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Razzismo

12 dicembre 2009

Ovviamente qui non la meno tanto ai lettori di questo blog, che so essere persone altamente liberali, però almeno un punto per farle pensare, e pensare agli altri, che liberali non sono o che lo sono un pò meno.

Vi invito alla letura di questo articolo pubblicato su Repubblica, dove si raccontano diversi episodi di razzismo nei confronti dell’autore.

Punto 1

Personalmente, ho un episodio che mi si è incastrato nella memoria, per il profondo senso di vergogna che ho provato in quella situazione.

Mi trovavo a Sept-Iles, cittadina sperduta nel nord del Quebec, quando, parlando con una persona dalla carnagione lievemente bruna, gli ho chiesto “E tu da dove vieni?”. Lui mi rispose “Io, sono quebecchese”. Ora, in realtà, potrebbe essere una domanda-risposta del tutto neutra e normale, dato tra l’altro che ci trovavamo in un ostello dove è possibili incontrare persone da tutto il mondo.

Però, solo il fatto che io avevo dato per scontato che lui non fosse nato in Quebec mi ha fatto sentire un profondo senso di disagio, nei confronti dei miei pregiudizi. Come quella volta che, Erasmus in Belgio nel 1997, fui colpito da un tipo delle Fiandre, apparentemente di origine nordafricana ma che parlava fiammingo “come un fiammingo”.

Come quella volta, nel 1998, che in una fabbrica di impacchettamento polli di Correggio incontrai una tipa, i cui genitori erano di Capo Verde e che aveva la pelle scura, che parlava reggiano stretto.

Da queste esperienze ho imparato ad approcciare le persone con mente più aperta, e a chiedere quasi sempre “ma tu da dove vieni?” o “di dove sei originario?” stando pronto ad avere una risposta qualsiasi, da Washington DC alle Mauritius. Non è difficile, dopotutto, ma io ci sono arrivato dopo una serie di esperienze ed armato della mia sensibilità. Non posso immaginare che tutti possano essere capaci di una cosa simile. E, importante, usare sempre il “Lei”.

Punto 2

Poi, perlomeno leggendo l’articolo citato, ci sarebbero altre cose su cui menarla.

Ad esempio, perché dobbiamo portare rispetto ad un cittadino dalla pelle scura solo perché è italiano? Cioè se invece di “italiano” è “extracomunitario” allora abbiamo il diritto di dagli del tu e di mandarlo affanculo?

E’ uno dei sottointesi dell’articolo.

Punto 3

In questo momento, tutta l’Europa è attraversata in modo forte dal tema delle identità nazionali.

La crisi economica è un evidente presupposto per tutto ciò.

Nel Regno Unito il partito di ispirazione nazista British National Party ha un consenso straordinario tra la popolazione. Solo il sistema elettorale maggioritario di collegio impedirà a questo partito di avere una forte rappresentanza politica nel nuovo parlamento che verrà eletto a primavera 2010. E il partito Conservatore ha lasciato il gruppo europeo dei partiti popolari, al parlamento europeo, per formare un altro gruppo parlamentare con partiti di ispirazione chiaramente razzista.

In Svizzera, dopo il divieto di costruzione di minareti approvato dalla popolazione, nuovi refrendum restrittivi verso la presenza di stranieri non Europei sono in lista d’attesa.

In Francia è vivo più che mai il dibattito sull’identità nazionale (concetto a cui è addirituttura dedicato un ministero) e sull’islam.

Eccetera.

Purtroppo non ho grandi notizie dall’Italia,  a parte gli interventi descrittivi di Ilvo Diamanti su Repubblica e le dichiarazioni del Presidente della Camera, è difficile capire quale sia il punto del dibattito italiano sul concetto di identità nazionale e cittadinanza. Se qualcuno ne trova traccia mi faccia un fischio.

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UE

21 novembre 2009

Sembra il pianto del bimbo, ma non lo è. UE è la nostra nuova nazionalità, non è più solo Shengen. E’ direttive, è politica estera finta e subalterna agli USA, è sovranità economica… Insomma è un’entità della quale dovremmo sapere di più. I commentatori esperti, quelli che parlano alla mattina per radio dicono che le decisioni che riguardano la UE sono troppo importanti per poter essere passate al vaglio popolare (referendum, etc.). Spingendosi un po’ più in là si arriva a capire il significato di questa odiata/amata sovrastruttura politica-burocratica. Ok, i polacchi e i lituani non sono proprio esempio di indipendenza politica, ma ognuno ha le sue convenienze, e quando ti dicono che la nomina dei ministri UE ricorda da vicino le procedure sovietiche, magari forse un po’ hanno ragione. Infatti, si strombazzano le lodi al Trattato di Lisbona e al nascente super-stato e poi si scopre che i Ministri saranno burattini. Tra le altre cose che cosa mi significa un primo ministro belga quando il Belgio è stato per mesi e mesi in stallo politico libanese? Poveretti erano riusciti a trovare un primo ministro che mettesse d’accordo valletti e fiammiferai e puff… gliel’abbiamo portato via. Sul ministero degli esteri è inutile ribadire che il candidato italico (amico dei terroristi di Hezbollah) non fosse gradito dalla nazione religioso-ortodossa. E così ci tocca il doppiogiochismo inglese alla Belfour. Alla Blair. Non vale il giochino loro in Europa non ci vogliono entrare e noi li coinvolgiamo lo stesso. E’ proprio una gran cazzata. Solo altre motivazioni, diciamo atlantiche possono portare a scelte del genere. Ma noi subiamo così, perché Bilderberg ha deciso. I conti, i visconti e i banchieri si sono riuniti nei castelli scozzesi e hanno deciso. Nuove tasse per tutti. CO2 tax e altro in modo che finalmente la UE potesse rendersi indipendente dai singoli stati. L’ho letto su FDF, non mi sono certo messo a leggere i documenti usciti dall’ultimo Bilderberg, ma sono disponibili on-line e ci credo. MB i riporta la memoria al conflitto fra confederati e unionisti o federalisti nella nascente USA, ma adesso i tempi sono cambiati. I valori e gli ideali non ci sono più, certo direte non c’è neanche più la schiavitù, ma non ci sono neanche più gli indiani e gli asini volano. Sta di fatto che oggi Loro vogliono che noi non ci interessiamo a queste cose. Decidono loro. Già dagli anni ’70 avevano capito che la Democrazia porta dentro di sé il germe che la fa appassire su se stessa e avevano capito che andava invertito il processo, cioé bisognava portare le decisioni, quelle importanti, fuori dalla portata del popolo. Ma in pochi ce lo dicono e noi guardiamo dalla finestra le cose cambiare e non capiamo. Per loro siamo come dei vecchi che guardano i bambini che giocano con i tamagochi. Non li potremo mai capirli, loro sono la spinta verso il futuro. La realtà è l’opposto, credo. Loro sono vecchi e noi giovani ed il trucco sta tutto nell’invertire le parti.