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La storia non è finita

24 settembre 2015

La storia non è finita nel 1989. La storia non finisce mai. La storia ci sorprenderà sempre perché sarà sempre nuova e inaspettata anche se sempre si ripeterà.

I destini del mondo – dell’Europa

13 gennaio 2013

In queste settimane ci sono alcuni fatti – dibattiti – discussioni che andranno a decidere i destini dell’Europa nei prossimi anni.

Le elezioni italiane sono un fatto europeo importante. A seconda di chi vincera’ e come, l’Europa avra’ infatti destini differenti.

Nel Regno Unito ora piu’ che mai impazza il dibattito sull’Europa, dato che sembra che la capacita’ di Cameron di rallentare l’ala dura di anti-europeisti mostra delle crepe. Quello che qui si vuole fare e’ un referendum sul fatto stesso che il Regno faccia parte o meno dell’Unione Europea. E’ opinione condivisa che se si facesse tale referendum oggi, i britannici voterebbero per uscirne. Per contro, la consapevolezza e’ forte tra le elite finanziarie e intellettuali che l’uscita dall’Europa avrebbe conseguenze drammatiche sul benessere dei britannici stessi. Qui come altrove, il tema del conflitto tra volonta’ popolare e ruolo di guida degli intellettuali e’ piu’ che mai presente (e’ un tema che sto sempre piu’ vedendo in molte parti).

In Francia si dibatte sulla nuova legge che elimina dal codice civile ogni riferimento al genere (sesso) dei genitori nelle relazioni famigliari (detta anche “legge sui matrimoni gay“). Come sempre i francesi non hanno mezze misure e quindi la nuova legge sarebbe fortemente estremamente laicista. Interessante che il Fronte Nazionale non sia contrario a questa modifica del codice civile. L’esito di questo dibattito avra’ ovviamente ripercussioni anche oltre i confini dell’esagono.

In Africa il Mali e la Repubblica Centro-Africana ribollono e il livello del conflitto sembra oggi sull soglia di superare un livello di guardia.

Come mi disse mio padre, il mondo e’ come un calderone di latte bollente che sta per cagliare. A noi giudicare se il fomaggio che ne verra’ fuori ci procura l’acquolina in bocca o la nausea.

Cambiamento climatico

5 dicembre 2009

Questo articolo è una menata.

Per motivi di lavoro mi è capitato di dare una occhiata per la prima volta ad un rapporto della Commissione intergovernativa per il cambiamento climatico (Intergovernmental Panel on Climate Change, IPCC), per la precisione l’ultimo pubblicato, nel 2007.

Ammetto che non mi è sembrato così peregrino.

La mia figura preferita è questa (figura 3.5 a pagina 27):

Questa figura rappresenta la variazione attesa, in percentuale, della disponibilità di acqua nel 2090-2099 confrontata con quella disponbile nel 1980-1999. I valori visualizzati sono i valori medi* di 12 diversi modelli climatici sviluppati sullo scenario di evoluzione antropica SRES A1B, che ipotizza una rapida crescita economica, una popolazione che raggiunge i 9 miliardi di persone attrorno al 2050 per poi stabilizzarsi, il rapido sviluppo e diffusione di tecnologie efficienti, un mondo globalizzato, quindi con stili di vita convergenti e notevoli interazioni sociali e culturali tra le diverse parti del mondo, e infine un uso bilanciato sia di energie fossili che di energie non fossili. Uno scenario quindi moderatamente ottimista e realista, mi sembra.

Bene, la figura parla da sola. Il mondo che ci si può attendere nel 2100, allo stato attuale delle conoscenze, sarà abbastanza diverso da quello che conosciamo oggi.

C’è anche un altra figura carina, che è la seguente (figura 3.2 a pagina 24):

Questa figura rappresenta le variazioni attese della temperatura media di superficie terrestre, secondo diverse ipotesi e scenari evolutivi.

* Mediani.

Il buon vecchio Tony ci credeva

17 novembre 2009

http://www.guardian.co.uk/politics/2004/jan/14/publicservices.tuitionfees
http://www.guardian.co.uk/politics/2004/jan/14/publicservices.uk2

Trascrizione dello storico discorso tenuto da Blair in occasione dell’ultima grande riforma dell’università in Inghilterra. E’ un po’ lungo ma i contenuti contengono diversi elementi di novità che in nessun altro paese del mondo ci sono, ammirevoli da alcuni punti di vista e discutibili da altri. In particolare, la cosa che mi ha colpito di più oltre alla riforma in se stessa è stato anche il fatto che Blair è andato a giocarsi il governo (necessitò di voti dell’opposizione perché non tutti i laburisti erano d’accordo) proprio sulla riforma dell’università, per il suo ruolo strategico nel futuro del paese.

Sì, lo so che sono di parte perché ci lavoro…