Archive for novembre 2009

Test di purezza

25 novembre 2009

Immagino sia arrivata anche in Italia la notizia dell’uscita del libro della Palin.  Io non l’ho letto, quindi non posso giudicare i contenuti o commentare la veridicita’ dei fatti che riporta.  Pero’ mi ha fatto sorridere l’impiegato di una libreria a New York che ha detto in un’intervista che ha ordinato 7 copie del libro della Palin, e che non crede riuscira’ a venderne neanche una.  Ahhh, Manhattan… (si mormora che l’85% di persone che vive nell’Upper East Side – cioe’ dove vivo io – e’ non repubblicana..)

Detto cio’, stavo browsando (… ??? sfogliando virtualmente????) il New York Times quando un titolo ha colpito la mia attenzione:  “G.O.P. ‘Purity’ Test Could Trip Up Castle” (tr. Il test di purezza dei Repubblicani potrebbe ostacolare Castle — G.O.P. sta per Grand Old Party, soprannome del partito repubblicano..).  Ora, Castle e’ un repubblicano dei piu’ moderati, un anomalo se vogliamo — si schiera dalla parte di chi permette l’aborto, e favorisce idee democratiche per quanto riguarda l’energia e il controllo delle armi (ammetto di non sapere bene cosa lo distingua da un democratico…).  Ma Castle e’ anche il contendente piu’ papabile per il posto di senatore del Delaware lasciato aperto da Joe Biden quando e’ stato eletto Vicepresidente (per la cronaca, il candidato democratico al posto di senatore sembra essere Beau Biden, figlio di Joe, ma secondo me uno con il nome Beau non puo’ essere eletto senatore..), e per i Repubblicani sconfiggere i democratici in casa sarebbe un gran bel colpo..

Fin qui tutto normale — ma c’e’ un pero’.  Il pero’ e’ che potrebbe essere proibito ai Repubblicani di sostenere (moralmente/finanziariamente/politicamente/socialmente) un candidato del genere che non e’ d’accordo con almeno 8 delle 10 linee guida proposte come “essenziali per un Repubblicano al giorno d’oggi”.    Le linee guida saranno discusse a gennaio e se verranno approvate, ci saranno grandi colpi di scena nella politica americana.  Ecco i 10 principi (il test di “purezza repubblicana”) nella forma in cui si presentano adesso:

(1) We support smaller government, smaller national debt, lower deficits and lower taxes by opposing bills like Obama’s “stimulus” bill;

(2) We support market-based health care reform and oppose Obama-style government run health care;

(3) We support market-based energy reforms by opposing cap and trade legislation;

(4) We support workers’ right to secret ballot by opposing card check;

(5) We support legal immigration and assimilation into American society by opposing amnesty for illegal immigrants;

(6) We support victory in Iraq and Afghanistan by supporting military-recommended troop surges;

(7) We support containment of Iran and North Korea, particularly effective action to eliminate their nuclear weapons threat;

(8) We support retention of the Defense of Marriage Act;

(9) We support protecting the lives of vulnerable persons by opposing health care rationing and denial of health care and government funding of abortion; and

(10) We support the right to keep and bear arms by opposing government restrictions on gun ownership.

 

… e pensare che ai miei tempi il test di purezza era ben altra cosa…

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UE

21 novembre 2009

Sembra il pianto del bimbo, ma non lo è. UE è la nostra nuova nazionalità, non è più solo Shengen. E’ direttive, è politica estera finta e subalterna agli USA, è sovranità economica… Insomma è un’entità della quale dovremmo sapere di più. I commentatori esperti, quelli che parlano alla mattina per radio dicono che le decisioni che riguardano la UE sono troppo importanti per poter essere passate al vaglio popolare (referendum, etc.). Spingendosi un po’ più in là si arriva a capire il significato di questa odiata/amata sovrastruttura politica-burocratica. Ok, i polacchi e i lituani non sono proprio esempio di indipendenza politica, ma ognuno ha le sue convenienze, e quando ti dicono che la nomina dei ministri UE ricorda da vicino le procedure sovietiche, magari forse un po’ hanno ragione. Infatti, si strombazzano le lodi al Trattato di Lisbona e al nascente super-stato e poi si scopre che i Ministri saranno burattini. Tra le altre cose che cosa mi significa un primo ministro belga quando il Belgio è stato per mesi e mesi in stallo politico libanese? Poveretti erano riusciti a trovare un primo ministro che mettesse d’accordo valletti e fiammiferai e puff… gliel’abbiamo portato via. Sul ministero degli esteri è inutile ribadire che il candidato italico (amico dei terroristi di Hezbollah) non fosse gradito dalla nazione religioso-ortodossa. E così ci tocca il doppiogiochismo inglese alla Belfour. Alla Blair. Non vale il giochino loro in Europa non ci vogliono entrare e noi li coinvolgiamo lo stesso. E’ proprio una gran cazzata. Solo altre motivazioni, diciamo atlantiche possono portare a scelte del genere. Ma noi subiamo così, perché Bilderberg ha deciso. I conti, i visconti e i banchieri si sono riuniti nei castelli scozzesi e hanno deciso. Nuove tasse per tutti. CO2 tax e altro in modo che finalmente la UE potesse rendersi indipendente dai singoli stati. L’ho letto su FDF, non mi sono certo messo a leggere i documenti usciti dall’ultimo Bilderberg, ma sono disponibili on-line e ci credo. MB i riporta la memoria al conflitto fra confederati e unionisti o federalisti nella nascente USA, ma adesso i tempi sono cambiati. I valori e gli ideali non ci sono più, certo direte non c’è neanche più la schiavitù, ma non ci sono neanche più gli indiani e gli asini volano. Sta di fatto che oggi Loro vogliono che noi non ci interessiamo a queste cose. Decidono loro. Già dagli anni ’70 avevano capito che la Democrazia porta dentro di sé il germe che la fa appassire su se stessa e avevano capito che andava invertito il processo, cioé bisognava portare le decisioni, quelle importanti, fuori dalla portata del popolo. Ma in pochi ce lo dicono e noi guardiamo dalla finestra le cose cambiare e non capiamo. Per loro siamo come dei vecchi che guardano i bambini che giocano con i tamagochi. Non li potremo mai capirli, loro sono la spinta verso il futuro. La realtà è l’opposto, credo. Loro sono vecchi e noi giovani ed il trucco sta tutto nell’invertire le parti.

Il buon vecchio Tony ci credeva

17 novembre 2009

http://www.guardian.co.uk/politics/2004/jan/14/publicservices.tuitionfees
http://www.guardian.co.uk/politics/2004/jan/14/publicservices.uk2

Trascrizione dello storico discorso tenuto da Blair in occasione dell’ultima grande riforma dell’università in Inghilterra. E’ un po’ lungo ma i contenuti contengono diversi elementi di novità che in nessun altro paese del mondo ci sono, ammirevoli da alcuni punti di vista e discutibili da altri. In particolare, la cosa che mi ha colpito di più oltre alla riforma in se stessa è stato anche il fatto che Blair è andato a giocarsi il governo (necessitò di voti dell’opposizione perché non tutti i laburisti erano d’accordo) proprio sulla riforma dell’università, per il suo ruolo strategico nel futuro del paese.

Sì, lo so che sono di parte perché ci lavoro…

Primo, veloce

14 novembre 2009

Volevo solo celebrare il fatto che finalmente sono parte del blog.

E chiedere se voi abbiate una qualche spiegazione del fatto che qui a New York sembra sempre piovere il fine settimana — inizia il venerdi’ sera, e continua fino la domenica, per poi tornare bello lunedi-venerdi.  Giusto per accompagnare la settimana lavorativa.

Presto inizieranno le mie menate da oltreoceano.  Oggi no pero’ che piove e devo lavorare.

Una firma per la giustizia

14 novembre 2009

A questo link si può leggere e firmare l’appello di Roberto Saviano/ la Repubblica per fermare la legge “ammazza giustizia” che il Governo italiano ha proposto al Parlamento.

Accorrete numerosi.

trimenata/2

11 novembre 2009

Intanto mi è giunta notizia che uno degli autori del Crisis of Democracy è tal Samuel P. Huntigton, del quale potete trovare una breve wikibiografia. E’ un piccolo folletto che ne sa sempre una più del diavolo. Allora negli anni ’70 era probabilmente un 50enne all’apice della carriera, poi ha fatto anche di meglio, teorizzando the clash of civilizations.

Ma torniamo alla sua opera prima, a questa crisi della democrazia. Come detto nel post precedente, passiamo alle conclusioni di questa opera “inascoltata”. Si inizia con proclami di conquista. Si dice che grazie alla democrazia, nei paesi della Trilaterale si è ottenuto un diffuso miglioramento sociale ed economico che ha portato una gran parte della popolazione ad essere assimilata ai valori, al modello di consumo e alle attitudini della middle-class. Inoltre ci si è difesi dall’invasione sovietica, ormai sconfitta (siamo negli anni ’70). I partiti dei vari schieramenti partecipano al gioco democratico rispettandone le regole; anche quei cattivoni dei comunisti ormai accettano il gioco e quando anche dovessero arrivare al potere non sarà per instaurare una dittatura del proletariato (evidente riferimento all’Italia). Il cittadino è difeso dagli abusi dello stato, ha dei diritti. Insomma un progresso continuo. Ma, c’è un ma. Oggi i governi democratici devono affrontare la sfida che queste migliorie pongono. Sembra un paradosso, ma più volte gli autori insistono sul fatto che l’allargamento della partecipazione alla vita democratica pone in pericolo la democrazia stessa. Ma perché? Solo in parte esiste il problema delle aspettative economiche infrante (il sogno americano), in realtà parte del pericolo deriva dal fatto che si è data dignità a troppe persone grazie allo studio. Soprattutto i giovani e gli “intellettuali” hanno raggiunto una prosperità economica tale per cui essi hanno maturato nuovi ideali e valori, evidentemente diversi da quelli della mansueta middle-class. Aggiungiamo poi che gli USA vedono declinare il proprio dominio militare (sembra una relazione di ieri l’altro) e c’è una tendenza all’isolazionismo ed a non assumere un ruolo internazionale, e la frittata è fatta.

Insomma tutta questa insoddisfazione, ma, gli Autori ammettono, non esiste un sistema diverso ed alternativo a questo, nessuno l’ha pensato! O meglio c’è qualche gruppuscolo di radicali che ci provano, ma sono molto, troppo informali!

Allora cos’è che non funziona? Non sono le regole, ormai accettate anche dai vari PCI, ma la gente non capisce più il senso di tutto ciò! Bella scoperta, non c’è più Dio che ci garantisce un bell’avvenire? non c’è più coscienza di classe, non c’è più uno stato che si ispira fiducia, non c’è più nazionalismo… e allora per cosa ci sbattiamo tutto il giorno, per il sistema stesso? Insomma la gente non capisce, si sa, è tonta… Nei sistemi autoritari il problema non si pone, il Capo decide d’autorità qual’è la missione della nazione, e il popolo lo segue. ma nelle democrazie non si può fare (ah, non lo sapevo). Nelle democrazie dovrebbe esistere una percezione collettiva che coinvolga la maggior parte dei gruppi in una sfida della quale si sentano interessati. Ma non c’è più! questa coscienza collettiva si è disgregata sotto la spinta democratica. Secondo me gli autori ammettono qui che un qualsiasi sistema di potere non funziona senza una missione chiara e condivisa. Senza priorità non c’è modo di distinguere fra le rivendicazioni in competizione fra di loro provenienti dai vari gruppi di pressione. La scottante conclusione è che in un sistema democratico tendente all’allargamento della partecipazione dal basso la politica diventa un’arena dove si contendono interessi privati, piuttosto che un luogo dove si costruisce il bene collettivo. In qualche modo, a ragione o a torto, questa gente sostiene che gli interessi particolari non corrispondono al bene comune e che comunque i politici non sono in grado di far coincidere le due cose. E questo potrebbe essere un bel tema, scusate se ci ho messo così tanto per arrivarci.

Il Viadotto di Millau

11 novembre 2009

Mi sono imbattuto causalmente in questo.

L'immagine è probabilmente protetta da copyright. Il blog contiene solo il link ad un sito terzo che la ospita. L'opera è stata creata dallo studio Foster & Partners.

E’ una ghega 8009.

Cercando con google si trovano altre immagini.

Se siete interessati (se non lo siete è inutile che continuiate a leggere), sono arrivato a questo ponte leggendo dell’autostrada francese A75, a cui sono arivato leggendo del massiccio centrale, a cui ho pensato come alternativa per occupare un week-end di marzo con amici che avevano invece proposto le Ardenne.

Per gli interessati ulteriormente, il viadotto è stato completato nel 2004 da appunto lo studio di progettazione Foster & Partners.