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L’Italia e la guerra

17 febbraio 2015

Odo messaggi bellicosi che arrivano dal Bel Paese.

L’Italia non puo’ fare una guerra per 3 ragioni: 1) non ha le risorse, 2) non ha la tradizione militare, 3) non ha la classe dirigente adatta.

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Non ha le risorse: non ci sono i soldi. La guerra e’ una attivita’ estremamente costosa; il debito schizzerebbe al 200-300% del PIL e negli anni successivi alla fine della guerra ci sara’ poverta’ e guerra civile. Abbiamo gia’ visto.

Non ha la tradizione militare. Si parla qui sia di tradizione militare di lungo periodo (l’Italia come nazione non ha mai avuto pieni successi militari) ma soprattutto di breve periodo. In Italia non ci sono forze armate fatte da persone che hanno realmente combattuto negli ultimi 10-20 anni. La guerra e’ una cosa complessa che richiede esperienza.

Non ha la classe dirigente adatta. Questo e’ un ampio discorso; avro’ forse pregidizi, ma l’impressione e’ che comunque in Italia manchi una classe dirigente con effettivo contatto con la realta’ – le capacita’ di organizzare cose complesse forse ci sono, ma sono di certo ben nascoste.La guerra e’ una cosa complessa che richiede organizzazione e senso della direzione.

Questo non vuol dire che un parlamento italiano non dichiarera’ guerra nel prossimo futuro. Vuole dire che quando lo fara’ portera’ al disastro la maggior parte degli italiani e dei residenti in Italia.

King Rat

12 ottobre 2012

Ho appena scoperto che la traduzione italiana di King Rat (“Il Re”) non e’ piu’ disponibile, e ho appena finito di leggerlo.

E’ un libro molto bello; l’autore e’ James Clavell – King Rat e’ il primo libro di un autore che poi diventera’ famoso sia come autore di romanzi che come autore di sceneggiature e regista di film.

King Rat e’ un romanzo di fantasia, ma la storia, o meglio, le storie ivi narrate nascono dalle esperienze di Clavell come prigioniero di guerra nel campo di Changi, a Singapore (per ironia della sorte, Changi e’ oggi l’aereoporto di Singapore, e nel libro e’ narrato come i prigionieri lavoravano appunto a costruire un campo d’aviazione …).

King e’ un caporale americano che, grazie alle sue capacita’ imprenditoriali, riesce a cavarsela alla grande, in un campo famoso per la dissenteria, la fame, e la morte. Nonostante sia vietato commerciare, King e’ astuto, e grazie ad una organizzazione precisa e affidabile, riesce a non farsi mai beccare dalla sua nemesi, il responsabile dell’ordine tenente Grey, che cerca dall’inizio alla fine del libro in tutti modi di incastrarlo. Ma, alla fin fine, tutto il campo, dai comandanti alleati alle guardie giapponesi e coreane, dipendono dall’abilita’ commerciale di King.

Interessante quello che ci dice wiki, sotto la voce “folklore”, di cosa sia un “king rat”. Termine che sembra originare nel tedesco del XVI secolo, e starebbe ad indicare “chi vive alle spalle degli altri”. In sintesi, il fenomeno “king rat”, o “Rattenkoning”, o “Roi des rats”, sarebbe quando 2 o piu’ ratti finiscono per vivere con le code attorcigliate (si veda sempre wiki al link sopra per delle foto abbastanza … schifose).

Per tornare al libro. E’ un racconto maestoso. Clavell e’ maestro nell’intercalare storie, storie e ancora storie. Mentre il maggiore australiano pensa alla moglie a casa parte la storia della moglie; i flashback di Peter Marlowe sulla sua relazione con la splendida ‘Nai; e tante e tante sono le storie che si accavallano superbe e descrivono persone, atmosfere, situazioni.

Peter Marlowe e’ un po’ il personaggio pivot della storia. Aviatore inglese, di classe superiore, di famiglia militare dal ‘700. Nonostante sia una persona diversissima da King, i due sviluppano quella che Peter vede come una forte amicizia. Per King, si tratta sempre e comunque come una relazione d’affari. Con le sue parole, Peter ha un buon cervello (brain), e lui, come imprenditore, ha bisogno di buoni cervelli.

Impossibile pero’ riassumere qui il libro. Ma e’ possibile raccomandarne la lettura; la versione italiana e’ pero praticamente quasi introvabile su Amazon, quella inglese originale richiede un po’ di pratica con la lingua. Ne fu anche fatto un film, nel 1965, che dalle recensioni non sembra fatto malissimo. Ovvio il libro non puo’ che essere meglio …

Bim Bum Bam

4 maggio 2011

Sono anche disposto a credere che hanno ammazzato Bim Bum Laden o piuttosto che i Navy Seals abbiano agito in buona fede, pensando di andarlo a stanare. Ma secondo me quando hanno ricevuto l’ordine di buttarlo a mare a qualcuno sarà ben venuto il dubbio. Però poco male, alla fine cosa ci importa se è, era, sarebbe stato lui. La cosa fondamentale è che ci è già stato detto che non cambierà nulla. Che tutta la propaganda della caccia al Male Assoluto era in realtà una rappresentazione di un’utopia. Un aspettando Godot. La soluzione finale non c’è, almeno non avviene sopprimendo questo o quell’altro. Godot non arriverà mai. Andiamo noi da lui, come fece la montagna con Maometto.

voltastomaco

6 aprile 2010

Siamo abituati a fare i giochini di guerra al computer. Siamo abituati a sparare a bersagli in movimento. Bersagli finti su uno schermo finto. Ma se lo schermo diventasse vero? I bersagli rimarrebbero finti?

Salta fu0ri questo video.

Uno dei commenti all’articolo dice:
“I chirurghi forse non sbagliano? Gli economisti che profetizzano benessere e sviluppo infinito non hanno forse clamorosamente sbagliato? Gli architetti che fanno palazzi che si afflosciano coi terremoti non sbagliano? I politici che inondano di immigrati un Paese senza curarsi delle implicazioni future non sbagliano? I medici che ignorano un tumore maligno in diagnosi errate non sbagliano? Perchè dai militari si esige una infallibilità che in altri campi non esiste?”

Forse è vero, sono le conseguenze della guerra e basta, e non c’è da recriminare. Tutti sbagliano, anche l’arbitro.
Ma io prorpio non riesco a rassegnarmi all’idea che un teleobiettivo possa essere scambiato per un RPG. Che il cannoniere possa scambiare fotografi per un gruppo di guerriglieri non ci credo. Credo solo che hanno avuto l’ordine di sparare nel 95% dei casi, e che abbiano avuto l’ordine di sparare ai giornalisti in zona di guerra. Credo che per arruolarsi nell’esercito americano sia necessario essere pazzi o aver avuto il lavaggio del cervello. Credo che questo commento sia frutto dell’ignoranza. Povero ignorante, colpevole dell’inerzia dello schifo che c’è a ‘sto mondo.

Gheddy

29 settembre 2009

Il mitico Gheddy è stato a New York, non credo gli abbiano allestito una tenda, ma Larry King lo ha intervistato. Il buon Mazzucco ne ha tratto degli estratti. Sono effettivamente spassosi, del tipo:
D (Larry): Siamo in Afghanistan perché Osama ha fatto cose terribili…
R (Gheddy): Ah sì? Cosa?
D: Beh lo sanno tutti… Lo ha rivendicato lui stesso…
R: Mah, è diverso… Non mi sembra che alcun tribunale gli abbia dato la colpa di alcunché… Tutti i terroristi non erano afghani. Si sono addestrati qui, negli States. Sono partiti da qui, dal JFK… Vivevano qui…

Per risposta Larry mandava sempre la pubblicità, ciò che diceva Gheddy era ineluttabilmente vero. Le sue parole erano cunfuciastiche. Quando la democrazia funziona e la TV si dà un immagine di pluralismo e diversità in effetti le magagne vengono fuori più limpide. E’ difficile per un americano che si crede liberale sostenere un dialogo con una persona con cui non condivide i punti di riferimento e l’indottrinamento. E questa è proprio una bella lezione di vita, peccato solo che debba venire da Gheddy. Tra l’altro sempre più simile ad una mummia…

Libertà d’informazione e dintorni/addendum

13 settembre 2009

Mentre Repubblica continua la sua paradossale campagna per la libertà d’informazione le notizie arrivano e passano senza lode e con infamia.

Il Corriere ha dato la notizia di razzi sparati da Hezbollah verso Israele. 3 razzi di cui 2 caduti nel nulla e il 3° non si sa, c’è qualcosa di più vacuo del nulla? L’articolo proseguiva con una seconda parte in cui si riporta il massiccio dispiego di mezzi militari israeliani in un fazzoletto di terra conteso sia da Libano che da Siria. Proviamo a dare una mano ai giornalisti del Corriere: “Israele mobilita i carri armati al confine con il Libano ed Hezbollah risponde con razzi di monito”.

Totalmente inosservato è passato l’11 settembre, data che ha cambiato molte cose nel nuovo millenio. Nessun giornale on-line italiano ha dato risalto a questo anniversario. Solo il Corriere che ha lanciato un forum dal tema: “Dov’ero e cosa pensavo in quel momento”. Mi ha fatto piacere scoprire che molti non credono più alle varie versioni ufficiali. Sempre in linea con il giornale paladino di libertà posto un link con le 12 domande che Repubblica non ha il tempo di pubblicare.

Mi fa piacere che nonostante il mutismo informativo e l’omertà dei principali mass media oggi si abbia la possibilità di dire la propria, anche grazie a Vaccamadosca! Cosa facciamo lanciamo anche noi un appello contro l’omertà mediatica? Conoscete qualche intellettuale che si potrebbe unire e dare lustro alle firme che raccoglieremo? Se non siamo sicuri di battere Repubblica non iniziamo neanche…

Aggiungo: secondo La Repubblica è in pericolo la libertà di informazione in generale o solo la libertà di criticare il premier e il suo governo? C’è differenza, molta differenza. Direi che in Italia, come in parte in molti paesi vige un regime mediatico misto omertoso e soggetto ad abusi di potere. Si guardino dentro.

Come il denaro fatto di aria è stato capace di ucidere 600.000 persone

11 settembre 2009

Bene; ora che ci siamo presentati (ancora non tutti), passiamo alle cose serie.

Come questo articolo, ad esempio.

Ora, lo so che tutti odiano il liberali (cioè: gli anti-statalisti/ pro-anarchismo basato sulla proprietà privata) e non sono particolarmente di moda oggi. Ma io veramente penso che  questo tizio ne dica molte di giuste (a parte le pesissime menate domenicali sulla religione).

L’articolo citato è una feroce critica al mainstream esposto dal New York Times riguardo alle correnti faccende economiche, e una delle parti migliori è quando l’editorialista del NYT dice “pensate che senza la possibilità di creare denaro dal nulla la guerra civile americana non sarebbe stata possibile” (e lo dice come cosa positive). E qui il buon Murphy ha gioco facile: come si fa a ringraziare la moneta senza controvalore per aver reso possibile l’uccisione di 600.000 persone? Grande.

Poi, per il resto, ci sono i soliti argomenti della scuola austriaca. Ora vado a scrivere sul suo blog perché una obiezione al punto della disoccupazione ce l’ho, comunque.

A la prochaine.