La strategia del Beppe Grillo

8 gennaio 2013 by

Secondo il mio modesto parere la strategia del M5S nazionale è di non arrivare alla maggioranza. Di non dover formare un governo. Vi faccio l’esempio di Parma. Il M5S è andato al potere con un sacco di buone intenzioni, qualcosa di buono è stato fatto. Ma Parma assomiglia molto alla situazione nazionale. Ha un sacco di debiti ed esce da un commissariamento che ha impostato una strada per recuperare credibilità e ripagare i debiti. La strada è fatta di tagli e aumenti delle tasse. L’unico impegno del M5S è quello di cercare di razionalizzare i tagli in modo che non siano lineari ed iniqui. Ma per loro stessa ammissione non sarà possibile fermare la cementificazione nella città a più alto tasso di cementificazione. Sarà molto difficile fermare il funzionamento dell’inceneritore.Perchè? Perché quelli che hanno fatto il casino prima, debiti e inceneritore inutile, l’hanno fatto in modo tale che un’inversione di rotta richiederà un sacco di anni. Tornando alla politica nazionale il discorso non cambia, ma i riflettori sarebbero ancora più ampi. Andare al potere adesso per un movimento radicale come il 5S porterebbe a degli inevitabili compromessi. Con i poteri economici e finanziari, perché nel fratempo la macchina statale deve andare avanti. E’ un mostro. In sostanza credo sia nell’interesse di Grillo e Casaleggio rimanere all’opposizione. E non è un caso che in giro si comincia a sentire opinioni del tipo “li voto se sono sicuro che non superano il 20%”. Il che è paradossale, ma significa che molta gente ha voglia di un’opposizione onosta e credibile, più che di un governo improvvisato.

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Beppe Grillo come un nuovo Martin Lutero

2 dicembre 2012 by

Questo e’ un pensiero totalmente avventato. Mi e’ venuto in mente e lo condivido con i miei 5 lettori.

Questo pesiero e’ frutto della lettura delle prima pagine del The Signal and the Noise di Nate Silver, in cui si fa un parallelo tra la nascita della stampa e la nascita del web con la conseguenza sul trattamento e la diffusione di idee, e le loro conseguenze sul piano civile-sociale.

In sostanza, Lutero affisse le sue tesi sulla porta di una cattedrale in Germania, e in breve tempo ne furono stampate moltissime copie, che diffusero queste idee “innovative”, nonstante poche persone sapessero leggere. Beppe Grillo non ha usato una porta di una cattedrale, bensi’ un blog, e anche se non tutti sapevano usare internet, le sue “idee innovative” hanno fatto breccia.

La storia di cosa successe dopo la pubblicazione delle tesi di Lutero la sappiamo (qui, ma non finisce li’, ovviamente).

Emigrare in India

9 novembre 2012 by

Questa e’ una provocazione. O forse no.

Vorrei scrivere qualcosa di piu’ intelligente sui vicoli ciechi prospettati da Mario Seminerio sul suo ottimo blog, ma proprio il tempo e le energie mi mancano.

Il mio lavoro precedente al think-tank (pensatoio) sul futuro, mi ha insegnato che non esistono vicoli ciechi, e il futuro di puo’ padroneggiare, o prevedere. Magari non si puo’ manipolare e far andare nella direzione che si vuole. Ma si possono fare i diversi scenari, li si puo’ descrivere, si puo’ partire dal nocciolo delle previsioni, dallo scheletro (e i noccioli economici sono i migliori, perche’ narrano delle basi di sostentamento di una popolazione), e poi a cascata si immagina cosa accade al resto della societa’.

E’ abbastanza semplice, in se’, come esercizio. Richiede solo audacia intellettuale e una certa sicurezza nella propria conoscenza dei meccanismi sociali, culturali, economici. Per intenderci, l’opposto di quei ricercatori che esordiscono con “questi sono solo i risultati preliminari”, oppure quelli con la testa incastrata nel passato, nell’analisi di quello che e’ successo, e basta. In sintesi, richiede un po’ di palle, cioe’ essere bold, come si dice in inglese.

Non essere avventati, essere bilanciati, e, quando si tratta di gettare la palla, farlo, e non nascondere la mano.

Dicevo, la realta’ e’ li’. L’economia, volenti o nolenti, e’ un vincolo enorme sulle capacita’ delle persone di fare e non fare, ed un elemento centrale della cooperazione umana e della fiducia negli altri.

Dicevo non ho tempo per fare questo esercizio, e non lo faro’.

Ma la mia mente non ce la fa a stare ferma, e si getta sempre avventatamente oltre agli ostacoli.

Quando per uno spagnolo medio sara’ conveniente, utile, pensabile emigrare in India? Siamo ancora lontani da questa situazione.

Siamo, ancora, lontani. Adesso, oggi 9 novembre 2012.

Manifattura in Europa …

2 novembre 2012 by

… negli ultimi tempi; e si dice che adesso stia andando anche peggio.

(cliccare sull’immagine per vedere meglio)

King Rat

12 ottobre 2012 by

Ho appena scoperto che la traduzione italiana di King Rat (“Il Re”) non e’ piu’ disponibile, e ho appena finito di leggerlo.

E’ un libro molto bello; l’autore e’ James Clavell – King Rat e’ il primo libro di un autore che poi diventera’ famoso sia come autore di romanzi che come autore di sceneggiature e regista di film.

King Rat e’ un romanzo di fantasia, ma la storia, o meglio, le storie ivi narrate nascono dalle esperienze di Clavell come prigioniero di guerra nel campo di Changi, a Singapore (per ironia della sorte, Changi e’ oggi l’aereoporto di Singapore, e nel libro e’ narrato come i prigionieri lavoravano appunto a costruire un campo d’aviazione …).

King e’ un caporale americano che, grazie alle sue capacita’ imprenditoriali, riesce a cavarsela alla grande, in un campo famoso per la dissenteria, la fame, e la morte. Nonostante sia vietato commerciare, King e’ astuto, e grazie ad una organizzazione precisa e affidabile, riesce a non farsi mai beccare dalla sua nemesi, il responsabile dell’ordine tenente Grey, che cerca dall’inizio alla fine del libro in tutti modi di incastrarlo. Ma, alla fin fine, tutto il campo, dai comandanti alleati alle guardie giapponesi e coreane, dipendono dall’abilita’ commerciale di King.

Interessante quello che ci dice wiki, sotto la voce “folklore”, di cosa sia un “king rat”. Termine che sembra originare nel tedesco del XVI secolo, e starebbe ad indicare “chi vive alle spalle degli altri”. In sintesi, il fenomeno “king rat”, o “Rattenkoning”, o “Roi des rats”, sarebbe quando 2 o piu’ ratti finiscono per vivere con le code attorcigliate (si veda sempre wiki al link sopra per delle foto abbastanza … schifose).

Per tornare al libro. E’ un racconto maestoso. Clavell e’ maestro nell’intercalare storie, storie e ancora storie. Mentre il maggiore australiano pensa alla moglie a casa parte la storia della moglie; i flashback di Peter Marlowe sulla sua relazione con la splendida ‘Nai; e tante e tante sono le storie che si accavallano superbe e descrivono persone, atmosfere, situazioni.

Peter Marlowe e’ un po’ il personaggio pivot della storia. Aviatore inglese, di classe superiore, di famiglia militare dal ‘700. Nonostante sia una persona diversissima da King, i due sviluppano quella che Peter vede come una forte amicizia. Per King, si tratta sempre e comunque come una relazione d’affari. Con le sue parole, Peter ha un buon cervello (brain), e lui, come imprenditore, ha bisogno di buoni cervelli.

Impossibile pero’ riassumere qui il libro. Ma e’ possibile raccomandarne la lettura; la versione italiana e’ pero praticamente quasi introvabile su Amazon, quella inglese originale richiede un po’ di pratica con la lingua. Ne fu anche fatto un film, nel 1965, che dalle recensioni non sembra fatto malissimo. Ovvio il libro non puo’ che essere meglio …

Walter Bonatti, In terre lontane

23 settembre 2012 by

E’ abbastanza facile, al limite del banale, spiegare quel fenomeno di Walter Bonatti con le sue esperienze di bambino, nei primi anni ’40 del secolo scorso, con le libere esplorazioni del fiume Po che la guerra attorno a lui e la civilta’ contadina di allora gli permisero di fare. Voglio qui solo cercare di comunicare alcune delle mie – forti – sensazioni tratte dalla lettura di In terre lontane, libro in cui Bonatti descrive i viaggi-esplorazioni che ha fatto tra gli anni ’60 e gli anni ’70. Ma prima voglio tornare a quel bambino – e do’ per scontato che il lettore sa del Bonatti alpinista (ottimamente riassunto qui, in inglese).

Il libero bambino del fiume Po

Era un bambino libero di vagare tra i campi e le rive del grande fiume, di attraversarlo a nuoto. Era padrone fisico di quel mondo, lo possedeva e lo ascoltava. Il bambino esplora il grande fiume e i contadini che vivono attorno al grande fiume. Impara a conoscere e rispettare questo mondo; impara a sfidarlo, prende conoscenza dei propri limiti fisici. Si innesca una relazione personale – e intima, tra il bambino e la Natura attorno.

Questo tema, il tema della relazione intima, e personale, con la Natura attorno, e’ il tema attorno al quale si sviluppa il fenomeno Walter Bonatti. Nella sua relazione con la montagna, cosi’ personale e diretta, e la sua relazione con l’esplorazione di un mondo naturale allora ancora sconosciuto. Il bambino che trova la pace nel cuore del vulcano o sulla roccia di Capo Horn.

E, speculare a tutto cio’, la rabbia e il rancore verso tutto cio’ che e’ “umanita’ progredita”, quel progresso distruttore di questo mondo. Il “progresso” che non rispetta questo rapporto intimo, personale, diretto del bambino con la natura. Che media con strumenti tecnologici che hanno bisogno di tecnici che nulla sanno della poesia del grande fiume, o della figura paterna del grande monte, il Monte Bianco. E, in piu’, nella malattia ideologica che ha distrutto il poetico e vero “mondo dei semplici”, il mondo dei contadini del grande fiume o degli indios del Maranon. Quel “progresso” materiale ed ideologico che trasforma le “persone semplici” in “miserabili sbandati” senza dignita’.

In terre lontane

Ma veniamo quindi al contenuto del libro. Rinuncio a “spiegare” alcunche’. Riporto solo alcune delle frasi piu’ emozionanti, sperando di innescare nel lettore la curiosita’ della lettura del libro.

“L’avventura per me e’ una spinta personale… Nei grandi silenzi, nei grandi spazi, ho trovato la mia ragione d’essere… Il bello dell’avventura e’ sognarla, dare aria all’immaginazione… Per questo la fantasia deve accompagnarci sempre.”

“Che cosa non e’ piu’ preorganizzato e imbrigliato al giorno d’oggi”

“Il coraggio non e’ mai soltanto la molla che ti spinge in avanti. Il coraggio a mio avviso deve essere usato anche per frenare qualche entusiasmo troppo pericoloso. Riuscire a fermarsi e’ spesso molto piu’ duro che andare avanti.”

“A Capo Horn apparentemente non c’era niente da conquistare ne’ da esplorare, pero’ mi piaceva trovarmi in solitudine ai confini del mondo…”

“Alla solitudine, che e’ isolamento, io do’ un valore grandissimo, perche’ acutizza la sensibilita’ e amplifica le emozioni… Oggi piu’ che mai l’uomo ha paura di affrontarsi nella solitudine, teme quasi di doversi riconoscere, di doversi riconquistare”

“E’ certo che se noi riuscissimo a coniugare il nostro vasto sapere di oggi con l’antica animalita’ che gia’ abbiamo posseduto…”

Klondike 1965

“Avevo visitato la capanna di uno dei piu’ vecchi cercatori d’oro del Klondike… Qui viveva da circa 40 anni Peter Pamucina, un anacoreta straordinario che era rimasto fedele a tutte le tradizioni del luogo; era nato in Jugoslavia 79 anni prima. Mi accolse con una cordialita’ da vecchio amico. Erano le 10 del mattino di domenica, festa comandata da Dio, percio’ Peter non lavorava nella sua cava ma si stava radendo…”

“Quella sera vedo dunque Dawson traboccante di vita e di bellezza. Mi pare di sognare, di essermi tuffato indietro nel tempo.”

Uganda 1966

“I giorni scorrevano veloci per me e l’amico Bardana. Da settimane ormai vivevamo soli e isolati sul grande fiume in stretto contatto con cose e animali. Accettavamo tutto cio’ che la natura ci offriva: sole cocente e temporali, fatiche e sorprese, esaltazioni e turbamenti.”

“Intanto il Nilo scorreva placido e sempre piu’ silenziosi si facevano i suoi animali”.

Tanzania 1966

“Per tale prova avevo previsto tutto il prevedibile. Esisteva tuttavia l’imponderabile, che nel mio caso era grande, essendo io solo e disarmato.”

“Sopra di me, a un palmo dal naso, c’e’ una orranda bocca socchiusa e bavosa, due occhi tondi che mi fissano scintillanti e perversi al chiarore delle braci che vi si riflettono…Mi do conto di essere circondato da un gran numero di iene e sciacalli… Se dovessi esprimere in questo momento un giudizio sulla iena direi che e’ il piu’ subdolo, spregevole simbolo delle tenebre e della morte.”

“La vampa del giorno si fa di ora in ora inesorabile… Il caldo intorpidisce ogni capacita’ e annebbia i sensi.”

“A questo punto mi prende una sorta di malore… Mi riprendo non so dopo quanto tempo dopo e mi ritrovo incastrato tra due rami.”

“Anche stanotte, come tutte le notti, si consuma il rito crudele della lotta per l’esistenza. In nessun altro luogo come nella savana la morte incombe su tutto…”

“… appaiono due leoni proprio di fronte a me…subito dopo, ed e’ ancora piu’ allucinante, scatta qualcosa nel mio cervello…”

“A quel fatto la mia reazione e’ violenta quanto inaspettata. Io stesso me ne sorprendo.”

“… qualcosa ora e’ cambiato in me, lo sento dolorosamente. Quelli appena trascorsi sono stati giorni stravolgenti, di prolungato e logorante stress, piu’ nervoso che fisico. E quale effetto, adesso mi accorgo di essere come dominato da una sorta di eccezionale, quasi ultraumano potenziamento delle mie facolta’… Vivo come in trance le ore che ancora mi dividono dal punto in cui si concludera’ la mia marcia.”

Capo Horn 1971

“… sul Capo Horn c’e’ il nulla, soltanto tragiche scogliere deserte battute dalle peggiori tempeste.”

“Innalzo la tenda… Inizia a piovere. All’alba e’ l’uragano. Il mare urla e ribolle con infinite creste spumeggianti.”

“Sporgendomi da quell’estremo balcone meridionale, la prima cosa che cerco, e lo faccio instintivamente, e’ di accertarmi se il continente finisce proprio li’…”

Patagonia 1971

“Cosi’ arrivammo ai 1530 metri del passo del Viento, la porta d’ingresso al gelido nulla.”

“Improvvisi squarci di nebbie svelano cupe visioni sui fianchi del cerro Moreno…”

“Tutto puo’ essere in questo luogo ormai privo di proporzioni.”

Orinoco 1973

“Tutto qui dentro e’ esagerato e straordinario”

“La marcia e’ quasi sempre lenta ed estenuante, pero’ nulla si puo’ concedere alla fatica e allo scoraggiamento.”

“La fatica cui siamo sottoposti supera ogni possibile descrizione… Siamo consapevoli che qualunque sforzo facciamo per spingerci avanti non ha piu’ il minimo significato…”

Congo 1972

“Essi si sostentano e superano mille insidie e pericoli in una delle foreste piu’ inospitali, dove un uomo civile morirebbe inevitabilmente e rapidamente.”

“Scelgo, come terreno d’azione, le sorgenti inesplorate del fiume Nduye. La meta in realta’ e’ solo un pretesto per compiere con i pigmei qualcosa di concreto che sappia cavar fuori, sia da me che da loro, le capacita’ e i difetti piu’ nascosti, ma soprattutto che possa rivelarci reciprocamente, vivendo insieme, quello che realmente siamo e sentiamo dentro.”

“A impresa compiuta potro’ dire, con tutta la riprova, che i pigmei si sono rivelati gli uomini piu’ straordinari che io abbia mai conosciuto… Non camminano, corrono, corrono sempre… A vivere con loro ci si sente veramente come pesanti carcasse.”

“In tutto il tempo che ho passato con loro, e seppur tra imprevisti e qualche avversita’, non ho mai visto un pigmeo nervoso o infuriato.”

Nuova Guinea 1974

“La foresta, come tutte le selve tropicali, appare stupenda e orrida a un tempo.”

Guyana 1975

“Auyan Tepuy. E’ un’armonia di muraglie colossali dai fianchi inverosimilmente lisci, a picco, impraticabili. E’ un ciclopico piedistallo a sostegno di un tavoliere ampio almeno 700 chilometri quadrati, e a un’altezza fluttuante fra i 2000 e i 2450 metri.”

“Durante la notte, e in modo assai piu’ logorante di quanto non sappiano fare le maligne zanzare, e’ l’ansia a mozzare il respiro, un’ansia, come ho appena detto, che scaturisce da mille pensieri e pericoli…”

“Ad un tratto la selva cessa di colpo. Incredibile, un passo piu’ in la’ si spalanca il vuoto piu’ sconvolgente che mai mi sia apparso all’interno di una foresta.”

Maranon 1967 e 1978

“Solitario e infaticabile, l’indio delle montagne cammina e cammina, e non fa che lavorare”.

“I bambini, dalle guance paffute e rosse, costituiscono l’unica nota ridente fra questa gente che pare nata soltanto per soffrire ed essere triste…”

“Una volta all’anno, e per un solo giorno, tutto si riassume in un unica espressione gioiosa: la festa.”

“‘Avro’ infine la tristezza di vedere sfumare quella specie di Shangri-La per tanti anni idealizzata.”

“… Ollas fin dall’inizio mi appare completamente deserta e diversa da come io l’avevo conosciuta… L’uso della coca pare avere qui lasciato un duro segno.”

“… l’apatia di questa gente e’ totale.”

Oxford

5 agosto 2012 by

Inaspettato, un giorno di fine estate mi trovo a Oxford. Ci credo e non ci credo; saro’ io. Saro’ un nuovo io, un altro io. Una nuova vita.

Credo nella magia dei nomi e dei luoghi.

Per un europeo come me, nato nel 1972, Oxford rappresenta forse il luogo che neppure ho mai provato a sognare, non per mancanza di ambizione, ma forse per mancanza di immaginazione – non si puo’ immaginare tutto, la realta’ e’ sempre piu’ creativa della mente piu’ fervida, indeed.

Un centro del mondo, un luogo di origine e di convergenza.

Per chi, come me, crede che le idee sono cio’ che guida il destino delle persone, Oxford e’ il luogo creatore per eccellenza.

Creatore del bene ma anche del male. Che, come si sa, non sono entita’ distinte, ma idee che si mischiano sempre in un miscuglio inseparabile.

Oggi e’ l’ultima domenica a Londra, perlomeno per un po’, come londinese.

Londra e’ una grande citta’, una madre di civilita’. Oxford e’, di certo, il suo cervello – o il suo karma.

Londra e’ un amore

29 luglio 2012 by

E’ poesia dolcissima e crudele, quando ci sveglia col sole la domenica mattina nel silenzio, o negli interminabili giorni di pioggia e vento, quando sembra di essere sul crinale, e l’odore nelle nuvole basse e dell’erba bagnata fanno desiderare il riparo asciutto di quattro mura e un tetto.

prima legge dell’informazione

25 luglio 2012 by

La vita è strana, si sa. A volte è una contraddizione. Stamattina ho trovato sulla Stampa.it un articolo della corrispondente da Cuba, un ex-blogger che si è guadagnata la ribalta internazionale per la sua posizione critica contro il regime dei fratelli Castro e la Cuba “revolucionaria”. Parla di Siria e di colera nell’est di Cuba e di come i media cubani distorcono le notizie. Ma a me interessa la Siria. Mi interessa vedere come le notizie possono essere capovolte svariate volte e come la realtà rimane a noi celata o per lo meno oscura. Per quanto riguarda l’occidente (quasi tutto), sappiamo che in Siria la libertà avanza. I piccoli focolai di rivolta nati in una parte del paese, benché sempre repressi nel sangue, sono diventati un incendio che si è allargato fino ad entrare nelle vie di Damasco. Si, va bene, però la vita è una contraddizione. E infatti un lettore come me che divaga nel web ha letto anche che i ribelli sono finanziati dall’estero (principalmente i paesi del Golfo), che alcune stragi del governo in realtà sono state compiute dai ribelli, che i ribelli si compongono anche (?) di fazioni integraliste islamiche (qualsiasi cosa voglia dire). Che la Turchia e l’occidente appoggiano moralmente (e basta?) i ribelli e che Russia e Cina pongono il veto all’UN quando si propongono risoluzioni più cattive nei confronti del regime di Damasco. Ma soprattutto la cosa che più saltava all’occhio è sempre stata che la ribellione veniva soffocata nel sangue. Il popolo veniva bombardato dal cielo, il popolo veniva bombardato da terra. Il popolo veniva massacrato. Tutto ciò trapelava dai siriani all’estero e da fonti vicine ai ribelli. Ovviamente il regime negava le proprie esclusive responsabilità, indicando tutto ciò che ho detto sopra riguardo le mie letture alternative. Quindi per noi occidentali le verità di Damasco sono falsità. La verità è quella dei ribelli. Improvvisamente la ribellione è alle porte di Damasco. Ok, la vita è una contraddizione, ma come ha fatto il popolo, con bastoni e forconi ad arrivare a Damasco? Deve essere stata una roba di massa, un fiume di gente contro il regime. Invece spuntano armi, tradimenti negli alti organi di stato, etc. Insomma i ribelli sono ben armati e sanno il fatto loro. Il ribelle non è un fornaio, è un guerrigliero addestrato e armato. E bene. Tenete presente che qui in Italia la Siria si conquistava le prime pagine solo con le “stragi governative”, finché la ribellione era popolare. Adesso che il popolo si è trasformato in guerrigliero per la libertà anche i morti del regime fanno notizia (positiva ovviamente).
Quindi, qui da noi, chi voleva vedere una rivoluzione stile Tunisia poteva, ma volendo si poteva intravedere anche una roba tipo Libia, adesso è abbastanza palese. Potenze straniere che giocano alla guerra sulla pelle della gente. A Cuba la verità è quella di Damasco. Quindi è falsa, ma non perché viene da Damasco, dal quel regime, ma perché raccontata dal regime cubano, come fu per la Libia. Già proprio come fu per la Libia. Solo che qui Russia e Cina non sono disposti a cedere ai bombardamenti come là e quindi il regime si trascina in agonia. Almeno noi risparmiamo le missioni di bombe e i siriani si risparmiai qualche morto in più, grazie a Russia e Cina. Quindi la prima legge dell’informazione dice che la notizia che passa per un regime viene falsificata, ma se poi passa anche da un altro regime (che quindi la ri-falsifica), diventa vera. é come al doppia negazione in inglese. Una doppia falsificazione è una verità, però prese singolarmente le falsificazioni singole inducono a non credere in ciò che si legge o vede in Tv.
Ovviamente noi comuni mortali rimaniamo col dubbio.

giusto per non smentire: due attivisti siriani chiedono al governo USA di impegnarsi di più (http://www.linkiesta.it/assad-obama-fsa), era tanto semplice… bastava dirlo dall’inizio che era una guerra appoggiata dall’estero e che Assad aveva ragione e a questo punto mi viene da dire anche diritto a difendere il proprio paese da un aggressione esterna.

Dopo

22 giugno 2012 by

Dopo aver letto 2 pagine di Walter Bonatti nello Yukon sulla sua canoa a macinare chilometri di fronte a orsi, lupi e montagne di ghiaccio, la giornata si ricompone e dormire diventa la meritata ricompensa.

I nostri sogni

21 giugno 2012 by

I nostri sogni sono come le nuvole. Non hanno memoria, eppure ricordano tutto.

Prima, durante, dopo

13 giugno 2012 by

Questa mattina ho scritto una lettera a Alessia, e mi sono lasciato prendere dal flusso dei pensieri.

***

Io, dicevo (scrivevo) a Wissi, in questi ultimi tempi ho specie di flash in cui penso all’impensabilita’ della morte, al fatto di non esserci piu’. Allora penso anche che una volta non c’eravamo, prima di essere nati.

E poi piu’ si va avanti e piu’ continuo a non credere che sia mai successo. E’ probabilmente una difesa automatica della nostra mente. Non dimenticare, ma relegare in un limbo di assurdo e impossibile cio’ che e’ successo.

Poi si fa sempre piu’ fatica a parlarne, anche perche’ in effetti si e’ detto quasi tutto.

Per tornare al primo pensiero, e’ un pensiero in effetti abbastanza metafisico, o anche pre-religioso, quando ti sforzi a pensare al di la’ della vita presente. Le religioni ti offrono una bella storia preconfezionata che ti puo’ rassicurare.

Altrimenti, sono tornato ad alcuni miei antichi naturalistici pensieri, di quando ero giovane e leggevo Goedel, Escher, Bach e cercavo il senso della vita. Cioe’ quello che noi siamo. Noi siamo, in questo momento, quello che percepiamo e come quello che percepiamo interagisce con le nostre memorie del passato, che ci siamo costruiti/ abbiamo vissuto dalla nascita in avanti.

Le religioni ti offrono una spiegazione/ narrazione per tutto cio’. Il Taoismo nella sua versione filosofica e’ quanto di piu’ ateo si possa concepire, ed e’ quello che sento piu’ vicino anche se non mio.

Ci vuole grande coraggio ad accettare il senso della vita nella sua immediatezza. Mi ricordo sempre di mio padre, nei suoi ultimi giorni, come era tranquillo. Non ho mai capito se realmente sperava di poter sopravvivere per tutta l’estate, o se invece aveva capito che non avrebbe sopravvissuto che pochi giorni, e pero’ trovava una tranquillita’ nel suo modo d’essere.

(Alla Carpa la settimana scorsa ho riletto un piccolo diario che aveva tenuto nei suoi ultimi giorni. Struggente e forte, e semplice; ma che riassume le mie sensazioni delle due righe sopra)

Quando l’ho salutato, 2 giorni prima che morisse, per tornare a Londra, era tranquillo nella sua stanza che si leggeva la Gazza, dopo che avevamo commentato assieme le uscite dell’assessore Sommi sul festival della poesia che si svolgeva a Parma in quei giorni.

E’ cosi’ impossibile per noi pensare alla morte. E non voglio cedere, finche’ posso, ad una storiella religiosa. Pero’ il mondo diventa cosi’ diverso quando pensi al prima e al dopo della nostra vita.

Mi sono lasciato prendere la mano e mi sono perso nei miei pensieri… un po’ di questa la mettero’ su vaccamadosca.

Ti abbraccio.
Tommi

Ieri, e altre considerazioni

4 giugno 2012 by

Inizialmente volevo scrivere il discorso che non ho fatto ieri. Volevo spiegare, volevo dire qualcosa. Alla fin fine forse è inutile, tutti sappiamo.

Oggi mi sono riposato. La settimana scorsa a Londra è stata molto faticosa, nel sabato di viaggio ho tenuto duro, ieri è stata una esplosione di persone e sensazioni, e la stanchezza non aiuta a gestire le emozioni.

Avrei voluto dire quello che tutti sappiamo e che abbiamo evitato di dire, ma volevo evitare di piangere. Già mi ha dato un inizio di pianto la cosa dolce che mi ha scritto la nonnina nella mia mappa di auguri. La nonna è una forza sovrannaturale, è una entità divina. Lei che viene dal 1924 e ha visto così tanto.

Quando ho deciso di invitarvi tutti per fare una festa per il mio compleanno alla Carpanella, sapevo che non sarebbe stato facile.

Sono già passati due anni che, in questi giorni, ero alla Carpanella in quello stato sospeso, sperando di poter passare una ultima estate con il babbo. Era un giugno come questo, ma era due anni fa. Rocco aveva appena fatto trasloco, e Amelie aveva pochi mesi. Sembra ieri, anzi oggi. Il tempo si è congelato.

Da quel giugno, un anno di lutto difficile è passato. Siamo stati insieme, sono stato aiutato da persone meravigliose, e il 25 giugno del 2011 per me è stata una data importante. Nel primo anno senti la mancanza ogni giorno. Ogni giorno ha una immagine nello stesso giorno dell’anno precedente, ogni stagione ha il confronto diretto con la stagione precedente, dove quella persona c’era, e delle cose che si sono vissute assieme.

Poi quella maledetta mattina del 23 agosto, e da allora il mondo non è più lo stesso. Nulla è come prima.

Siamo in mezzo a questo primo anno di lutto. Tutto è difficile e stiamo passando diverse fasi, ognuno le sue, ma alla fin fine simili. Stiamo attendendo il 23 agosto 2012. Per piangere l’ultimo giorno in cui la memoria è quella dell’anno precedente.

Il 24 agosto saremo persone nuove, saremo diversi, potremo rinascere.

Questo volevo dire ieri, avrei voluto che Francesco fosse stato con noi.

Ma è stato troppo difficile, non ce l’ho fatta. E non ho voluto.

Vacanza Romana

20 marzo 2012 by

Ieri, alla mia venerdanda eta’, ho visto per la prima volta Roman Holiday, il celebre film del 1953 con Audrey Hepburn e Gregory Peck, e l’ho trovato un film semplicemente perfetto. Lei e’ bellissima, da perdervisi dentro in qualsiasi scena e’ presente.

Film perfetto per la semplicita’, la simmetria, la purezza dei personaggi, delle azioni, dei mille dettagli semplici ma azzecchati.

Chissa’ perche’ in italiano il titolo e’ stato tradotto al plurale, in Vacanze romane? Eppure e’ ben chiaro che quando Mr Bradley dice “oggi vacanza” si riferisce ad un preciso giorno, e quindi non puo’ che essere singolare, il giorno che passano assieme.

Forse questa sera me lo riguardo.

Stillness is the master of passion

28 febbraio 2012 by

La pace immobile comanda ogni passione.

L’immobilita’ viene prima di ogni passione.

La passione nasce dall’assenza di movimento.

La passione e’ generata e comandata dal vuoto.

Il vuoto comanda la piena vitalita’.

Il silenzio pacifico, immobile e calmo dirige ogni instinto di passione.

Il silenzio pacifico, immobile e calmo dirige ogni piena intensita’.

Verso Cambridge

27 febbraio 2012 by

Appena esco da Londra sento un senso di angoscia. Prati e paeselli con casette e campi da calcio.

Sara’ che oggi c’e’ il sole, e il sole rende piu’ esplicito il tessuto del paesaggio ; il sole non e’ il suo elemento naturale. Il sole violenta questo paesaggio. Il suo cielo naturale e’ grigio, e immagino che con il grigio gli stessi pratini paeselli e campi da calcio si sentano piu’ a loro agio. Dove l’unica certezza e’ il pub dietro l’angolo, dispensatore di alcol, oblio e socievolezza.

The Comfort Zone

26 febbraio 2012 by

Una delle cose piu’ orribili della nostra vita sono le barriere che ci costruiamo attorno a noi e che ci impediscono di andare al cuore delle cose e al cuore delle persone.

Anzio. L’attrito della guerra – Epilogo

18 gennaio 2012 by

Il vecchio sorride debolmente. “Mi chiamo Ted Jones”, dice, “Ho combattuto ad Anzio con i Granadier Guards”. Mi offre da sedere e si sistema su una poltrona con l’aiuto del suo bastone. E’ la prima volta che Ted si e’ unito agli altri veterani dell’Italy Star Association nel weekend di ritrovo annuale. Si stava godendo la brezza marina del Sussex, la compagnia e le storie del passato. Maurice Cheadle, l’iperattivo 87enne fondatore dell’associazione, dice che probabilmente questa sara’ l’ultima volta  che i soci si troveranno; ma, aggiunge, “lo abbiamo detto per anni. Stiamo appassendo”, continua Maurice, “ma stiamo ancora combattendo.” La mia reazione istintiva e’ di chiedere che cosa stanno ancora combattendo, ma sapevo che la risposta mi era data da uomini come Andrew Wilson, il mio amico veterano che fu artigliere ad Anzio, un uomo che ancora zoppica per le ferite ricevute quando si trovava nella testa di ponte, e soffre tuttora di incubi. Una persona che non sta semplicemente lottando verso gli ultimi anni della sua vita, ma anche un veterano che sta ancora combattendo con l’eredita’ della battaglia. Attraverso la Italy Star Association ho incontrato molti uomini del genere, e mi sono sempre sentito onorato di essere alla loro presenza e piccolo di fronte a loro. Ma, con la modestia propria di quella generazione, ognuno di loro sembra sempre meravigliato di trovare una persona con 50 anni di meno interessata alle loro storie, e tanto piu’ interessata in loro stessi.

Ted Jones ha combattuto alla Fabbrica, a Carroceto, sul crinale del Buonriposo e al “wadi country” di Anzio. Io ho letto tantissimo degli eventi che sono successi in quei luoghi, e i loro nomi mi riempiono di curiosita’. Ma a Ted quei nomi ricordano solo immagini, odori e suoni. Per un attimo perso nel passato, l’anziano dall’aria distinta fissa il pavimento. Improvvisamente, ricorda il momento in cui un terribile bombardamento di artiglieria tedesco si abbatte’ sulla  sua compagnia durante un contrattacco nemico vicino a via Anziate. Dalla minuscola feritoia della sua trincea ricorda il sibilo dei proiettili in caduta, l’assordante terremoto delle esplosioni, che penetrano stordenti dentro il petto. L’odore della terra bagnata mista a cordite. Ricorda il sibilo di una pallottola e la risposta borbottante del Bren. Ricorda le grida dei feriti e le terrificanti urla della fanteria tedesca all’assalto. Ted Jones ricorda benissimo la morte del suo amico accanto a se’: “Fece un gorgoglio e se ne ando'”.

Mentre rivive la terribile prova a cui ando’ incontro quando aveva vent’anni, io penso che alla stessa eta’ io non ero altro che uno studente preoccupato solo di se stesso, il cui orizzonte era giocare a rugby e passare il successivo esame; non posso fare a meno di farlo partecipe di questi miei pensieri. Ted mi guarda con i suoi occhi azzurro chiari. “Questo e’ esattamente quello per cui abbiamo combattuto. Perche’ tu potessi pensare alla tua vita senza dover affrontare simili orrori”. Si passa silenziosamente un fazzoletto sul viso, e poi cambia discorso, chiedemodomi se sono sposato. Si’, gli dico, e ho 3 bambini. Freddie, di 9 anni, e’ appassionato di libri di guerra e si butta sui documenti come me. Ted tira fuori dal portafoglio alcune foto. La consunta fotografia in bianco e nero lo ritrae come un soldato gibernato orgogliosamente in posa a fianco ad una apparentemente nervosa ma carina giovane donna dalla pettinatura definitivamente anni ’40 – sua moglie, Vera, piu’ volte nominata durante la nostra conversazione. Passa delicatamente le dita su quella immagine mentre mi dice che, nostante siano stati in Italia in vacanza due volte, non e’ mai tornato ad Anzio. Ci fu una breve pausa, poi continuo’,”Sono pronto ad andare, ora”, e, continuando, “per completare il cerchio, ma …”. La sua voce si esaurisce, e io mi offro di accompagnarlo, ma rifiuta gentilmente, “Non vorra’ farmi da infermiera. No, grazie” . Ma vedo che e’ interessato, e gli scrivo il mio numero di telefono e il mio indirizzo su un pezzo di carta, dicendogli di chiamare casomai cambiasse idea. Ted si alza per andare a giocare a bocce, ma, una volta sulla porta, si gira verso di me, e, alzando il palmo della mano destra quasi come si trattasse di un giuramento, mi dice “Preghero’ che il suo Freddie non abbia mai da combattere una guerra”.

Tre giorni dopo mi viene recapitato un piccolo pacchetto, con il mio nome e il mio indirizzo scritti con grafia tremolante. Lo apro, e vi scopro una medaglia di bronzo a sei punte e il suo nastro rosso, bianco e verde. Una Italy Star. Questo il messaggio da Ted Jones:

Grazie per aver ascoltato le mie storie di guerra ed essere stato cosi’ gentile da sembrare interessato alle mie chiacchere. E’ stato bello parlare con Lei, e sarei veramente felice di tornare ad Anzio quando lo riterra’ opportuno. Le invio qualcosa per Lei. La prego di accettare. Non ho nessuno a cui lasciarla. Vera e’ morta 15 anni fa, e sono sicuro che lei la conservera’ con cura. Lei conosce le mie esperienza di guerra meglio di qualsiasi altra persona. Le sono grato.

Presi il telefono e chiamai il suo numero. Voleva davvero che io diventassi il custode di qualcosa di cosi’ prezioso?  quando avrebbe voluto fare la visita ad Anzio? Una giovane receptionist della casa di riposo mi rispose, e io chiesi di Ted. “Mi spiace”, rispose, chiaramente scossa, “se ne e’ andato la notte scorsa”.

Il testo sopra e’ la mia libera traduzione dell’Epilogo di Anzio. The Friction of War, di Lloyd Clark; tradotto con il consenso dell’autore.

Il Mito

18 gennaio 2012 by

Vorrei conoscere il mito che ha cercato con google “secondo te, il cambiamento che c’e stato al governo ha migliorato la posizione degli italiani e soprattutto dei giovani?”.

Poi posso anche spiegare come so che qualcuno ha cercato quella cosa.

Abbandono di nave o di aeromobile in pericolo da parte del comandante

14 gennaio 2012 by

Il comandante, che, in caso di abbandono della nave, del galleggiante o dell’aeromobile in pericolo, non scende per ultimo da bordo, è punito con la reclusione fino a due anni.

Se dal fatto deriva l’incendio, il naufragio o la sommersione della nave o del galleggiante, ovvero l’incendio, la caduta o la perdita dell’aeromobile, la pena è da due ad otto anni. Se la nave o l’aeromobile è adibito a trasporto di persone, la pena è da tre a dodici anni.

Fonte: Codice della navigazione, approvato con Regio Decreto il 30 marzo 1942