Posts Tagged ‘menata’

The concept of “menata” explained to an English-speaking audience

21 febbraio 2013

Life has many meanings and many aims. Eating good food is one of the aims of life. If you believe in one or more gods, worshipping s/he/it or them can be another aim.

“Menarla” is one of the noblest aims of life.

The verb “menare” in Italian has a range of different meanings. According to the authoritative wordreference.com, it can be translated with to lead, to drag, to shake, to throw, to beat, to bring about, to fight – amongst the others.

“Menata” is the past participle of the verb “menare”.

The actual meaning of “menata” comes indeed from the phrases “me la meni”/ “te la meno”/ “non me la menare”/ “che menata!”.

“Menarla” in this sense means to obstinately try to convince someone about a particular idea or position. It is a sort of intellectual stalking, but made in total frankness and friendliness – even if a well conducted “menata” can have phases of open intellectual confrontation.

The “Menata” is a particular kind of social interaction, with its own rules. Usually there is an opening, a crescendo, a climax, and a closure/ ending. Pauses and silences are very important in the art of a well conducted menata.

The final aim is to demonstrate to the opponent our intellectual superiority. However, the art of the menata consists in attracting the opponent to your side with lateral or subtle moves. Very rarely a menata is won with a direct attack.

The final outcome of a menata – the winner – is often unknown. Because, for example, both opponents think they are winners, of because the actual moment in which the menata ends is undefined/ unknown. A menata you think is ended can restart with the same intensity the day after – or 3 years after.

A menata is always a mutual agreement and should be good fun, even if it is always taken very seriously by the opponents. Even if this statement is disputable, and could be the subject of a good menata.

In this sense, menate can be considered one of the finest intellectual deeds of humankind.

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DUM DUM. Una speranza

15 giugno 2011

Ancora suonano i tamburi nelle piazze al grido di “A casa!!!! A casa!!!”. Idiots. Spero siano un minoranza coloro che hanno votato si si si si solo per dare la “spallata”. Che idea idiota. Potrebbe essere una vana speranza… Magari no… Magari qualcuno ha creduto veramente nell’idea che l’acqua debba essere un bene pubblico, come credo io. Gestito da un ente pubblico. Ma fermare un trend non equivale ad invertirlo. Questo referendum segna una tappa importante per la democrazia italiana perché l’idea dei promotori è contro le direttive europee. Segna una divergenza significativa su ciò che l’economista ci dice di fare e ciò che il popolo sente come bisogno.

IL POPOLO ITALIANO SENTE IL BISOGNO RASSICURANTE DI ESSERE GOVERNATO DA UNA CLASSE EFFICIENTE.

Sentiamo la necessità di possedere come comunità i beni che ci consentono di vivere. Sentiamo il dovere di spronare ed essere di esempio a coloro che delegano il pensiero ad altri perché troppo impegnati a spartirsi la torta. La multiutility non era il futuro era il peggior passato che potevamo perorare, era l’inciucio affarista. Do ut des. A te il dividendo a me la poltrona… e così via. Almeno questa l’impressione che hanno dato. E con i mezzi di comunicazione dalla tua parte non riuscire a far passare un messaggio positivo ce ne vuole. Quindi, assessori, vi chiediamo di essere efficienti. Trasparenti. Vi chiediamo di non sperperare quando usate i nostri soldi, e se non bastano non spendeteli in orpelli, ma in cose buone per vivere. Siamo in crisi, anche se non ve ne frega una mazza perché siete ben serviti. Ci fidiamo ancora. Pensiamo che possiate farcela anche perché se non ce la fate non vi rieleggiamo (speriamo!!! VACCAMADOSCA!!!!!).

Ergo. Coloro che fino ad ora ci hanno governato sono degli incapaci. Ci hanno proposto un modello economico e la hanno gestito che ci sta portando alla bancarotta (nazionale-comunale che sia). Alla prova dei fatti la gran parte di voi non l’ha sostenuto, vi siete dissociati da ciò che fino a ieri era la normalità. Ma che cosa avete nella cabeza? Non solo ci avete confessato implicitamente di non essere in grado di gestire un acquedotto. Avete accettato con inerzia che il sistema potesse essere lacunoso (non ovunque ci piace pensare). Quale ennesima figuraccia. Ma noi crediamo che si possa rifondare la vostra qualità. Abbiamo, nonostante tutto, fiducia nella democrazia. Crediamo che sia possibile eleggere una classe di amministratori normale. Che sappia non peggiorare le cose, che sappia distinguere l’interesse collettivo. Sbagliamo?

Communication

16 settembre 2010

Comunicazione che cambia. Commutation. Perché nessuno più scrive qua?
Facebook ha rubato l’identità del Blog, su facebook sei sicuro che tutti i tuoi “amici” riceveranno ciò che tu hai da dire, perché sei tu che cerchi loro. Un Blog è comunque una forma di comunicazione vecchia, e lenta. Lenta nell’accezione moderna del termine. Veloce è colui che ti raggiunge, lento è colui che va cercato. La differenza non è tanto temporale, ma di volontà. Facebook usa il meccanismo della pubblicità su google. Google ti spia e sa chi sei, per questo ti appioppa la pubblicità su misura. Facebook sfrutta una conoscenza pregressa, sapete già chi siete e la comunicazione è più facile. Il Blog rappresenta un’utopia, l’idea che a molti interessi ciò che hai da dire. L’idea che tutti abbiano qualcosa da dire. Il Blog è la frammentazione del pensiero. Il Blog, inteso come essere vivente, probabilmente racchiude già, a pochi anni dalla sua nascita, ogni pensiero pensabile e avanza. Ma non è lecito pensare che ogni frammento di questo essere possa essere inteso e apprezzato. Per cui l’utente del singolo blog è comunque un conoscente, un’amico nell’accezione facebookiana. Ma sono le relazione amicali che sono cambiate. L’accento si sposta da “andiamo a vedere cosa a da dire” a “senti qua”, senti cosa ho da dire. Le relazioni si basano sull’attività propositiva di e non sulla capacità ricettiva. Sembra essere una deriva dell’egocentrismo. Non per forza cattiva, nel senso che poi comunque gli “amici” sono costretti ad ascoltare e la comunicazione non va persa. Il concetto è che “questo è il mio mondo e te lo presento” se ti piace bene, comunque ti costringo a vederlo e te lo porto a casa, poi tu deciderai. Il Blog è opposto, “questa è la mia casa, e ci sono le mie cose, la porta è aperta, entra pure quando vuoi”. In definitiva è marketing e niente più.

Cambiamento climatico

5 dicembre 2009

Questo articolo è una menata.

Per motivi di lavoro mi è capitato di dare una occhiata per la prima volta ad un rapporto della Commissione intergovernativa per il cambiamento climatico (Intergovernmental Panel on Climate Change, IPCC), per la precisione l’ultimo pubblicato, nel 2007.

Ammetto che non mi è sembrato così peregrino.

La mia figura preferita è questa (figura 3.5 a pagina 27):

Questa figura rappresenta la variazione attesa, in percentuale, della disponibilità di acqua nel 2090-2099 confrontata con quella disponbile nel 1980-1999. I valori visualizzati sono i valori medi* di 12 diversi modelli climatici sviluppati sullo scenario di evoluzione antropica SRES A1B, che ipotizza una rapida crescita economica, una popolazione che raggiunge i 9 miliardi di persone attrorno al 2050 per poi stabilizzarsi, il rapido sviluppo e diffusione di tecnologie efficienti, un mondo globalizzato, quindi con stili di vita convergenti e notevoli interazioni sociali e culturali tra le diverse parti del mondo, e infine un uso bilanciato sia di energie fossili che di energie non fossili. Uno scenario quindi moderatamente ottimista e realista, mi sembra.

Bene, la figura parla da sola. Il mondo che ci si può attendere nel 2100, allo stato attuale delle conoscenze, sarà abbastanza diverso da quello che conosciamo oggi.

C’è anche un altra figura carina, che è la seguente (figura 3.2 a pagina 24):

Questa figura rappresenta le variazioni attese della temperatura media di superficie terrestre, secondo diverse ipotesi e scenari evolutivi.

* Mediani.

UE

21 novembre 2009

Sembra il pianto del bimbo, ma non lo è. UE è la nostra nuova nazionalità, non è più solo Shengen. E’ direttive, è politica estera finta e subalterna agli USA, è sovranità economica… Insomma è un’entità della quale dovremmo sapere di più. I commentatori esperti, quelli che parlano alla mattina per radio dicono che le decisioni che riguardano la UE sono troppo importanti per poter essere passate al vaglio popolare (referendum, etc.). Spingendosi un po’ più in là si arriva a capire il significato di questa odiata/amata sovrastruttura politica-burocratica. Ok, i polacchi e i lituani non sono proprio esempio di indipendenza politica, ma ognuno ha le sue convenienze, e quando ti dicono che la nomina dei ministri UE ricorda da vicino le procedure sovietiche, magari forse un po’ hanno ragione. Infatti, si strombazzano le lodi al Trattato di Lisbona e al nascente super-stato e poi si scopre che i Ministri saranno burattini. Tra le altre cose che cosa mi significa un primo ministro belga quando il Belgio è stato per mesi e mesi in stallo politico libanese? Poveretti erano riusciti a trovare un primo ministro che mettesse d’accordo valletti e fiammiferai e puff… gliel’abbiamo portato via. Sul ministero degli esteri è inutile ribadire che il candidato italico (amico dei terroristi di Hezbollah) non fosse gradito dalla nazione religioso-ortodossa. E così ci tocca il doppiogiochismo inglese alla Belfour. Alla Blair. Non vale il giochino loro in Europa non ci vogliono entrare e noi li coinvolgiamo lo stesso. E’ proprio una gran cazzata. Solo altre motivazioni, diciamo atlantiche possono portare a scelte del genere. Ma noi subiamo così, perché Bilderberg ha deciso. I conti, i visconti e i banchieri si sono riuniti nei castelli scozzesi e hanno deciso. Nuove tasse per tutti. CO2 tax e altro in modo che finalmente la UE potesse rendersi indipendente dai singoli stati. L’ho letto su FDF, non mi sono certo messo a leggere i documenti usciti dall’ultimo Bilderberg, ma sono disponibili on-line e ci credo. MB i riporta la memoria al conflitto fra confederati e unionisti o federalisti nella nascente USA, ma adesso i tempi sono cambiati. I valori e gli ideali non ci sono più, certo direte non c’è neanche più la schiavitù, ma non ci sono neanche più gli indiani e gli asini volano. Sta di fatto che oggi Loro vogliono che noi non ci interessiamo a queste cose. Decidono loro. Già dagli anni ’70 avevano capito che la Democrazia porta dentro di sé il germe che la fa appassire su se stessa e avevano capito che andava invertito il processo, cioé bisognava portare le decisioni, quelle importanti, fuori dalla portata del popolo. Ma in pochi ce lo dicono e noi guardiamo dalla finestra le cose cambiare e non capiamo. Per loro siamo come dei vecchi che guardano i bambini che giocano con i tamagochi. Non li potremo mai capirli, loro sono la spinta verso il futuro. La realtà è l’opposto, credo. Loro sono vecchi e noi giovani ed il trucco sta tutto nell’invertire le parti.

tri-menata/1

29 ottobre 2009

Da wikipedia.en:

The Trilateral Commission is a private organization, established to foster closer cooperation among the United States, Europe and Japan. It was founded in July 1973 at the initiative of David Rockefeller, who was Chairman of the Council on Foreign Relations at that time.

The Council on Foreign Relations (CFR) is an American nonprofit and nonpartisan membership organization dedicated to improving the understanding of U.S. foreign policy and international affairs.

Negli anni ’70 la Trilaterale commissionò uno studio sullo stato della Democrazia che potete facilmente trovare sul sito della Trilaterale, ovviamente ancora esistente. L’allora direttore Zbigniew Brzezinski firmo l’introduzione dove si spiegava che la crisi della democrazia era da più parti ventilata, sia dall’intellighenzia “occidentale” sia da quella comunista che vedeva nella crisi del capitalismo la conferma alle proprie teorie. Quel lavoro servì a dimostrare che per il successo della democrazia era necessario che il suo utente capisse la natura del sistema democratico. Zibi ci avverte che alcune conclusioni o suggerimenti da parte degli autori sono provocativi, ma che lo scopo del lavoro è infine promuovere lo scopo principale del sistema democratico: la combinazione di libertà personali e con l’aumento del progresso sociale.

Il lavoro è suddiviso in 4 parti: Europa occidentale, USA, Giappone e conclusioni. Ovviamente ognuno è libero di andarsi a leggere tutto il testo, ma io, per interesse e per voi vi farò il piacere di leggermi le conclusioni e farvi un riassunto.

Secondo me non bisogna sottovalutare il Potere, inteso come l’oligarchia che detiene i mezzi di produzione e di comunicazione, quando esso si riunisce, pensa e poi si dà delle linee di lavoro e le diffonde ad esponenti di spicco della politica internazionale a destra come a sinistra come nel mondo economico. E’ un modo molto efficace per dire: “Ragazzi, questo è il gioco, si gioca così e si può vincere”. Secondo me è implicita la conseguenza che chi non sta alle regole è fuori dal gioco.

Berlino Berlino

21 settembre 2009

Una parte del collettivo, attuale e potenziale, di Vaccamadosca nei prossimi giorni passerà una settimana di meditazione a Berlino.

Berlino evoca. Evoca film innanzitutto: Totò e Peppino divisi a Berlino, il tremendo Germania Anno Zero, a me ricorda molto anche il Barry Lyndon che arriva a Berlino e incontra il Conte di Balibali (purtroppo non ho trovato la scena su youtube, il link è ad uno dei migliori pezzi della colonna sonora, con la foto di Redmond Barry che riceve la medaglia per aver salvato il capitano prussiano),  i ragazzi della stazione dello zoo, che morivano di pere nella triste fine degli anni ’70, The Downfall, e, ultimo ma non ultimo, il cielo sopra.

Berlino dicono che oggi sia una città in cui è bello vivere.

Berlino che la vedi sulla carta e sembra quasi in Polonia; e una volta era la capitale della Prussia.

Berlino è al centro del nostro essere europei. E qui scatterebbero menate multiple, che i miei fedeli hanno già intuito. Ma, come ben è stato espresso in uno dei precedenti post, la menata a volte prevede la sospensione. Sospensione feconda.

Vedremo cosa produrranno le meditazioni berlinesi.

La menata. Metodo, potenzialità e profilassi.

9 settembre 2009

Noi G, intesi in senso ampio, amiamo la menata. Chi più chi meno. Chi ci si impegna, chi molla subito, ma ascolta e chi s’incazza. La menata fra i G è anche questione di gerarchie. E la gerarchia non è sempre giusta, in quanto in genere è basata sull’anagrafe.

La menata. Credo arrivi da lontano, da ambienti teatrali. Nasce da commenti su piccoli gesti quotidiani e finisce per toccare argomenti geopolitici globali. La menata è una postilla del metodo scientifico, ma è anche un’espressione del cogito ergo sum. Del metodo scientifico utilizza tutti i passaggi tranne le conclusioni, perché in genere termina con un “mah…”.

menata del cactus
menata del cactus

Nella sua espressione più alta, la menata è preceduta dal silenzio. Durante questo silenzio gli interlocutori si scrutano e decidono se ambedue hanno voglia di menarsela. Ci si può scrutare anche telefonicamente o via e-mail, seppur possa sembrar strano. Basta la rinuncia di uno dei due e tutto va in fumo. La menata è impegnativa e non va presa alla leggera, ma non è una lotta. E’ un confronto aperto, dove ognuno è a priori convinto di aver ragione. Per una buona menata bisogna essere in forma, non stanchi. Bisogna avere la mente lucida e reattiva.

Ci sono almeno tre diversi stili. Il primo, tenuto da chi in genere comincia, acquista una forma come di lamento e insieme sfida per una certa situazione, crede di essere molto documentato e assale l’interlocutore con una serie di sentenze, anche provocatorie. Lo definiamo l’attaccante. Il secondo stile è quello dell’opportunista, il quale ascolta, ribatte brevemente aspettando lo sbaglio dell’interlocutore per coglierlo in fallo; è insidioso perché usa la tranquillità di chi non ha nulla da perdere, è imprevedibile. Questo stile è spesso la difesa ovvia all’attaccante. Un terzo stile è il privo di opinioni, colui che oggettivamente riporta notizie. In realtà egli si nasconde dietro un’oggettività fittizia per sferrare l’attacco finale.

Inutile fare esempi.  già di per sé questo post è una piccola menata. Già se vuoi, caro internauta, te la puoi menare anche da solo (senza essere equivoci…). Conosco un G che la mena anche e sempre sullo stesso argomento (la Dobbiaco-Cortina), è evidente che egli sta mentendo, eppur la mena…