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dalla consuma a pietralunga (ma anche poppi val bene un ghiacciolo)

19 maggio 2014

Il percorso prosegue con l’attraversamento appenninico, inesorabilmente verso est. Quando vuoi che il tuo viaggio, anche se è senza meta, abbia una direzione che sa di terra e di vita, devi andare a est. Il sole viene da est, l’uomo antico viene da est, la saggezza viene da est. Orientarsi. Se guardi a oriente, sai chi sei, da dove vieni e dove vai. O forse no, ma comunque va meglio. Provare per credere.

Scendendo dalla Consuma, dobbiamo rimpiangere un’altra volta la mancata deviazione verso la Pieve di Romena. Tutte le volte che siamo passati da queste parti abbiamo dovuto malinconicamente rimandare l’appuntamento, e anche stavolta è così, e il desiderio di partecipare dell’incanto di quel luogo cresce. Abbiamo un quaderno dove teniamo memoria scritta di tutti i luoghi per i quali abbiamo appetito. Appunto mentale: ri-scrivere Romena, sottolineato tre volte.

La strada ora passa da Poppi, e alla faccia dei pochi chilometri percorsi, non possiamo rinunciare anche a questo, e poi fa un caldo micidiale e l’idea di muovere due passi sotto qualche ombra medievale ci attira come topi nel formaggio. Il borgo, ricco di palazzi storici, di interessanti chiese quasi millenarie e di portici che offrono una tregua alla canicola, domina una piccola collina con spettacolari viste sul paesaggio circostante, e lo splendido castello domina a sua volta il borgo e una piazzetta alberata dove due malcapitati ghiaccioli si devono sacrificare per evitare a noi lo scioglimento.

poppi

poppi (ghiacciolo non inquadrato)

Ora però l’idea di raggiungere almeno il confine umbro non ci consente altre soste: Anghiari rimane, superba, alla nostra destra, e finisce dritta nel quaderno insieme ad alcune curiosità: perché proprio “città dell’autobiografia”? E cosa diavolo avranno fatto gli annessi Monti Rognosi per meritarsi l’appellativo? Torniamo ad agosto a scoprire cos’è la “Tovaglia a quadri”? (piccola anticipazione: una serata-cena-spettacolo in piazza, in compagnia degli abitanti del paese che provvederanno a ristorare le pance ma anche lo spirito impersonando i caratteri di una storia popolare, ogni anno diversa, in una rappresentazione preparata dalla popolazione stessa).

Rimangono al lato della strada i natali dei pilastri dell’arte italica ora che sfiliamo prima Caprese, culla di Michelangelo, e la Sansepolcro di Piero della Francesca. Poi la vista di Città di Catello ci dice che la Toscana è terminata e il suolo umbro è il nostro nuovo tappeto. Il pomeriggio è avanzato e siamo già ampiamente stufi di strade troppo grandi e con troppo traffico, e allora via verso interni poco esplorati dall’asfalto: obiettivo Pietralunga. Secondo qualche notizia che abbiamo, un borgo sorprendentemente interessante fuori dai soliti circuiti consumati dal marketing e dal popolo delle gite del weekend, e dovrebbe anche esserci una tranquilla piazzola per la nostra tenda, e così sarà.  

Pietralunga, come quasi tutti gli antichi borghi del centro Italia, è in posizione strategica in cima a un crinale, e ha davvero una storia interessante, oltre a essere gradita alla vista e al cuore, per tanti scorci che ci incantano al crepuscolo e per l’assenza della folla, che pure meriterebbe; ma di qui passa solo qualche innocua strada provinciale. Per fortuna, diciamo noi che ce la siamo cercata apposta, anche se temiamo che l’autoctono potrebbe aver da recriminare. Pare abbia origini addirittura precedenti all’impero romano, e la rocca longobarda pentagonale e la Pieve di Santa Maria, che incorniciano egregiamente la piazza, sono testimoni dell’importanza del luogo ben prima dell’anno mille. Più di recente, Pietralunga si è distinto come il comune umbro che più di tutti ha contribuito alla resistenza al nazifascismo, e la medaglia al valore e un monumento ce lo ricordano. Ma, più singolare anche se forse meno importante, il fatto che più contraddistingue la storia del paese è il Palio della Mannaja. Oggi è una corsa, che si tiene ad agosto, nella quale i rappresentanti dei quartieri spingono i salita dei carri, in un’atmosfera di rievocazione storica medievale. Ma l’evento ispiratore è di altro genere: pare che tale Giovanni Lorenzo di Piccardia, in pellegrinaggio dalla Francia a Napoli, poi a Loreto e da lì diretto a Lucca per venerare il Volto Santo, passando da Pietralunga incappò accidentalmente in un cadavere. I locali, vedendolo nei pressi dell’ammazzato, non sentirono ragioni d’innocenza, e, siccome ai tempi non si andava tanto per il sottile con avvocati e cavilli, tramite tortura ottennero in effetti una confessione, e da lì alla decollazione in piazza il passo fu breve. Ma la devozione e le preghiere al Volto Santo del nostro furono tali che la mannaja, nonostante il boia provasse con ben tre fendenti sempre più vigorosi, neppure scalfì il collo del malcapitato. Va da sé che tutti gridarono al prodigio e tanto bastò per provare l’innocenza, e il pellegrinaggio poté proseguire con ancora maggior ardore.

pietralunga

pietralunga by night

Correva l’anno 1334, e uno schermo luminoso in piazza ci istruisce sul fatto che alcune abbazie del circondario, a noi completamente sconosciute, erano all’epoca già da qualche secolo nel pieno dell’attività. Abbiamo una voglia matta di seguire la sottile linea che il caso, ammiccante e favorevole, ci propone, ma sarà per domani, dopo che le piante di un verdissimo e rinfrescante campeggio avranno cullato i nostri sogni.