio è avanzato e siamo già ampiamente stufi di strade troppo grandi e con troppo traffico, e allora via verso interni poco esplorati dall’asfalto: obiettivo Pietralunga. Secondo qualche notizia che abbiamo, un borgo sorprendentemente interessante fuori dai soliti circuiti consumati dal marketing e dal popolo delle gite del weekend, e dovrebbe anche esserci una tranquilla piazzola per la nostra tenda, e così sarà.  

Pietralunga, come quasi tutti gli antichi borghi del centro Italia, è in posizione strategica in cima a un crinale, e ha davvero una storia interessante, oltre a essere gradita alla vista e al cuore, per tanti scorci che ci incantano al crepuscolo e per l’assenza della folla, che pure meriterebbe; ma di qui passa solo qualche innocua strada provinciale. Per fortuna, diciamo noi che ce la siamo cercata apposta, anche se temiamo che l’autoctono potrebbe aver da recriminare. Pare abbia origini addirittura precedenti all’impero romano, e la rocca longobarda pentagonale e la Pieve di Santa Maria, che incorniciano egregiamente la piazza, sono testimoni dell’importanza del luogo ben prima dell’anno mille. Più di recente, Pietralunga si è distinto come il comune umbro che più di tutti ha contribuito alla resistenza al nazifascismo, e la medaglia al valore e un monumento ce lo ricordano. Ma, più singolare anche se forse meno importante, il fatto che più contraddistingue la storia del paese è il Palio della Mannaja. Oggi è una corsa, che si tiene ad agosto, nella quale i rappresentanti dei quartieri spingono i salita dei carri, in un’atmosfera di rievocazione storica medievale. Ma l’evento ispiratore è di altro genere: pare che tale Giovanni Lorenzo di Piccardia, in pellegrinaggio dalla Francia a Napoli, poi a Loreto e da lì diretto a Lucca per venerare il Volto Santo, passando da Pietralunga incappò accidentalmente in un cadavere. I locali, vedendolo nei pressi dell’ammazzato, non sentirono ragioni d’innocenza, e, siccome ai tempi non si andava tanto per il sottile con avvocati e cavilli, tramite tortura ottennero in effetti una confessione, e da lì alla decollazione in piazza il passo fu breve. Ma la devozione e le preghiere al Volto Santo del nostro furono tali che la mannaja, nonostante il boia provasse con ben tre fendenti sempre più vigorosi, neppure scalfì il collo del malcapitato. Va da sé che tutti gridarono al prodigio e tanto bastò per provare l’innocenza, e il pellegrinaggio poté proseguire con ancora maggior ardore.

pietralunga

pietralunga by night

Correva l’anno 1334, e uno schermo luminoso in piazza ci istruisce sul fatto che alcune abbazie del circondario, a noi completamente sconosciute, erano all’epoca già da qualche secolo nel pieno dell’attività. Abbiamo una voglia matta di seguire la sottile linea che il caso, ammiccante e favorevole, ci propone, ma sarà per domani, dopo che le piante di un verdissimo e rinfrescante campeggio avranno cullato i nostri sogni. 

In Italia ci vorrebbe una Thatcher

14 aprile 2013

La frase, se non ricordo male, non e’ mia, ma di un mio amico, detta anni fa.

Mi e’ tornata in mente in questi giorni di Aprile 2013, dove, qui in Regno Unito, si sono susseguiti i ricordi in onore della signora Thatcher nei giorni sucessivi al suo decesso.

Non dico che ci vorrebbe una signora Thatcher per riproporre letteralmente le sue politiche. L’Italia del 2013 non e’ il Regno Unito del 1979.

Ci vorrebbe una persona con il suo spirito il suo coraggio la sua convinzione per raggiungere un obiettivo: salvare l’Italia dal declino.

Ma, c’e’ un ma anche qua. Appunto, l’Italia del 2013 non e’ il Regno Unito del 1979. Il Regno Unito aveva una memoria di un impero e una memoria viva di una guerra (la seconda guerra mondiale) che ha forgiato il suo senso di unita’ e identita’ nazionale moderno, includendovi sia il senso di solidarieta’ tra i suoi cittadini sia il senso di essere dalla parte del giusto – contro l’Impero del Male, e di aver vinto.

Insomma, la situazione italiana di oggi non e’ simbolicamete transabile. E’ impossible riportare l’Italia ad antiche glorie, perche’ semplicemente non ci sono, se non tornando all’epoca dei comuni medievali (come alcuni molto debolmente suggeriscono – vedi Boldrin) o addirittura all’Impero Romano (ci hanno gia’ provato e non e’ andata particolarmente bene …).

Il passato dell’Italia, negli ultimi 500 anni, e’ un passato di fallimenti. Come fare a trovare un senso di urgenza, di identita’ e solidarieta’ nazionale, in questo contesto?

La psicologia delle folle

29 marzo 2013

In tutto cio’ che e’ internet c’e’ stato recentemente una profonda trasformazione. Negli ultimi anche in Italia internet e’ diventato uno stumento di comunicazione di massa – quando all’inizio era uno strumento principalmente usato da giovani maschi con passione per videogames.

Fa impressione vedere la quantita’ di commenti qualunquisti o offensivi lasciati, per esempio, sugli articoli del Corriere, ma questo varra’ per ogni sito popolare. Delle 2 l’una: o la gente non capisce che quando scrive qualcosa su internet sta mandando un messsaggio potenzialmente visibile a milioni, o lo sa ma non gliene frega niente ed e’ contenta di esprimere la propria ingnoranza o rabbia.

In un certo senso, la capacita’ interattiva di internet ha dato hai mezzi elettronici quello che mancava per trasformarli in vere piazze digitali, portando il corto circuito di eccitamento collettivo che una volta era possibile solo nelle piazze, e che la TV poteva solo vagamente simulare, alla portata dei mobile devices che tutti oggi hanno in tasca. “Psicologia delle folle” di Le Bon e’ piu’ che mai attuale.

The concept of “menata” explained to an English-speaking audience

21 febbraio 2013

Life has many meanings and many aims. Eating good food is one of the aims of life. If you believe in one or more gods, worshipping s/he/it or them can be another aim.

“Menarla” is one of the noblest aims of life.

The verb “menare” in Italian has a range of different meanings. According to the authoritative wordreference.com, it can be translated with to lead, to drag, to shake, to throw, to beat, to bring about, to fight – amongst the others.

“Menata” is the past participle of the verb “menare”.

The actual meaning of “menata” comes indeed from the phrases “me la meni”/ “te la meno”/ “non me la menare”/ “che menata!”.

“Menarla” in this sense means to obstinately try to convince someone about a particular idea or position. It is a sort of intellectual stalking, but made in total frankness and friendliness – even if a well conducted “menata” can have phases of open intellectual confrontation.

The “Menata” is a particular kind of social interaction, with its own rules. Usually there is an opening, a crescendo, a climax, and a closure/ ending. Pauses and silences are very important in the art of a well conducted menata.

The final aim is to demonstrate to the opponent our intellectual superiority. However, the art of the menata consists in attracting the opponent to your side with lateral or subtle moves. Very rarely a menata is won with a direct attack.

The final outcome of a menata – the winner – is often unknown. Because, for example, both opponents think they are winners, of because the actual moment in which the menata ends is undefined/ unknown. A menata you think is ended can restart with the same intensity the day after – or 3 years after.

A menata is always a mutual agreement and should be good fun, even if it is always taken very seriously by the opponents. Even if this statement is disputable, and could be the subject of a good menata.

In this sense, menate can be considered one of the finest intellectual deeds of humankind.

I destini del mondo – dell’Europa

13 gennaio 2013

In queste settimane ci sono alcuni fatti – dibattiti – discussioni che andranno a decidere i destini dell’Europa nei prossimi anni.

Le elezioni italiane sono un fatto europeo importante. A seconda di chi vincera’ e come, l’Europa avra’ infatti destini differenti.

Nel Regno Unito ora piu’ che mai impazza il dibattito sull’Europa, dato che sembra che la capacita’ di Cameron di rallentare l’ala dura di anti-europeisti mostra delle crepe. Quello che qui si vuole fare e’ un referendum sul fatto stesso che il Regno faccia parte o meno dell’Unione Europea. E’ opinione condivisa che se si facesse tale referendum oggi, i britannici voterebbero per uscirne. Per contro, la consapevolezza e’ forte tra le elite finanziarie e intellettuali che l’uscita dall’Europa avrebbe conseguenze drammatiche sul benessere dei britannici stessi. Qui come altrove, il tema del conflitto tra volonta’ popolare e ruolo di guida degli intellettuali e’ piu’ che mai presente (e’ un tema che sto sempre piu’ vedendo in molte parti).

In Francia si dibatte sulla nuova legge che elimina dal codice civile ogni riferimento al genere (sesso) dei genitori nelle relazioni famigliari (detta anche “legge sui matrimoni gay“). Come sempre i francesi non hanno mezze misure e quindi la nuova legge sarebbe fortemente estremamente laicista. Interessante che il Fronte Nazionale non sia contrario a questa modifica del codice civile. L’esito di questo dibattito avra’ ovviamente ripercussioni anche oltre i confini dell’esagono.

In Africa il Mali e la Repubblica Centro-Africana ribollono e il livello del conflitto sembra oggi sull soglia di superare un livello di guardia.

Come mi disse mio padre, il mondo e’ come un calderone di latte bollente che sta per cagliare. A noi giudicare se il fomaggio che ne verra’ fuori ci procura l’acquolina in bocca o la nausea.

La strategia del Beppe Grillo

8 gennaio 2013

Secondo il mio modesto parere la strategia del M5S nazionale è di non arrivare alla maggioranza. Di non dover formare un governo. Vi faccio l’esempio di Parma. Il M5S è andato al potere con un sacco di buone intenzioni, qualcosa di buono è stato fatto. Ma Parma assomiglia molto alla situazione nazionale. Ha un sacco di debiti ed esce da un commissariamento che ha impostato una strada per recuperare credibilità e ripagare i debiti. La strada è fatta di tagli e aumenti delle tasse. L’unico impegno del M5S è quello di cercare di razionalizzare i tagli in modo che non siano lineari ed iniqui. Ma per loro stessa ammissione non sarà possibile fermare la cementificazione nella città a più alto tasso di cementificazione. Sarà molto difficile fermare il funzionamento dell’inceneritore.Perchè? Perché quelli che hanno fatto il casino prima, debiti e inceneritore inutile, l’hanno fatto in modo tale che un’inversione di rotta richiederà un sacco di anni. Tornando alla politica nazionale il discorso non cambia, ma i riflettori sarebbero ancora più ampi. Andare al potere adesso per un movimento radicale come il 5S porterebbe a degli inevitabili compromessi. Con i poteri economici e finanziari, perché nel fratempo la macchina statale deve andare avanti. E’ un mostro. In sostanza credo sia nell’interesse di Grillo e Casaleggio rimanere all’opposizione. E non è un caso che in giro si comincia a sentire opinioni del tipo “li voto se sono sicuro che non superano il 20%”. Il che è paradossale, ma significa che molta gente ha voglia di un’opposizione onosta e credibile, più che di un governo improvvisato.

Beppe Grillo come un nuovo Martin Lutero

2 dicembre 2012

Questo e’ un pensiero totalmente avventato. Mi e’ venuto in mente e lo condivido con i miei 5 lettori.

Questo pesiero e’ frutto della lettura delle prima pagine del The Signal and the Noise di Nate Silver, in cui si fa un parallelo tra la nascita della stampa e la nascita del web con la conseguenza sul trattamento e la diffusione di idee, e le loro conseguenze sul piano civile-sociale.

In sostanza, Lutero affisse le sue tesi sulla porta di una cattedrale in Germania, e in breve tempo ne furono stampate moltissime copie, che diffusero queste idee “innovative”, nonstante poche persone sapessero leggere. Beppe Grillo non ha usato una porta di una cattedrale, bensi’ un blog, e anche se non tutti sapevano usare internet, le sue “idee innovative” hanno fatto breccia.

La storia di cosa successe dopo la pubblicazione delle tesi di Lutero la sappiamo (qui, ma non finisce li’, ovviamente).

Acqua-qua-qua. Il bene pubblico economico.

20 maggio 2011

Secondo Luigi Marattin (responsabile (ex?) economico PD di Ferrara) l’acqua non è un bene pubblico. Perché? Per definizione un bene pubblico deve essere usufruibile da più persone allo stesso momento. Se produco un automobile allora non tutti possono usarla insieme, infatti l’automobile non è un bene pubblico. L’idea di automobile è un bene pubblico. Le idee, una volta rese note, sono beni pubblici (divago…). Quando un bene pubblico è prodotto non si può escludere gente dalla sua fruizione. Ora siccome ci viene detto che l’acqua potabile è scarsa (sostenuto dai referendari) , secondo Marattin l’acqua è soggetta a mercato, perché essendo scarsa si compete per ottenerla. L’acqua è una risorsa naturale, non è un’idea, ma ci si approssima, le acque pur essendo diverse per composizione sono in realtà molto uguali. Per lo meno, si possono distinguere in due categorie. Potabili e non. Poi ci sono anche i reflui, etc. Se consideriamo l’acqua potabile possiamo dire che tutte le acque sono potabili e, a volte sgorgano spontanee a volte sono captate tramite pozzi. Io credo che l’acqua potabile in Italia non sia scarsa, tutt’altro. Penso sia abbondante. Ovviamente ciò dipende da zona a zona, per cui il valore dell’acqua potabile in relazione a domanda offerta varia tantissimo di comune in comune. Ad ogni modo l’acqua si imbottiglia o si immette nell’acquedotto e arriva in casa. In genere le imprese private imbottigliano e proclamano le virtù dell’acqua. Il servizio pubblico invece immette nella rete acqua potabile. Secondo i miei canoni di non-economista la bottiglia d’acqua è un prodotto soggetto alle regole di mercato, l’acqua del rubinetto è uguale per tutti e arriva dallo stesso posto (sottoterra o invaso che sia). E’ uguale significa che è come l’aria, non si può distinguere l’aria che respira Tizio da quella che respira Caio, non c’è rivalità. Nel mio rubinetto c’è l’acqua che viene dallo stesso identico posto del mio vicino. Ci spassiamo il bus del gnao con la stessa acqua… Invece lui beve Rocchetta e io quella della Brita. Compriamo un prodotto.

Nel merito del referendum e delle norme che vuole abrogare sono molto più dubbioso. Non le conosco. Mi fido di Marattin. Il primo referendum vuole abolire la possibilità di rifarsi degli investimenti necessari a mantenere in efficienza l’acquedotto. A prescindere dal fatto che sia gestito da un ente pubblico o privato. Ora la situazione in Italia è che prima esistevano le aziende municipalizzate che si sono trasformate in Spa e gestiscono i servizi (Hera, Enia, etc.). L’apparato tecnico è quello delle municipalizzate, l’apparato amministrativo è sempre composto da personaggi legati a doppio filo alla politica locale. Se questa è la prospettiva di privatizzazione… No, grazie. Tra l’altro questi carrozzoni Spa servono ai comuni per smaltire i conti in rosso, mascherando così gestioni fallimentari della cosa pubblica. Era così anche decenni fa? I comuni erano tutti in rosso e indebitati fino all’osso?

Il secondo referendum non l’ho capito tanto… abolire la possibilità di rifarsi dell’investimento effettuato significa per forza gestire in deficit o può significare ripagare i debiti senza trarre profitto, cioé tenre le tariffe al minimo per poter rientrare degli investimenti, ma senza andare oltre, senza produrre dividendi per gli azionisti? Se la gestione fosse pubblica sarebbe una forma di tassazione proporzionale all’utilizzo dell’acqua (pago più l’acqua, l’azienda municipale ha dei guadagni netti che il comune può utilizzare per altri servizi). Da Marattin viene posto un po’ come aut aut. Il concetto, a mio parere, è quello che il gestore non deve guadagnarci per mantenere le tariffe il più basso possibile in relazione all’efficienza della rete.

Corollario: l’Italia è un paese anomalo. E’ famoso per le sue acque minerali. Per la quantità di etichette diverse. Ha senso? Se l’acqua potabile dovesse diventare scarsa e diventare appetibile sul mercato (ma non mi è chiaro come essendo monopolio naturale) sapremmo già a chi chiedere.

L’inguaiato opinionista dei complottisti

5 maggio 2011

Il buon Calabresi della Stampa sostiene che in Italia la notizia della cattura di Bin Laden è stata presa con le pinze. La gente non ci crede. Mannaggia Calabresi, la gente non vi crede!!!! E che mica mi preoccupo di controllare meglio ciò che scrivo. Giammai. Per carità la foto che girava all’inizio era palesemente falsa e voi giornalisti non ve ne siete accorti o siamo noi utenti che abbiamo sbagliato a non crederla attendibile? Umilté! Calabresi! Umilté! Non siamo bambole. Calabresi dice che alla fine i suoi dialoghi con i dubbiosi finivano con un sorrisetto beffardo, tipicamente italiano, “è un giallo!”. Calabresi una foto falsa è falsa non è gialla. Una notizia che cambia dalla sua pubblicazione nel giro di poche ore ci dice che le fonti dalle quali provengono stanno aggiustando il tiro, vuol dire che ci danno le notizie poco per volta valutando le reazioni del pubbliche e cercando di correggere ciò che non sta in piedi. Non è un giallo, è arrabattarsi. La sepoltura in mare non è un giallo, è una cagata pazzesca. Ma come, ammazzi uno e hai paura delle ritorsioni perché mostri la foto? La tomba di Bin Laden potrebbe essere luogo di pellegrinaggio di terroristi? Allora portatela a Guantanamo, così risparmiate anche sui voli fantasmi. Poi dopo un po’ Obema ha anche detto che per non ferire la nostra sensibilità non rilasceranno le foto… Calabresi, queste sono scuse. Una nazione che è in guerra con il mondo ha paura di far vedere le foto per le possibili ritorsioni? Suvvia, questo non è un giallo, è una farsa patetica recitata da un capo di stato che non sa recitare.

Mettere insieme lo sbarco sulla Luna, la morte di Elvis e l’11 settembre è solo un mezzuccio per strappare un sorriso ai lettori affezionati, lasciamo perdere… Certo i complottisti sono una minoranza. Questo mi spiega anche perché continuiamo ad avere rappresentati politici idioti e perché Bush ha ottenuto due mandati. Suvvia far coincidere maggioranza e giustizia è l’argomento del Silvio nazionale, non siamo in parlamento. Si parla di giornalismo investigativo, di accuratezza delle fonti, di confronti fra versioni diverse… Il mestiere bello e difficile del giornalista.

Caro Calabresi, dato che i complottisti sono una minoranza, sarà anche che in generale la gente non è scettica. Quindi se per una volta in tanti non credono a ciò che dice l’autorità (Obama), non è che ci si può lamentare, ma gioire del fatto che viviamo in democrazie mature, in cui le persone sono consapevoli del ruolo che ha la propria opinione (magari!!!!). Invece no, secondo lei questo occasionale dubbio è “scetticismo come regola di vita”… Il suo ragionamento sembra un po’ illogico.

Veniamo quindi alla giustizia che pervade i nostri sistemi di potere. Lei ci dice che la punizione per Bush, Powell e Cheney è stata esemplare. Essi hanno mentito e scatenato una guerra causando “accidentalmente” centinaia di migliaia di morti civili. La pena consisterebbe nel non trovano posto nelle conferenza ultramiliardarie come  accade al perfettissimo Clinton o all’altrettanto illibato Blair. Poveri ragazzi, me li immagino in una casetta cadente nei sobborghi di Washington, caduti in disgrazia non hanno neanche più un decino per tornare a casa. Mi facci il piacere!

Eccoci alla motivazione dello scetticismo italiota. Gli anni di piombo. Calabresi ci dice che le sentenze ci sono, che non ci sono misteri o magagne. E cita, udite udite, la sentenza della strage alla Banca dell’Agricoltura. Eccola, sono stati i neofascisti contando sul supporto di una parte deviata degli apparati statali. Scusi, quindi un apparato statale ha preso parte alle stragi? E’ possibile che sia susccesso anche in altre stragi italiane? E straniere? Anche quel fatidico 11 settembre? Era solo per dire. So che non c’è una sentenza che ce lo dice. Anzi so che non c’è una sentenza e basta. So che Bin Laden non era ricercato come mandante per quella strage.

Concludiamo. Se negate la morte di Bin Laden non potete neanche porvi domande sulle conseguenze di questo evento. Siete inutili e fuori dalla storia. Ah ah ah! La domanda può facilmente essere ribaltata. Se accetti supinamente la versione dei fatti della storia recente fornita dal Governo Americano (compresi i criminali Bush & Co.) non puoi neanche porti le domande sul fatto che abbiano mentito. In questo modo non puoi riflettere sulle conseguenze. Ecco perché Calabresi ha scritto questo editoriale, tralasci una parte fondamentale del lavoro del giornalista. Così per me è pressoché inutile. Ma utile lo stesso. Grazie per questo esempio di illogicità giornalistica. Questa è la mio opinione.

Dai Dai DAIIIIII!!!!!

27 gennaio 2011

Dai. Intervengo anch’io sulla scena. Ma vorrei farlo in modo pacato, con un appello.

Silvio,
io ti ho sempre stimato, per il tuo coraggio e il tuo senso civico. Per le importanti battaglie che hai portato avanti e vinto in questi anni in un contesto di odio e inciviltà.
Questa stima che ci lega ormai da 15 anni mi porta a chiederti un favore. Mi trovo in un momento di difficoltà economica transitoria dovuto ai precedenti tagli effettuati dai governi di sinistra. Congiunture internazionali hanno poi aggravato la situazione al di là di ogni possibile intervento, persino da parte tua. E pensare che stavamo uscendo da questa crisi prima e meglio degli altri paesi, quando l’azione di governo è stata interrotta da squallide invasioni di personalismi politici e gossip da quattro soldi. Ma è andata così, la gente come noi è fatalista è accetta le critiche ben consapevole che poi vinceremo. Vincerai.
Per il momento, caro Silvio, in virtù del fatto che mi trovo in momentaneo bisogno economico, ti chiedo se potessi elargirmi 3-4.000 euro. Basta che lasci un messaggio su questo blog e poi ci si mette d’accordo. Se si potessero evitare intermediari sarebbe meglio.

Con grande stima ed affetto premuroso,
Vaccamadosca

Communication

16 settembre 2010

Comunicazione che cambia. Commutation. Perché nessuno più scrive qua?
Facebook ha rubato l’identità del Blog, su facebook sei sicuro che tutti i tuoi “amici” riceveranno ciò che tu hai da dire, perché sei tu che cerchi loro. Un Blog è comunque una forma di comunicazione vecchia, e lenta. Lenta nell’accezione moderna del termine. Veloce è colui che ti raggiunge, lento è colui che va cercato. La differenza non è tanto temporale, ma di volontà. Facebook usa il meccanismo della pubblicità su google. Google ti spia e sa chi sei, per questo ti appioppa la pubblicità su misura. Facebook sfrutta una conoscenza pregressa, sapete già chi siete e la comunicazione è più facile. Il Blog rappresenta un’utopia, l’idea che a molti interessi ciò che hai da dire. L’idea che tutti abbiano qualcosa da dire. Il Blog è la frammentazione del pensiero. Il Blog, inteso come essere vivente, probabilmente racchiude già, a pochi anni dalla sua nascita, ogni pensiero pensabile e avanza. Ma non è lecito pensare che ogni frammento di questo essere possa essere inteso e apprezzato. Per cui l’utente del singolo blog è comunque un conoscente, un’amico nell’accezione facebookiana. Ma sono le relazione amicali che sono cambiate. L’accento si sposta da “andiamo a vedere cosa a da dire” a “senti qua”, senti cosa ho da dire. Le relazioni si basano sull’attività propositiva di e non sulla capacità ricettiva. Sembra essere una deriva dell’egocentrismo. Non per forza cattiva, nel senso che poi comunque gli “amici” sono costretti ad ascoltare e la comunicazione non va persa. Il concetto è che “questo è il mio mondo e te lo presento” se ti piace bene, comunque ti costringo a vederlo e te lo porto a casa, poi tu deciderai. Il Blog è opposto, “questa è la mia casa, e ci sono le mie cose, la porta è aperta, entra pure quando vuoi”. In definitiva è marketing e niente più.

chi è il creditore?

27 maggio 2010

Tutti sono sommersi da debiti. Banche e Stati hanno il problema della solvibilità.
Chi detiene il credito?
A chi ci siamo fidati? Chi ci ha finanziato finora e ci tiene per le palle?

il giornalismo sportivo

29 aprile 2010

Ok, io non sono proprio un nazionalista, anzi, proprio a volte mi vergongo dell’eesenza italiana e forse è solo per questo che sto scrivendo.

Barcelona – Inter.

Il Barcelona ha lo sponsor Unicef, ovviamente non è un sponsor. Il Barcelona è un testimonial dell’Uicef. Il Barcelona cresce talenti e insegna loro a giocare a calcio e a vincere. Cerca di vincere a tutti i costi. Il Barcelona è un club che conta sul supporto economico dei propri soci (abbonati) che ne eleggono il presidente, più o meno come il Circolo Inzani.

L’Inter è una squadra che non fa giocare un solo prodotto del proprio vivaio, è presieduta da un riccone radical-chic petroliere pieno di soldi. Non fa giocare italiani, troviamo quasi solo brasiliani e argentini. Prima di riuscire ad ottenere la finale di Champions alla quale si è ieri qualificata ha sempre fatto figure grame in europa, pur stravincendo il campionato nazionale. Tra l’altro nessuna squadra italiana è andata molto avanti nelle coppe europee e questo succede da un po’. Per anni l’Inter ha speso soldi rimpinzandosi di campioni e di grandi nomi.

Ho visto le due partite, non nella loro interezza. All’andata il Barcelona ha commesso degli errori da squadretta in difesa, pur mantenendo sempre il pallino del gioco. L’Inter però è stata aggressiva e alla fine ha meritato la vittoria, forse non in quella misura. Tenuto presente poi che un paio di rigori per gli ospiti c’erano tranquillamente.

Ieri sera, durante il ritorno, l’arbitro ha giustamente espulso un giocatore interista al 30′ del primo tempo. Prima di quel minuti a detta dei commentatori la partita era comunque impstata come dopo. 9 giocatori in difesa. Certo prima qualche contropiede l’Inter ha provato ad impostarlo. Mai comunque tirando in porta. Dopo il nulla. Si annota una punizione di Chivu da quasi metà campo. Vergognosa. Il Barcelona è lento e non riesce a trovari varchi. 9 giocatori in area sono tanti per una squadra che non è abituata a crossare e a inzuccare. Nonostante ciò Messi riesce a penetrare fino al limite dell’area e lascia partire un tiro angolatissimo che Cesar mette in angolo con una parata strepitosa. L’Inter deve solo ringraziare questa parata. Nel secondo tempo esce Ibrhaimovic, finalmente. I giovani sconosciuti del Barcelona si fanno un po’ più pericolosi. Assist di Messi e un tizio alto 50 cm si mangia un goal praticamente fatto. L’Inter ringrazia. Verso la fine Piquet segna un goal favoloso, mettendo a sedere portiere e difensore. Un goal che i ragazzetti sogneranno di segnare da qui in avanti. Un trucchetto da playstation, per una volta la fiction è tradotta in realtà (bello vedere gente che si diverte a giocare). 1-0 ma l’Inter tiene botta. Dopo poco carambola al limite dell’area, palla che arriva ad un giocatore del Barcelona in area che la sbatte dentro. L’arbitro aveva già fermato il gioco per un presunto fallo di mano. Non è così. La moviola dice che il fallo non c’era, poche balle.
Il Barcelona vince, ma non basta, la frittata dell’andata l’ha condannato.

Finisce la partita. Gli interisti smontano le barricate e festeggiano. Forse i fascisti a Parma nel’20 si sono sentiti come i giocatori del Barcelona..

Leggete i commenti se riuscite.

Poi guardate gli highlights. Certo nella mia cronaca ho omesso alcune occasioni per il Barcelona, ma mi perdonerete, sono italiano è ho un po’ di amor proprio…

Certo è un’impresa. Nessuno avrebbe scommesso che una squadra senza qualità evidenti potesse farcela. Ma è stato un regalo del Barcelona. L’Inter non è una grande squadra. E’ una squadra che vince. Per appassionare ci vuole una grande squadra. Il Milan di Sacchi era una grande squadra e non si poteva non rimanere affascinati. L’Inter è proprio quanto di peggio si possa volere da una grande squadra.

Gli eroi… Evento storico… Grandissima partita… Mah… io provo un po’ di vergogna a vedere queste partite perché mi rendo conto che a questo livello vorrei vedere un altro calcio. Grazie Mou. Alla prossima

accentuosità

17 febbraio 2010

Domanda per  cultori della lingua italiana. Domanda per la crusca.
Perché le tastiere italiane non prevedono la “è” maiuscola? Ovviamente lo stesso discorso vale per la “é”.

Quando una frase inizia con il verbo essere in terza persona singolare presente indicativo devo apostrofare la “E”.
Il risultato è: “E’ per questo che sbagli…”.
Ora, per l’appunto non sono un linguista, ma fino a prova contraria, accenti e apostrofi sono due cose diverse. I casi sono due:

  1. Non è possibboli in italiano iniziare un frase con “è”.
  2. E’ possibboli, ma si può omettere l’accento.
  3. Nei cognomi e nei nomi non è lecito che ci siano vocali accentate, perché all’anagrafe il programma di inserimento dati usa lettere maiuscole e in italiano non esistono le maiuscole accentate.

Ovviamente quella lettera si può ottenere: È semplice no? Come si fa? alt + 0200 (dal pad). Bravi e chi glielo spiega agli impiegati?

To science or not to science?

29 dicembre 2009

La ricerca scientifica dovrebbe aver subito un brutto colpo dallo scandalo noto come Climategate. Dico dovrebbe perché McIntyre nota che in realtà poco è cambiato nel dibattito. La diattriba prosegue fra i soliti noti e poche sono le eccezioni. Ma sempre leggendo l’ottimo Climate Audit ho potuto apprezzare il bellissimo editoriale apparso su Science. Si sostiene che tutta la polemica sia un gran polverone e che alla fine ne gioveranno solo quei senatori americani che non vogliono pagare il loro conto (a parte il fatto che mi sembra che non siano solo quei senatori a non volerlo…). Ma c’è un punto che più di ogni altro può suscitare un dibattito indipendentemente dal tema GW. E’ quando l’editoriale giustifica il non rilascio dei dati grezzi da parte dei ricercatori di East Anglia a coloro che avrebbero voluto verificare e casomai smontare le loro tesi. Si dice che tutto ciò sarebbe stata una perdita di tempo. Addirittura si chiede alle istituzioni di prendere provvedimento. Quale? Probabilmente quello di cancellare il Freedom of Infromation Act. E’ giusto?

UE

21 novembre 2009

Sembra il pianto del bimbo, ma non lo è. UE è la nostra nuova nazionalità, non è più solo Shengen. E’ direttive, è politica estera finta e subalterna agli USA, è sovranità economica… Insomma è un’entità della quale dovremmo sapere di più. I commentatori esperti, quelli che parlano alla mattina per radio dicono che le decisioni che riguardano la UE sono troppo importanti per poter essere passate al vaglio popolare (referendum, etc.). Spingendosi un po’ più in là si arriva a capire il significato di questa odiata/amata sovrastruttura politica-burocratica. Ok, i polacchi e i lituani non sono proprio esempio di indipendenza politica, ma ognuno ha le sue convenienze, e quando ti dicono che la nomina dei ministri UE ricorda da vicino le procedure sovietiche, magari forse un po’ hanno ragione. Infatti, si strombazzano le lodi al Trattato di Lisbona e al nascente super-stato e poi si scopre che i Ministri saranno burattini. Tra le altre cose che cosa mi significa un primo ministro belga quando il Belgio è stato per mesi e mesi in stallo politico libanese? Poveretti erano riusciti a trovare un primo ministro che mettesse d’accordo valletti e fiammiferai e puff… gliel’abbiamo portato via. Sul ministero degli esteri è inutile ribadire che il candidato italico (amico dei terroristi di Hezbollah) non fosse gradito dalla nazione religioso-ortodossa. E così ci tocca il doppiogiochismo inglese alla Belfour. Alla Blair. Non vale il giochino loro in Europa non ci vogliono entrare e noi li coinvolgiamo lo stesso. E’ proprio una gran cazzata. Solo altre motivazioni, diciamo atlantiche possono portare a scelte del genere. Ma noi subiamo così, perché Bilderberg ha deciso. I conti, i visconti e i banchieri si sono riuniti nei castelli scozzesi e hanno deciso. Nuove tasse per tutti. CO2 tax e altro in modo che finalmente la UE potesse rendersi indipendente dai singoli stati. L’ho letto su FDF, non mi sono certo messo a leggere i documenti usciti dall’ultimo Bilderberg, ma sono disponibili on-line e ci credo. MB i riporta la memoria al conflitto fra confederati e unionisti o federalisti nella nascente USA, ma adesso i tempi sono cambiati. I valori e gli ideali non ci sono più, certo direte non c’è neanche più la schiavitù, ma non ci sono neanche più gli indiani e gli asini volano. Sta di fatto che oggi Loro vogliono che noi non ci interessiamo a queste cose. Decidono loro. Già dagli anni ’70 avevano capito che la Democrazia porta dentro di sé il germe che la fa appassire su se stessa e avevano capito che andava invertito il processo, cioé bisognava portare le decisioni, quelle importanti, fuori dalla portata del popolo. Ma in pochi ce lo dicono e noi guardiamo dalla finestra le cose cambiare e non capiamo. Per loro siamo come dei vecchi che guardano i bambini che giocano con i tamagochi. Non li potremo mai capirli, loro sono la spinta verso il futuro. La realtà è l’opposto, credo. Loro sono vecchi e noi giovani ed il trucco sta tutto nell’invertire le parti.

Primo, veloce

14 novembre 2009

Volevo solo celebrare il fatto che finalmente sono parte del blog.

E chiedere se voi abbiate una qualche spiegazione del fatto che qui a New York sembra sempre piovere il fine settimana — inizia il venerdi’ sera, e continua fino la domenica, per poi tornare bello lunedi-venerdi.  Giusto per accompagnare la settimana lavorativa.

Presto inizieranno le mie menate da oltreoceano.  Oggi no pero’ che piove e devo lavorare.

trimenata/2

11 novembre 2009

Intanto mi è giunta notizia che uno degli autori del Crisis of Democracy è tal Samuel P. Huntigton, del quale potete trovare una breve wikibiografia. E’ un piccolo folletto che ne sa sempre una più del diavolo. Allora negli anni ’70 era probabilmente un 50enne all’apice della carriera, poi ha fatto anche di meglio, teorizzando the clash of civilizations.

Ma torniamo alla sua opera prima, a questa crisi della democrazia. Come detto nel post precedente, passiamo alle conclusioni di questa opera “inascoltata”. Si inizia con proclami di conquista. Si dice che grazie alla democrazia, nei paesi della Trilaterale si è ottenuto un diffuso miglioramento sociale ed economico che ha portato una gran parte della popolazione ad essere assimilata ai valori, al modello di consumo e alle attitudini della middle-class. Inoltre ci si è difesi dall’invasione sovietica, ormai sconfitta (siamo negli anni ’70). I partiti dei vari schieramenti partecipano al gioco democratico rispettandone le regole; anche quei cattivoni dei comunisti ormai accettano il gioco e quando anche dovessero arrivare al potere non sarà per instaurare una dittatura del proletariato (evidente riferimento all’Italia). Il cittadino è difeso dagli abusi dello stato, ha dei diritti. Insomma un progresso continuo. Ma, c’è un ma. Oggi i governi democratici devono affrontare la sfida che queste migliorie pongono. Sembra un paradosso, ma più volte gli autori insistono sul fatto che l’allargamento della partecipazione alla vita democratica pone in pericolo la democrazia stessa. Ma perché? Solo in parte esiste il problema delle aspettative economiche infrante (il sogno americano), in realtà parte del pericolo deriva dal fatto che si è data dignità a troppe persone grazie allo studio. Soprattutto i giovani e gli “intellettuali” hanno raggiunto una prosperità economica tale per cui essi hanno maturato nuovi ideali e valori, evidentemente diversi da quelli della mansueta middle-class. Aggiungiamo poi che gli USA vedono declinare il proprio dominio militare (sembra una relazione di ieri l’altro) e c’è una tendenza all’isolazionismo ed a non assumere un ruolo internazionale, e la frittata è fatta.

Insomma tutta questa insoddisfazione, ma, gli Autori ammettono, non esiste un sistema diverso ed alternativo a questo, nessuno l’ha pensato! O meglio c’è qualche gruppuscolo di radicali che ci provano, ma sono molto, troppo informali!

Allora cos’è che non funziona? Non sono le regole, ormai accettate anche dai vari PCI, ma la gente non capisce più il senso di tutto ciò! Bella scoperta, non c’è più Dio che ci garantisce un bell’avvenire? non c’è più coscienza di classe, non c’è più uno stato che si ispira fiducia, non c’è più nazionalismo… e allora per cosa ci sbattiamo tutto il giorno, per il sistema stesso? Insomma la gente non capisce, si sa, è tonta… Nei sistemi autoritari il problema non si pone, il Capo decide d’autorità qual’è la missione della nazione, e il popolo lo segue. ma nelle democrazie non si può fare (ah, non lo sapevo). Nelle democrazie dovrebbe esistere una percezione collettiva che coinvolga la maggior parte dei gruppi in una sfida della quale si sentano interessati. Ma non c’è più! questa coscienza collettiva si è disgregata sotto la spinta democratica. Secondo me gli autori ammettono qui che un qualsiasi sistema di potere non funziona senza una missione chiara e condivisa. Senza priorità non c’è modo di distinguere fra le rivendicazioni in competizione fra di loro provenienti dai vari gruppi di pressione. La scottante conclusione è che in un sistema democratico tendente all’allargamento della partecipazione dal basso la politica diventa un’arena dove si contendono interessi privati, piuttosto che un luogo dove si costruisce il bene collettivo. In qualche modo, a ragione o a torto, questa gente sostiene che gli interessi particolari non corrispondono al bene comune e che comunque i politici non sono in grado di far coincidere le due cose. E questo potrebbe essere un bel tema, scusate se ci ho messo così tanto per arrivarci.